Domande in fila: tra equivoci e un qualche illustre malinteso
sabato 10 novembre 2018
Ieri qui a un lettore che criticava l'uso di "Terra Santa" per indicare "Israele" il Direttore spiegava la cosa con calma e senza ironia. Sempre ieri sul "Foglio" (p. 2) trovi un ampio pezzo sul significato della Croce in luoghi pubblici – solo religioso? O culturale? O ambedue? – con riferimento agli Stati Uniti.
Parrebbe ovvia la risposta per entrambi i significati, ma è sorprendente leggere, sempre lì, che la disputa è nata per una Croce «che si trova nel Maryland» e che per il "Washington Post" «il monumento è pericoloso per i motociclisti nello sventurato caso in cui andassero a sbattergli contro»! Vorrà dire che andare a sbattere contro qualche ostacolo è pericoloso solo per i motociclisti e solo se si tratta di una Croce? Fosse un palazzo, o una fontana di travertino sarebbe innocuo? Quisquiglie, direbbe Totò… Sciocchezze del "Washington Post". "Post" vuol dire anche "dopo", in latino. Da quelle parti, forse, qualcuno prima scrive e poi poco a poco capirà: per l'onore della categoria dei cronisti!
Saliamo ad altro livello, ma con sorpresa maggiore. Su "La Stampa" infatti (p. 1 e int.) trovi questo titolo: "Gialloverdi al test di laicità". Gian Enrico Rusconi commenta la decisione europea secondo la quale «lo Stato italiano deve recuperare l'Ici non pagata dalla Chiesa e dal no profit». Ebbene: anche solo a prescindere dal testo, ampio, il sommario tutto maiuscolo appare sorprendente. Eccolo: «Difficile vedere un premier devoto a Padre Pio mettere la Chiesa in difficoltà». Strana l'evocazione della "devozione" personale del presidente del Consiglio, ma soprattutto fuori luogo l'affermazione che sia in gioco «l'idea semplice e concreta della laicità dello Stato» per la richiesta di «un coraggioso atto di laicità», che come subito chiarito da molte parti, e in particolare qui su "Avvenire", non c'entra niente. Il non profit è laico e religioso.
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