venerdì 21 maggio 2021
AMilano, il 18 marzo del 1978, seppi all'alba da Radio Popolare che nella notte due ragazzi del Centro Sociale Leoncavallo, zona Loreto, erano stati uccisi a colpi di rivoltella poco lontano dal centro di cui erano abituali frequentatori, luogo d'incontro di giovani della sinistra. In quegli anni luttuosi, quest'omicidio colpì particolarmente per via della giovane età dei due ragazzi, entrambi diciottenni di famiglie comuni, proletarie. Si chiamavano Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci detto Iaio, due giovani non diversi da tanti altri che in quegli anni si muovevano nell'ambito dei movimenti. Solo molti anni dopo (come nel caso del mio amico Alceste Campanile) gli assassini si dichiararono apertamente, perché il loro reato era caduto in prescrizione, ed erano, come da subito tutti sapemmo, giovani di destra. In questi giorni, a proposito degli arresti parigini, si è tornato a parlare di quegli anni, che i militanti tedeschi chiamarono “di piombo” e a me sono tornati alla mente quei due ragazzi di cui qualcosa ho saputo allora dai loro amici, e, sempre ascoltando Radio Popolare, da quel gruppo di donne animose che, attorno alle loro madri, vollero chiamarsi “le mamme del Leoncavallo”. Era impossibile per noi più adulti non commuoverci alla sorte di quei due “fratelli minori”, due ragazzi senza segni particolari, belli della loro voglia di vivere come le loro foto ben dimostravano e ancora ci dicono, simpatici e generosi come ci appresero i loro amici. Molti anni dopo, il Comune onorò in vari modi la loro memoria, ma ci si chiede cosa questa storia possa ancora dire ai diciottenni di oggi, il cui limite maggiore è proprio una certa assenza di vitalità, ma che ben conoscono anche loro il valore dell'amicizia. Qual era la loro colpa, secondo i loro assassini? Quella di frequentare un centro sociale di giovani di sinistra e, si disse, di seguire con altri una generica inchiesta sui movimenti della destra del quartiere. Non so quanto fosse vero, penso piuttosto che gli assassini li avessero scelti a caso, o soltanto per una sorta di invidia verso la loro simpatia, un po' come in una geniale vignetta di Jules Feiffer (vignettista e fumettista oggi dimenticato, ma decisamente geniale e che qualcuno dovrebbe riproporre; penso in particolare alla meravigliosa storia di Passionella, la brutta e misera donnetta che una fata trasforma in una splendida Cenerentola...). In essa un bambino guarda da dietro un angolo di strada dei coetanei che giocano e dice più o meno: «Si divertono, si vogliono bene... C'è qualcosa di sbagliato, in tutto questo».
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