La carezza delle piccole cose nel tempo che fu
sabato 24 luglio 2021
Giovedì. Come un'altra volta giovedì ? Ma se i lettori leggono sabato che necessità c'è di scrivere tanti giorni prima ? Siamo fatti così: l'abitudine, la macchina da scrivere, il pensiero e l'idea che il dovere era stato fatto e si era liberi. C'è chi ama scrivere, chi trova lo sfogo al proprio pensiero, chi immagina di dare buoni consigli agli altri. C'è chi pensa che sia il modo migliore per superare una situazione, Chi crede di sfogare con poche parole messe su un foglio di carta la propria rabbia. Ma c'è anche chi usa le parole al posto delle lacrime e le lascia sulla carta per essere certo di avere ragione. C'è chi scrive per ottenere anche un modesto guadagno o per farsi guardare dagli amici come uno “scrittore”. C'è chi ha molta fantasia e saprebbe raccontare meraviglie, ma oggi non sono più richiesti i fatti reali anche interessanti ma privi di emozioni. Le dure realtà che questa vita di questi anni ci ha messo davanti ci obbliga a ragionare con maggiore serietà gli uni per gli altri. È un tempo che ci fa riflettere su cosa deve rispondere l'insieme dell'umanità. C'è chi ha un apparecchio che lo porta per qualche minuto attorno alla luna: un bel gioco, un bel sogno, forse un desiderio di un futuro vicino. Ma poi? Forse la nostra anima troverà un posto dove guardare giù la terra per l'eternità? Forse una nuova tecnica verrà scoperta e l'uomo potrà allungare di qualche anno la propria vita perché gli sarà più facile accorciare i suoi giorni ed allungare gli anni. Sembrano antiche favole che raccontavano le nostre bisnonne, che avevano nell'animo quel futuro sconosciuto dell'umanità quando le facevano sognare quell'abbraccio d'amore eterno che non aveva bisogno di faticoso lavoro, di pesante tecnica: bastava un sorriso, una carezza e un sospiro infinito. Non era forse meglio immaginare la presenza di un angelo dalle ali grandi che aspettava sulla tua porta con le braccia tese, il tuo ultimo sospiro? Non era più dolce quella leggera carezza che appena si sentiva sulle tue mani quando tuo figlio non voleva lasciarti andare e ancora non sapeva quale preghiera nel cielo si aspetta per una mamma che muore? Come può sembrare breve e lunga la vita: impossibile farne un giusto conto come trovare il numero delle nuvole in un cielo d'estate quando il vento gioca e non ti da il modo di seguirle nella strada dell'aria che vuole cantare la sua vittoria. Il sole e la pioggia giocano su di noi quasi a prendere in giro la nostra debolezza che ci siamo comperati i nuovi abiti d'estate mentre dobbiamo coprirci le spalle con lo scialle di lana della nonna. Ci sembra a volte di essere i padroni della terra, ma è sufficiente una striscia di nuvole scure per farci meditare sulla nostra posizione di debolezza nei confronti della forza del mondo. I nostri nonni pregavano per il sole o per la pioggia. Oggi abbiamo perduto la fede in queste cose e dobbiamo piegare la testa alla volontà gettata nell'aria da nuovi e pesanti temporali.
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