Il Sudamerica di Arguedas Una fonte inesauribile
venerdì 4 febbraio 2022
Molti anni fa scoprii grazie ad amici latino-americani a Parigi il romanzo di uno scrittore peruviano che lessi con grande fatica in spagnolo e però con crescente entusiasmo, I fiumi profondi di José María Arguedas, che era professore di antropologia a Lima e grande "indigenista", come un altro grande scrittore, il messicano Juan Rulfo. Aveva vissuto nell'infanzia tra gli indios andini, sapeva il quechua, e si fece antropologo, studioso di quelle culture, alternando romanzi e racconti a saggi e inchieste. Fece la galera sotto una dittatura e, negli anni delle guerriglie, fu in assidua corrispondenza, quando quello venne preso e incarcerato, con Douglas Bravo, uno dei leader della rivolta nel subcontinente. A Milano avevo convinto due amici tipografi-editori che pubblicavano pornografia a finanziare le opere del loro amato Amadeo Bordiga, teorico marxista tra i fondatori del Pci da cui si era staccato considerandosi più rivoluzionario e sapiente. Li avevo convinti a lasciare il porno per pubblicare opere serie, ma presto rinunciarono e mi ritrovai ad aver contattato per farli tradurre diversi scrittori sudamericani, che riuscii a piazzare presso altri. Ricordo che Eco si prese Roberto Arlt e Antônio Callado, un brasiliano autore di un forte romanzo sulla guerriglia, Quarup), qualcun altro Puig, ed Einaudi Arguedas, perché convinsi Calvino a leggerlo, grazie soprattutto a sua moglie Chichita, che era argentina e coltissima, e sapeva bene chi era Arguedas. Einaudi ha poi pubblicato tutti suoi libri, anche i saggi. Conservo ancora un biglietto che mi scrisse Arguedas per ringraziarmi dell'interessamento. Nel 1969, seppi che si era ucciso, si disse perché troppo anziano per farsi amare da una sua giovane allieva (ma era nato nel 1911 e non era così vecchio). Ho riletto a Natale I fiumi profondi con emozione crescente: è davvero uno dei grandi libri del '900, una storia di formazione, di conoscenza dell'altro, di rivolta. Ha al suo centro una sommossa (certamente vera) di donne indie e di studenti (di un collegio di gesuiti comprensivi e solerti) è narrato da un adolescente che è poi l'autore, e introduce alla comprensione di una storia e di una cultura trascurate con una passione, vitalità, misura, e diciamo pure arte. Una continua tensione e una scrittura trascinante, barocca ma distante il giusto dai fatti per poterli vivificare e per trasmettere il senso e la forza di una storia che non ha solo valore autobiografico. I fiumi profondi è da mettere su uno scaffale a fianco dei libri di Guimarães Rosa e Andrade, Borges e Cortázar, Rulfo e Poniatowska, Asturias e Vargas Llosa, Lezama Lima e Carpentier, García Márquez e Onetti, Neruda e Mistral, Paz e Fuentes, Cabrera Infante e Bolaño... Una grande stagione da non dimenticare, e dalla quale tanto resta da apprendere e ammirare.
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