Bene comune, la prossima sfida
mercoledì 15 luglio 2020
Simone Fracassi è un macellaio del Casentino, esattamente di Rassina, in provincia di Arezzo. La sua specialità è la carne di Chianina, quella autentica, da cui trae non solo tagli ma anche una serie di prodotti, fra cui sughi saporosi. Ce ne sono tanti di macellai in Italia, ma Simone è speciale, non solo perché è molto conosciuto. Lui ha una capacità di aggregare i suoi consimili, che sono artigiani e cuochi dediti alla qualità assoluta. E, a ogni inizio estate, da 19 anni, raduna questi amici intorno a un evento dal nome evocativo: "Capolavori a tavola". È riuscito a farlo anche quest'anno, chiamando a raccolta centinaia di persone, che hanno seguito le regole del distanziamento e, pagando 100 euro a testa, hanno contribuito all'opera dell'Ospedale del Casentino e della Protezione civile. Ed era uno spettacolo vedere i venti cuochi giunti da ogni dove, gli artigiani, i magnifici gelatieri toscani, ognuno con una specialità, dediti a imbastire una serata dall'aperitivo al dolce. Ma quello che mi ha colpito non era tanto lo sfoggio di leccornie, quanto lo scopo, mediato dal richiamo dell'amicizia: aiutare il bene comune. L'amico Dino Martelli, a capo di una famiglia di pastai a Lari, per esempio, ha partecipato per 38 anni come volontario alle Misericordie della Toscana (nate a Firenze nel 1200) che sono una specie di Protezione Civile diffusa sul territorio. Lo ha fatto perché non avrebbe potuto concepire diversamente il suo lavoro, così come Simone Fracassi: si chiama restituzione e fa parte di una cultura antica dell'Europa cristiana, per cui gli uomini adulti, dopo i 40 anni, si dedicavano a costruire le cattedrali, che sarebbero restate un segno di unità visibile per tutti, da cui sempre ripartire. Leggiamo oggi che l'Italia ha confezionato un nuovo record negativo di nascite: mai così pochi bambini dal 1861. E subito vien da pensare che qualcosa si sta rompendo, come una catena di trasmissione, non solo di riproduzione umana, ma anche culturale. E se un tempo una nascita era un dono e una risorsa, oggi sembra prima di tutto un problema, che rischia di non essere affrontata con lo slancio verso un orizzonte più ampio del proprio nucleo, ma con l'ansia della paura. Soprattutto la paura del futuro. Nella visione di un Paese, occorre invece ripartire dal senso di comunità, che cresce solo se si percepisce come valore ciò che viene individuato come bene comune.
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