Darwin e la fede: creduloni e furbacchioni
giovedì 5 marzo 2009
"Ora anche la Chiesa accoglie Darwin". Così ieri titolava "Repubblica" (p. 40) raddoppiando nell'incipit: «Scoppia la pace tra Chiesa cattolica e Darwin»! «Ora»? In realtà, che il darwinismo come teoria scientifica dell'evoluzione non sia incompatibile con la fede, è ammesso di fatto da almeno un secolo " basterà citare l'opera dei due gesuiti Teilhard De Chardin e Vittorio Marcozzi " e ufficialmente dalla "Humani Generis" di Pio XII (1951)! Ma da noi c'è chi, pur in perpetuo ritardo, si crede progressista e fa la figura del bimbo che sul treno che parte grida emozionato che «la stazione si muove». Spesso si sfiora anche il ridicolo. Sempre a proposito di fede e scienza per esempio leggi su "Repubblica delle Donne" (28/2, p. 159) che Margherita Hack, campionessa di quelli che ritengono fede e scienza inconciliabili, non vuole rassegnarsi quando le dicono che Galileo fu appassionato «astrologo» e scrisse molto di oroscopi e «temi natali», che furoreggiano anche oggi tra i creduloni di sempre, spesso atei di ferro. No! Lei non vuole ammetterlo, perché è «superstizione e ciarlataneria», ma l'astrologia fu pascolo coltivato anche di grandi scienziati e spiriti «moderni»: Cartesio, Keplero, Bacone, Newton, Giordano Bruno ecc. Torniamo a Darwin: in Vaticano è in corso un convegno su Darwin scienziato, e come tale «compatibile» con la fede. Ma egli fu anche progenitore delle teorie razziste ed elogiatore " testuale " delle pratiche di «eliminazione immediata» degli uomini «deboli di corpo e di mente» (cfr. "Le origini dell'uomo", Ed. Riuniti, 1983, p. 255). Darwin dunque sì, ma con misura"
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