sabato 20 gennaio 2018
C'è ancora qualcuno in Italia che pensa che la cultura sia solo appannaggio delle élites, perché con la cultura non si mangia (come diceva un ex ministro) e non si fanno ascolti? Se lo trovate in giro, fategli vedere i dati più recenti sugli arrivi turistici in Italia e sugli accessi ai musei.
E se ancora non l'avete convinto, suggeritegli di guardare una puntata di «Meraviglie, la penisola dei tesori» su RaiUno: il programma cult – premiato da grandi ascolti, eccellenti critiche e straripanti consensi sui social – in cui Alberto Angela conduce i telespettatori alla scoperta dei siti italiani dichiarati patrimonio dell'umanità dall'Unesco.
E magari, al termine della visione, chiedetegli cosa ricorda: vi risponderà con occhi sognanti che ha attraversato una sorta di Paradiso in terra, nel quale è stato condotto mano nella mano da un novello e rassicurante Virgilio. Vi sembreranno espressioni stucchevoli e gonfie di retorica, ma riprendono esattamente i commenti del pubblico d'ogni età sui social media.
Se si guarda dietro il piccolo schermo, si scopre qualcosa di ancor più interessante. La prima lezione – la più ovvia – è che la cultura può diventare "prodotto di massa" solo a determinate condizioni, perché ha assoluto bisogno di qualità produttiva, di una narrazione chiara alla portata di tutti e di testimonial eccellenti.
A suffragare questa tesi, la circostanza che il "fenomeno Angela" arriva dopo il successo di critica e di ascolti fatto registrare da un format incredibilmente simile, giunto alla terza edizione su Sky Arte: è «Sei in un Paese Meraviglioso», la narrazione on the road dedicata al progetto di Autostrade per l'Italia per la valorizzazione dei beni Unesco e delle bellezze della provincia italiana, in cui nelle vesti di Alberto Angela c'è Dario Vergassola con la sua travolgente ironia.
È interessante notare anche un grande paradosso. Il grande pubblico sta "scoprendo" in realtà qualcosa che dovrebbe già conoscere molto bene, essendo il nostro patrimonio artistico e storico diffuso su tutto il territorio nazionale. Dovrebbe conoscere, ma spesso non conosce. Perché il livello di istruzione media nel nostro Paese è inferiore alla media europea, perché le nostre "meraviglie" sono state considerate scontate come fossero un elemento del paesaggio e addirittura abbandonate (come nel caso dei Sassi di Matera) per molti decenni, perché la cultura è stata ed è ancor oggi percepita dalle nostre classi dirigenti come un fenomeno esclusivo.
In sostanza, grazie ad Alberto Angela stiamo scoprendo che gli italiani conoscono poco le radici più profonde della loro stessa identità. Ma che sono sempre più consapevoli della necessità di recuperare questo gap.
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