Di gioia o di malinconia tutti pazzi per Giorgia
martedì 27 settembre 2022
Prime pagine costruite nel profondo della notte, commenti stilati sulla risacca dei primi exit poll. Risultato inequivocabile, le sfumature nei titoli risentono solo in parte delle passioni delle testate (tutte le citazioni sono del 26/9). Titolo identico per due anzi quattro giornali pur non vicini per indirizzo come “Repubblica” e “Resto del Carlino”, “Nazione” e “Giorno” (gli ultimi tre accomunati nel “QN”): «Meloni si prende l'Italia». Asciutti e istituzionali “Corriere della Sera”: «Ha vinto Giorgia Meloni» e “Sole 24 Ore”: «Maggioranza al Centrodestra». Molto simili eppure diversissimi i titoli di “Stampa”: «L'Italia va a destra» e “Giornale”: «L'Italia s'è destra», con brillante allusione all'Inno a cui a sua volta allude il nome del partito di Giorgia. Nessun tentativo per celare l'entusiasmo da parte di “Libero”: «Liberi!!!», con tre esclamativi, e «Adesso tocca a lei». Sottolinea la proporzione della vittoria il “Messaggero”: «Trionfo Centrodestra».
E la presunta minaccia fascista? L'unico ad alludervi è il “manifesto”, con un secco e gigantesco «A noi». Già, il fascismo... Sulla “Stampa” è Massimo Cacciari a sbottare: «Siamo diventati fascisti? Una stupidaggine. Sinistra vittima di una catastrofe mentale». Stessa testata, Marcello Sorgi ribadisce che il centenario della Marcia su Roma è pura coincidenza: «Gli italiani che hanno votato Meloni non lo hanno fatto per nostalgia del fascismo o perché la considerino fascista».
Nel dubbio, Ezio Mauro (“Repubblica”) conclude: «Con ogni evidenza oggi finisce l'antifascismo come cultura fondatrice, come impegno e testimonianza che hanno informato la Carta e l'ordinamento dello Stato, ricordando la tragedia della dittatura. Neutralizzata nella sua cultura di riferimento, la Costituzione verrà cambiata attraverso il cavallo di Troia del presidenzialismo, strumento perfetto per la predicazione populista che vuole l'identificazione tra il leader e il popolo». Fin qui le voci critiche. Gongolante è Renato Farina (“Libero”): Giorgia Meloni «sarà la nostra Golda Meir. Patriottismo, identità, purezza, educazione al coraggio, appartenenza, comunità, visione». Accipicchia. Pro Berlusconi l'editoriale di Augusto Minzolini (“Giornale”): «I seggi di Forza Italia, pochi o tanti che siano, sono indispensabili». Ognuno si consoli come può, se può.
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