martedì 20 aprile 2021
Dal pomeriggio di ieri, i 446 milioni di cittadini europei possono collegarsi alla piattaforma digitale multilingue di Bruxelles, lo strumento interattivo lanciato in vista della Conferenza sul futuro dell'Unione, che si aprirà ufficialmente il 9 maggio prossimo (hashtag per l'Italia: #IlFuturoèTuo). La lunga e contrastata gestazione dell'atteso appuntamento di rilancio del progetto europeo, proposto due anni fa da Emmanuel Macron, sta dunque finalmente per concludersi. Ma il suo esito è difficile da immaginare e l'alternativa tra successo e fallimento dipende da un numero indefinibile di variabili.
Domani tornerà a riunirsi per la terza volta il Comitato esecutivo, che dovrà fissare i dettagli dell'inaugurazione e i criteri concreti di funzionamento dei lavori, la cui conclusione è prevista per la primavera del 2022, durante il semestre di presidenza francese. Il capo dello Stato transalpino punta molto su un risultato positivo, anche per aumentare le sue chances di rielezione all'Eliseo, in calendario nello stesso arco di tempo. Ma ovviamente in gioco c'è molto di più del destino politico personale di Macron.
Nella dichiarazione comune del 10 marzo, con la quale i tre componenti della "presidenza congiunta" (Sassoli, von der Leyen e Costa) annunciavano l'accordo sulla partenza, venivano indicati alcuni obiettivi da centrare. Anzitutto il più ampio coinvolgimento possibile dei cittadini degli Stati membri, attraverso una molteplicità di eventi e di dibattiti. Si punta infatti a mobilitare, anche grazie alla piattaforma online, sia le istituzioni comunitarie sia quelle nazionali, accanto alle rappresentanze della società civile centrali e locali.
C'è però il rischio, tutt'altro che remoto, di un condizionamento verticistico dei temi e delle modalità di svolgimento, nonostante la garanzia, ribadita più volte anche ieri, di privilegiare un approccio "bottom up", ossia il più possibile "dal basso verso l'alto". In proposito, a Bruxelles si è un po' ironizzato sulla composizione pletorica del Comitato esecutivo della Conferenza – in pratica la cabina di pilotaggio – che si aggiunge ai tre presidenti di Parlamento, Commissione e Consiglio. Il "board" infatti è formato da nove membri,
viene integrato di norma da una buona dozzina di "osservatori" (più eventuali altri "a chiamata") ed è affiancato a sua volta da una segreteria.
Quanto ai contenuti da discutere, pur salvando la facoltà per i cittadini di sollevare tutte le questioni che desiderano, si elenca in partenza una tale serie di argomenti-cornice, che difficilmente si possono immaginare spazi e tempi per mettere altra carne al fuoco. La lista contiene, tra gli altri, salute, clima e ambiente, economia, equità sociale e solidarietà fra le generazioni, transizione digitale, migrazioni e sicurezza.
Tutti temi di grande spessore, non c'è dubbio, ma più che sufficienti da soli a saturare gli spazi di confronto a disposizione. Senza contare che l'orientamento prevalente fra i governi, anche se non espressamente citato, è di evitare conclusioni che comportino riforme dei Trattati vigenti nell'Unione. In altri termini: parlate e proponete tutto ciò che volete, ma non chiedeteci di andare oltre Lisbona 2007. Come se in questi quasi tre lustri l'Europa non avesse vissuto eventi e trasformazioni epocali.
Anche nel presentare la piattaforma, si è fatto a gara a rassicurare che non ci saranno veti preventivi. C'è dunque da sperare che, proprio "dal basso", si sollevi una tale spinta popolare da aprire
orizzonti, dissipare insensibilità e scuotere pigrizie. E che questa piattaforma digitale favorisca un vero rilancio dell'ideale europeo, a partire dai giovani. Senza strappi utopici, ma nel segno della medesima speranza che ne era il fondamento 70 anni fa.
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