I riccioli d'oro di Shirley che misero nei guai Greene
venerdì 2 luglio 2021
L'editore Sellerio ristampa con merito i romanzi di uno scrittore, Graham Greene, che ha saputo raccontare il Novecento raccontando la politica, la politica mondiale. Li ha affidati a greeniani dell'ultima ora e li ha messi a disposizione di lettori che, mai come oggi di fronte alla mediocrità dell'informazione e della letteratura correnti, e soprattutto del melmoso fiume del "giallismo" italiano, sono tenuti lontani dai misteri della politica internazionale e dei suoi effetti. Questa riproposta mi sembra davvero importante. Ma non è Greene che voglio ricordare, visto che non è affatto dimenticato, ma uno dei suoi strali giornalistici. Negli anni Trenta Greene fu anche critico cinematografico per una rivista che si chiamava “Night and day” e fu al centro di uno scandalo e un processo, avendo scritto sulla diva numero uno degli anni Trenta, nata nel 1928!, che guadagnava per ogni film ben più della Garbo. Questa super-diva era una bambina, Shirley Temple (detta anche dal titolo di un suo film "Riccioli d'oro"), che nel pieno della Grande Depressione portava ancora il pubblico nelle sale, e con il suo ottimismo tutto smorfiette e con la sua professionalità (questa sì, vera) di attrice bambina che sapeva meglio ballare e cantare che recitare, deliziava le mamme e serviva da modello a milioni di bambini, nel loro aspetto e nei loro consumi. Fu un fenomeno studiato da molti, ma che servì, come riconobbero astutamente due suoi illustri fans, il presidente Roosevelt e la sua signora, a far uscire l'America dalla crisi, a ridare agli americani un po' di fiducia nel futuro. Anche se osservatori contemporanei la detestarono, da Toni Morrison a Fruttero e Lucentini, che osarono paragonare il suo successo a quello contemporaneo, in Europa, di Hitler... Greene aveva saputo riconoscere il talento della diva bambina, ma osò scrivere di un aspetto tabù del suo successo: la sua sensualità. Osò parlare di un'infanzia che era soltanto “un velo”: «se i suoi ammiratori – signori di mezza età ed ecclesiastici – soggiaciono alla sua ambigua civetteria e alla vista del suo corpicino ben fatto e desiderabile e che trabocca di una smisurata vitalità, è solo perché il soggetto e la sceneggiatura dei suoi film alzano una barriera di sicurezza tra la loro ragione e il loro desiderio». Accusò insomma i film della diva bambina (l'uso che della sua immagine veniva fatto) di incitamento alla pedofilia. Il processo intentato a Greene dalla madre di Shirley e dalla 20th Century Fox, salvata dalla crisi proprio dai film di Shirley, costò la secca chiusura della rivista di Greene e dei suoi amici e a tutti loro un sacco di soldi. «L'infanzia – della Temple, era – solo un travestimento», aveva detto in sostanza Greene. E farlo gli costò caro. Ma quanti sono stati da allora, nel mondo dello spettacolo, gli attori e attrici bambini che hanno imitato Shirley Temple, sapendone poco loro ma molto le loro madri e gli agenti? Da adulta, la Temple fu ambasciatrice degli Usa a Praga e, pare, una persona molto saggia, soprattutto nell'amministrazione della sua ricchezza. Si rivedono i suoi film ammirandone ancora i numeri musicali, perché sì, era una grande professionista, tra i suoi sei-sette e i suoi dodici-tredici anni di età.
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