Il latte italiano piange per il tracollo dei consumi cinesi
domenica 13 settembre 2015
Il comparto lattiero-caseario guarda alla Cina e soffre. Accade in queste settimane sia in Italia che in Europa. E non si tratta di una conseguenza della concorrenza sleale di prodotti alimentari contraffatti che arrivano alle frontiere europee per essere poi trasformati in alimenti "nostrani": alla base delle preoccupazioni dei prodotti zootecnici ci sono i meccanismi dei mercati internazionali.Stando all'ultimo rapporto settimanale sui mercati agroalimentari predisposto dall'Ismea, continua quella che viene definita una «fase di stagnazione degli scambi e dei prezzi per latte e derivati, con un'offerta che resta eccedentaria rispetto agli attuali livelli di consumo». Detto in parole semplici: vendite e prezzi continuano ad essere bassi, mentre l'offerta è alta. La spiegazione non sta solo nella bassa domanda dei mercati nazionali ed europei, oltre che nei problemi dovuti all'embargo verso i prodotti europei confermato dalla Russia, ma proprio in quanto sta accadendo in Cina. Le importazioni della Cina di latte in polvere - segnala infatti l'Ismea - hanno subìto un tracollo nel primo semestre 2015, riducendosi del 28% per il prodotto scremato e del 56% per quello intero. Tagli negli acquisti da parte del gigante asiatico che hanno determinato un problema soprattutto per i tradizionali esportatori dell'area, cioè Australia e Nuova Zelanda. Con i magazzini pieni di prodotto invenduto, questi due Paesi hanno quindi iniziato, da tempo, a riversare le loro eccedenze in altri sbocchi commerciali, scontrandosi con l'offerta europea.Ecco perché i produttori lattiero-caseari stanno passando un periodo ancora più complesso del solito. Con un mercato depresso, senza l'azione di controllo operata dal meccanismo delle quote latte (ormai abolito da qualche mese), e alle prese con mercati internazionali più che ostici, i produttori non hanno molte alternative. E si tratta di una situazione che si riflette anche sui prezzi del latte crudo venduto da ogni singola stalla. Sempre secondo Ismea, infatti, nella media di luglio (ultimo periodo con dati ormai certi), questo prodotto ha ottenuto un valore di 35,43 euro/litro, ancora in flessione su base mensile nonostante la forte riduzione della produzione nazionale, accentuata dalla pesante ondata di caldo di quest'estate.Quanto accade al settore del latte, d'altra parte, non è che un esempio in grande stile di ciò che avviene per altri comparti agricoli (basta pensare a quello dei cereali per rendersene conto). È anche per questo che l'agricoltura è a tutti gli effetti un settore globalizzato e moderno: una parte dell'economia spesso tecnologicamente molto avanzata, ma alla quale occorre prestare ancora più attenzione rispetto al passato.
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