Il rischio di dovere restituire i fondi Ue
domenica 1 novembre 2020
L'agricoltura italiana rischia di perdere centinaia di milioni di euro. Sarebbe un brutto colpo per un settore già tartassato dai mercati e dalle bizze del clima, senza dire degli effetti di Covid-19. Eppure, il rischio di veder tornare a Bruxelles i soldi destinati ai campi e alle stalle italiane è più che concreto. Ma cosa sta accadendo?
In una nota, Coldiretti spiega che l'Italia ha speso poco più della metà (51%) dei fondi comunitari disponibili per l'agricoltura nel periodo 2014-2020. In questo modo, se nulla accadrà entro la fine dell'anno, sfumerà la possibilità di spendere 682 milioni di contributi pubblici destinati alle imprese agricole. L'allarme è più che concreto. La previsione è stata formulata sulla base dello stato di avanzamento dei Piani europei di Sviluppo Rurale 2014-2020 delle Regioni (ottobre 2020).
I coltivatori non esitano a definire la situazione come «drammatica». E hanno ragione. Soprattutto pensando al momento di particolare difficoltà dell'economia, anche quella agricola e agroalimentare. E non si deve pensare che il «rischio restituzione fondi» sia limitato ad alcune aree dello Stivale agricolo. La possibilità - dice infatti ancora Coldiretti -, riguarda molte regioni con in prima fila Puglia con 256,6 milioni di euro, Sicilia 140,4 milioni di euro, Campania 72,6 milioni di euro, Basilicata (45,8 milioni di euro), Lombardia (44,6 milioni), Abruzzo (36 milioni di euro), Liguria (28 milioni), Marche (26,5 milioni) e Toscana (15 milioni).
Al di là della constatazione della situazione, è necessario però chiedersi i motivi di tutto questo. Tra le cause, dicono sempre i coltivatori diretti, ci sarebbe soprattutto l'eccesso di burocrazia, ma fanno la loro parte anche problemi informatici, i ricorsi al Tar e la stessa strutturazione e modalità di scrittura dei bandi con i quali i soldi vengono messi a disposizione.
Tutte circostanze ben note, e non solo alle imprese agricole. In bilico, adesso ci sono fondi utili a investimenti per l'ammodernamento delle imprese, per progetti di filiera, per le coltivazioni biologiche, per la difesa della biodiversità, la forestazione e l'insediamento dei giovani agricoltori. Insomma, per tutto quello che potrebbe servire a rendere ancora più competitivo un comparto che non solo è una ricchezza, ma che si è dimostrato essere strategico molto più di quanto si potesse pensare. Una circostanza che, probabilmente, sfugge ancora a troppi rappresentanti delle istituzioni.
© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI

ARGOMENTI: