Giametta risveglia la ragione dei sensi
mercoledì 15 maggio 2019
«La spigola, quell'ombra grigia profilata nell'azzurro, avanza verso di lui e pare immobile, sospesa, come una fortezza volante quando la vedevi arrivare ancora silenziosa nel cerchio tranquillo del mattino. L'occhio fisso, di celluloide, il rilievo delle squame, la testa corrucciata di una maschera cinese – è vicina, vicinissima, a tiro – La Grande Occasione. L'aletta dell'arpione fa da mirino sulla linea smagliante del fucile, lo sguardo segue un punto tra le branchie e le pinne dorsali. Sta per tirare – sarà più di dieci chili, attento non si può sbagliare! – e la Cosa Temuta si ripete: una pigrizia maledetta che costringe il corpo a disobbedire, la vita che nel momento decisivo ti abbandona. Luccica lì, sul fondo di sabbia, la freccia inutile. La spigola passa lenta, come se lui non ci fosse, quasi potrebbe toccarla, e scompare in una zona d'ombra, nel buio degli scogli». L'indimenticabile incipit di Ferito a morte, di Raffaele La Capria (1961) lo troviamo trasfigurato in Il colpo di timpano, di Sossio Giametta (Edizioni Saletta dell'Uva, pagine 152, euro 10). La spigola di La Capria può diventare cernia o la temibile tracina in Giametta, ma identica è la luce subacquea, simultanea l'immersione nel flusso sole-mare che il pensoso Arturo di Giametta compie in un paesaggio ormai linguistico, non spaziale. Perché Il colpo di timpano, romanzo di idee, è tutto di parole e i gesti semplici che racconta – il tuffo, la barra del canotto impugnata fra gli isolotti e gli scogli partenopei, l'irrequietezza composta dei figli – sono, per dirla ungarettianamente, «talmente amati che immortali parvero», dunque raccontabili, analiticamente descrittivi. Se Ferito a morte è il romanzo dell'occasione mancata, Il colpo di timpano è il romanzo del primato dei sensi sulla ragione o, meglio, dell'intima fusione dei sensi con la ragione. Quando il corpo è sano non ci si pensa, ma basta un banale incidente, la perforazione del timpano dopo un tuffo, appunto, per rimettere tutto in discussione. Un incidente dapprima allarmante, poi ridimensionato, infine tollerabile. Ma è l'indizio di qualcosa che si sta guastando nel proprio corpo, e «in fondo la vecchiaia, la malattia e la morte che cos'erano se non lo sprofondare dello spirito nella materia?». Jorge Luis Borges: «Questa estate compirò cinquant'anni. La morte mi assedia da ogni lato». Per ottenere qualche informazione sulle conseguenze della rottura del timpano, Arturo riannoda il contatto con Giorgio, Raffaello (che ne aveva fatto esperienza), Marialuisa e Sara con le sue goffe avances che fanno apprezzare ancor di più ad Arturo la positività di sua moglie Marzia. Naturalmente, c'è Il colpo di timpano e La sorpresa della Sinfonia n. 103 di Haydn: il compositore spiegava di aver inserito alla sedicesima battuta del secondo movimento un colpo di timpano «per svegliare il pubblico. Perché il pubblico – disse – tende in genere ad addormentarsi, il colpo di timpano è la sorpresa che esso non si aspetta nel clima ovattato di favola dell'andante». Il colpo di timpano di Giametta risveglia nel lettore il nesso tra logica e sensi ribaltando il principio di causalità.
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