Frugali sì, ma almeno con qualche comodità
martedì 8 settembre 2020
Frugali sì, ma per favore con qualche comodità. E possibilmente con un'adeguata dose di contributi pubblici. Le spigolature agostane circolate nei palazzi di Bruxelles consegnano alla ripresa settembrina notizie curiose. Alcune di esse si prestano inevitabilmente a una lettura maliziosa. Per esempio quella dei quattro Paesi della Ue – Olanda, Svezia, Danimarca e Austria – passati alla storia della mega-trattativa sul "next generation Eu" da 750 miliardi come i "frugal four", i quattro frugali. Da un po' di tempo, segnalano le malelingue, tutti e quattro guidano il rilancio europeo in grande stile dei treni notturni, con nuove linee, riapertura delle carrozze con cuccette lusso e adeguamento degli orari alle esigenze di manager e grand commis di casa. Il tutto, non senza aiuti statali a carico dei rispettivi governi. Legittimi, certo, ma che stridono un po' con l'immagine da "formiche sagge" che si erano costruite a metà luglio.
Erano appunto i giorni della maratona tra i capi di Stato e di governo dei 27 Paesi membri. E tutti ricordiamo l'accanimento con il quale i capi degli esecutivi di Amsterdam, Vienna, Copenaghen e Stoccolma si sono battuti per ridurre la "torta" proposta dalla Commissione Ue. Si distingueva in particolare il "tulipano" Mark Rutte, un vero falco del rigore, che ha guidato la pattuglia dei "frugali" per quasi una settimana, inchiodando i partner a interminabili trattative notturne. E quando infine lui e i suoi tre colleghi hanno accettato di firmare il patto sul maxifondo finanziario, elaborato per far fronte alla drammatica crisi da covid-19, lo hanno fatto imponendo tagli compensativi al bilancio comune e ottenendo la facoltà di attivare un "freno", con relativa verifica comune, all'erogazione effettiva dei contributi alle "cicale" del sud.
Sussidi pubblici senza particolari condizioni, invece, sembra siano destinati a finanziare, a carico dei contribuenti austriaci e olandesi, una linea di treni veloci tra Vienna e Amsterdam, che le ferrovie statali dei nostri vicini d'oltre Brennero (l'ÖBB) vorrebbero aprire già dal prossimo dicembre. Subito dopo cominceranno a lavorare a un ulteriore collegamento super rapido con Parigi. Non è da meno l'austera Svezia, il cui governo si accinge a sovvenzionare un collegamento notturno fra Malmö e Bruxelles, a partire dal 2022. All'impresa si è dichiarato pronto ad aderire anche il governo danese. Gli euromaligni
sussurrano perfino di un placet silenzioso di Greta Thunberg, che così sarà messa in grado di piombare più velocemente sui commissari della Ue e sulla presidente von der Leyen, se riterrà che l'attuazione del "green deal" europeo andasse troppo a rilento.
Va ribadito: ogni Paese è liberissimo di spendere soldi pubblici per migliorare il servizio di trasporto dei propri viaggiatori. Ma è inevitabile che davanti a certe scelte "prioritarie" qualche sopracciglio si inarchi. Se ad esempio, tornando nella "felix" Austria, si scopre che la società statale ha deciso di modificare l'orario di arrivo del treno-cuccette fra Vienna e Bruxelles, anticipandolo rispetto a quello attuale che giunge nella capitale belga a metà mattinata, come si può impedire che qualcuno si chieda: a chi giova? La risposta è,
ovviamente, anzitutto agli eurodeputati austriaci. E poi anche a un funzionario molto speciale, Martin Selmayr, di nazionalità tedesca, ma dalla fine del 2019 trasferito a rappresentare l'Unione sulle rive del Danubio, dopo aver lasciato l'agognata poltrona di segretario generale dell'esecutivo Ue. Potente quanto temuto (tra i suoi soprannomi, "Rasputin", "Franck Underwood" e "mostro di Berlaymont"), ho dovuto mollare il ruolo di numero uno dell'euroburocrazia. In cambio, almeno un orario più comodo gli era dovuto.
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