In Rete anche la Chiesa che fu, fra campanari gelosi e preti ruvidi
mercoledì 4 luglio 2018
Sul suo blog ( tinyurl.com/ybrbw3p6 ) Luigi Accattoli racconta di una visita fatta, assieme al fratello, a don Gino Marconi (diocesi di Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia), che ebbe «parroco da ragazzo e che ora ha 91 anni, l'età di papa Benedetto»: dei detti che il sacerdote consegna ai due antichi «aiutanti in parrocchia» (di cui non si ricorda più), dei ringraziamenti reciproci e di quello conclusivo al Signore, «che ci ha fatto incontrare in questo mondo... e arrivederci in Cielo». Dal blog “Qiqajon” ( tinyurl.com/ycmnxyyo ), che offre «sosta e ospitalità a pensieri ed esperienze capaci di attenuare la calura delle vita», l'autore Marco Zanoncelli ci riporta a quando le campane delle chiese si suonavano a mano, a opera del sacrista (ce ne sono ancora? La loro federazione, la Fiudac/s, dichiara nel 2015 più di 1.500 soci, in media uno ogni 17 parrocchie) e, nei giorni di festa, a opera dei campanari, «piccolo gruppo di eletti» con la propria gerarchia interna e un'arte gelosamente custodita, composta di «abilità, forza e passione» e tramandata «con cura e gradualità». Da parte mia aggiungo i racconti epici che ho udito sabato scorso da un altro parroco, monsignor Ivo Manzoni (diocesi di Bologna). Li ha regalati agli amici festeggiando i 65 anni di sacerdozio con una Messa nella sua prima parrocchia, in campagna: dove le cappelle erano pollai e al ministro del culto era richiesto di saper usare il badile, anche se la materia non rientrava nella Ratio studiorum dei seminari.
Dunque in Rete si narra anche della Chiesa che fu: una Chiesa di provincia, rurale e «ruvida» (secondo un aggettivo che ricorre spesso parlando dei preti di quella generazione), tanto lontana da far dire a monsignor Manzoni che in 65 anni ha dovuto «cambiare varie volte il modo di fare il parroco». Condividere certi racconti è allora un servizio non solo per chi ravviva, grazie a questi contributi, i propri ricordi, ma anche per chi, più giovane, apprende in tal modo dove affondano le sue radici.
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