I giochi serissimi di Fosco Maraini
mercoledì 21 ottobre 2020
Ricordate il Lonfo? Il Lonfo che «non vaterca né gluisce e molto raramente barigatta»? Per rinfrescare la memoria, si può ascoltare su YouTube la famosa poesia di Fosco Maraini, declamata da Gigi Proietti. Fosco Maraini (1912-2004), padre di Dacia, è l'inventore della metasemantica, tecnica linguistica che usa parole prive di significato ma con assonanze verso significati plausibili, per di più organizzando il discorso in metrica impeccabile, appunto come Il Lonfo che si presenta in due quartine e due terzine, come un irresistibile sonetto. Un gioco? Certo, ma un gioco serio, come i giochi inventati dai bambini. Anche Maraini era serio, professore di Lingua e letteratura giapponese nell'Università di Firenze, naturalista, antropologo, assiduo viaggiatore: celebre la sua spedizione in Tibet nel 1937. La nave di Teseo sta pubblicando l'opera omnia di Maraini. Dopo Case, amori, universi e Gnosi delle Fànfule, esce ora Il Nuvolario. Princìpi di Nubignosia, con introduzione di Toni Maraini, sorella di Dacia (paigne 126, euro 14,00). Toni offre ragguagli sulla genesi del trattatello, che venne pubblicato nel 1956 come estratto dagli atti del VI congresso di Nimbologia, tenutosi a Trebisonda Marina. E, con l'aiuto di un Valentino Dardanoni – che ha tutta l'aria di personaggio inventato –, riporta interessanti riferimenti biografici di Fosco, arguendo, fra l'altro, che la fantomatica Trebisonda Marina, sede dell'ultra-fantomatico congresso di Nimbologia sia proprio Porticello, non lontano da Santa Flavia (Palermo), dove la famiglia Maraini trascorreva le vacanze nella Casa con gli Archi. Il Nuvolario è una sapida parodia dei congressi accademici, con dispute fra studiosi che si accapigliano per un nonnulla. La prosa è dotta ed elegante, con ampie note inventate, che si rifanno a opere come il De Nimbo uno et trino pubblicato nel 1685 da Vapor De Cumulis, a cui è attribuita la classificazione delle nubi in cirri, cumuli e nembi, con interpretazione perfino trinitaria: «Tre specie distinte in un sola essenza: il vapore». Al molto citato professore Wolkenpuff viene fatta risalire la divisione delle nubi in tre gruppi fondamentali: gli Iperonti, i Perionti e gli Iponti. Gli Iperonti si trovano al di sopra dell'osservatore, cioè sono le nuvole comuni, e si dividono in diciotto classi dai nomi ben scelti: Graffi e ragnatele; Piume di Fuoco; Capelveneri serene, e così via. I Perionti sono formazioni di vapori entro cui viene a trovarsi l'osservatore stesso (la tipica nebbia), e si dividono in quattro classi; infine, due sole classi compongono gli Iponti, che si dispongono ai piedi dello studioso: i Laghi del Silenzio e i Tappeti degli Angioli. Folco Maraini conclude il trattatello di nubignosia esortando il lettore «a rivolgere più spesso gli occhi al cielo, sia per contribuire al progresso della nostra nobilissima scienza, sia per godere sempre più intimamente le bellezze e le meraviglie del Creato, Evoluto o Eterno che sia». Anche noi, incoraggiati dal (vero) poeta Sergio Solmi, alziamo lo sguardo: «Ecco, nel cielo occiduo balena / la perenne battaglia, inesauribile / si fa e sfa la cangiante / geografia delle nubi».
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