giovedì 16 settembre 2021
Il celebre detto di Tertulliano «credo quia absurdum», «ci credo perché è assurdo», viene spesso usato a discapito della fede: si crede in Qualcuno solo perché non lo si può dimostrare ragionevolmente. Quando invece tutta la stagione cristiana, con i grandi pensatori che si sono succeduti nel tempo, dice che la teologia è «un entusiasmo critico per la fede» (Origene), ovvero la fede messa alla prova con gli strumenti della ragione.
In un romanzo ebraico troviamo un'eco rovesciata di quanto sosteneva apologeticamente Tertulliano. Chaim Potok è uno scrittore ebreo newyorkese che ha scritto meravigliosi romanzi incentrati sullo scontro tra ebraismo tradizionale e modernità. In uno di questi, La scelta di Reuven (Garzanti), c'è un dialogo tra due personaggi che ci rimanda proprio a questo: «Sono pronto a scommettere che Rachel è attratta dal Dio di Danny, e che è attratto dal ventunesimo secolo di Rachel. È assurdo, Ruth, secondo te?". «Secondo me è inconcepibile che Rachel trovi un granello di senso comune nel Dio di Danny». «C'è tanta bellezza in quel tipo di fede». Io non trovo niente di bello nell'assurdità». «Solo perché non ci credi. L'assurdità è spesso ciò in cui non possiamo credere». Quando si crede, l'oggetto di fede viene amato. E così diventa «ragionevole».
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