Cari giovani, impariamo ad accontentarci
sabato 3 agosto 2013
Come è possibile che la terra continui il suo vorticoso giro in quel silenzio di cui ci parlano gli astronauti? Forte dovrebbe essere il suo grido ribelle per essere costretta a portare nell'universo questa stirpe di uomini che ogni ora si uccidono, mentre sente il loro sangue arrivare nel suo cuore profondo. Bastoni, spade, lance, cannoni, bombe laceranti, bombe atomiche e l'eco dei pianti senza fine che turba il suo equilibrio quando la primavera non è più primavera e l'autunno non tinge più le foglie rosse ai platani ed è subito inverno o atroce estate. Forse un giorno smetterà di girare su se stessa e si sfalderà nel vuoto che gli abbiamo preparato con le nostre offese a quel ritmo sereno ereditato dai millenni sconosciuti. La foga di arrivare prima, di vincere, di essere più potenti, più forti ci fa dimenticare che bisogna tenere conto anche della leggerezza fragile della nostra umanità, che non è costruita con il ferro, ma da migliaia di misteriose e a volte invisibili cose che danno al nostro essere la spettacolosa meraviglia della vita. Gridò l'autista e urlarono tutti mentre volava il pullman incontro alla morte dal viadotto della A16. Il buio, i lamenti, un grido. Poi una processione di bare, una dietro all'altra. C'era stato un treno qualche giorno prima che per la velocità aveva sbandato e anche lì pianti, sangue, morte. Fra pochi giorni dimenticheremo ogni cosa perché avremo girato le pagine del nostro quotidiano e la Tv metterà la notizia ormai nell'ultima voce, quasi a coprire con l'ultimo velo di mestizia un fatto da dimenticare. Il dolore sarà di pochi, che lo sentiranno come uno strappo mai rimarginato dentro di sé. C'è stata una educazione che ha premiato solo i vincitori: chi corre di più, chi vince al nuoto, chi spinge la propria macchina al massimo, chi arriva primo. Tutti gli altri non contano, non avranno il loro nome sui manifesti. Così si riducono anche i posti di lavoro, perché non tutti sanno o possono competere con i migliori. La competizione va bene finché costruisce, non quando diventa l'unico interesse della vita. Le difficoltà economiche che si affacciano in quasi tutti i Paesi del mondo ci faranno capire che anche un lavoro modesto, senza premi, è accettabile e ha una sua dignità. Dobbiamo aiutare i nostri giovani a non sentirsi degradati se offrono loro un lavoro da cameriere, se c'è posto solo nei lavori della campagna. Dobbiamo imparare ad accontentarci, per un certo tempo, di avere solo il necessario e l'utile perché questo è un tempo di passaggio come già tante generazioni hanno superato. Le nuove tecnologie fanno ancora paura perché sembrano vincere sulle attività dell'uomo. Ma si tratta solo di volgere il cannocchiale da un'altra parte e avvicinarsi al nuovo futuro con intelligenza e fantasia.
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