Astensione da semplificazione (e un paradosso per riflettere)
sabato 23 ottobre 2021
La larga astensione dal voto deve preoccupare? C'è un rimedio? È inevitabile o, addirittura, augurabile? La riflessione è solo all'inizio. Un osservatore navigato come Ilvo Diamanti interviene sulla “Repubblica” (20/10) ricordando che la tendenza è in atto da parecchio tempo e «induce a riflettere nuovamente sul significato del voto, per i cittadini. Che è cambiato profondamente, nel corso del tempo. Rispetto a quando si votava “per atto di fede” o per “appartenenza”. Quando i partiti esistevano per davvero, esprimevano idee e ideologie, erano presenti sul territorio (...). Il voto, allora, era un “dovere”. O, almeno, un modo per collegarsi con la società. Per scegliere da che parte stare. Oppure si votava per ragioni concrete, per sostenere un “politico” che poteva aiutare il tuo ambiente. La tua categoria. O, ancora, per interesse. Da molti anni, però non è più così. E per votare ci vogliono buone ragioni». Ah, le buone ragioni! Lucido l'intervento di Marco Follini sulla “Stampa” (19/10), che punta il dito contro le “grandi semplificazioni”: la politica è di per sé complicata: «Questa massiccia diserzione dalle urne ci deve pure insegnare qualcosa. E cioè che non funziona la grande semplificazione che la politica si ostina a proporre. Da un quarto di secolo a questa parte abbiamo magnificato il bipolarismo, l'ebbrezza di schierarci “o di qua o di là”, senza frapporre nulla in mezzo». I risultati li vediamo. «Forse allora dovremmo cambiare registro, e questa volta sul serio. E cominciare a dirci che proprio questo culto della semplificazione a cui sacrifichiamo tutto il nostro incenso rappresenta una vera e propria forma di miscredenza politica. E che a questa bistrattata politica chiediamo semmai di essere vera, e di essere paziente, e magari anche lievemente complicata». Chissà se è un amaro tributo alla “semplificazione” anche lo scenario paradossale proposto da Paolo Mieli sul “Corriere” (21/10), titolo: «E se decidessimo di non votare mai più?», per congelare la situazione attuale – larga coalizione e Mario Draghi forever – l'unica capace di garantirci stabilità e crescita.
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