Addio fairplay Allora ridateci Di Canio e pure “Veleno”
martedì 19 ottobre 2021
Siamo un popolo di santi, di poeti e di tuffatori, in campo. Il casus belli: il secondo gol della Lazio all'Inter. Il nerazzurro Dimarco è a terra, ma il suo compagno Lautaro Martinez tenta di beffare la Lazio con un tiro da fuori. L'azione prosegue, Dimarco sempre a terra, Felipe Anderson lo ignora, passa a Immobile che tira: Handanovic respinge e Anderson ribadisce in gol, 2-1 per la Lazio (poi finirà 3-1). A quel punto scatta la megarissa sedata dalla sagra dei cartellini gialli sbandierati dall'arbitro Irrati – che ha sicuramente errato – . Minacce, malumori, il più agitato è l'interista Dumfries che si becca l'immancabile insulto razzista dallo scemo del villaggio, anzi della tribuna. L'Inter invoca l'assenza di fairplay, la Lazio si difende contro il Dimarco malato immaginario. È una storia vecchia quanto gli Inzaghi, più Pippo che Simone, attuale allenatore dell'Inter: basta un poco di spinta che la punta, ma anche il difensore e il centrocampista, va giù. Sul fairplay abbiamo visto agli ultimi Europei che neppure i maestri inglesi lo praticano più: via la medaglia d'argento dal collo al momento della premiazione dell'Italia. In Inghilterra invece si distinse per fairplay il lazialissimo Paolo Di Canio, ai tempi in forza al West Ham. Durante la gara contro l'Everton, il portiere Gerrard rimase a terra infortunato, Sinclair crossò per Di Canio che poteva segnare a porta vuota, ma invece fermò l'azione per prestare soccorso all'avversario. Applausi dei tifosi dell'Everton, insulti da quelli del West Ham. E a distanza di anni “mister fairplay” Redknapp, l'allora tecnico del West Ham ha confessato: «Quel giorno avrei ammazzato Di Canio». L'interista che si scandalizza per il gesto di Felipe Anderson vada a rileggersi la storia di cuoio nerazzurra, alla voce Benito Lorenzi, alias “Veleno”. In un derby della stagione 1957-'58 l'Inter era in vantaggio 1-0 quando l'arbitro Concetto Lo Bello, il “Tiranno di Siracusa”, decreta un calcio di rigore in favore del Milan. Dalla panchina lanciano a Lorenzi un limone per dissetarsi, ma “Veleno” che fa? Quatto quatto, lo piazza sul dischetto, sotto al pallone. Tito Cucchiaroni si incarica della battuta, e i milanisti dalla Curva gli urlano: «Tito occhio, il limone!». Cucchiaroni, ingenuo, non sente, calcia... e il pallone finisce alle stelle. Lorenzi spazza via il limone prima che Lo Bello se ne accorga, l'Inter vince, ma “Veleno” quella domenica rischia il linciaggio. Poi, furbo come sempre Lorenzi all'indomani ammette: «Ho fatto una scorrettezza, sono pentito. Sono andato a dirlo anche al prete che mi ha confessato, ma era un interista e si è messo a ridere». Questo era il calcio degli anni '50, si poteva ancora ridere. Settantant'anni dopo invece non ci resta che piangere. Nella rissa dell'Olimpico c'è tutto il valore di un gol, ed è esclusivamente economico. Del resto la Spagna insegna: il talentuoso Pedri, non ha ancora vinto nè dimostrato nulla, tranne la tenera età, 18 anni, ma se un giorno decidesse di lasciare il Barcellona chi lo vorrà dovrà pagare una penale da 1 miliardo di euro. Ridateci Di Canio e pure “Veleno” Lorenzi.
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