mercoledì 16 ottobre 2019
Francesco: Dio vuole salvare tutti, lasciamoci stupire dalla sua creatività. E cita l'esempio di Pietro con il centurione Cornelio. «Uscire da se stessi e aprirsi agli altri»
Il Papa sulla papamobile, prima dell'udienza, con il nuovo comandante della Gendarmeria vaticana Gianluca Gauzzi Broccoletti (LaPresse)

Il Papa sulla papamobile, prima dell'udienza, con il nuovo comandante della Gendarmeria vaticana Gianluca Gauzzi Broccoletti (LaPresse)

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«Dio vuole salvare tutti!». Lo ha esclamato, a braccio, il Papa, nella catechesi dell’udienza di oggi, dedicata all’episodio degli Atti degli Apostoli che racconta di Pietro e dell’effusione dello Spirito sui pagani. E ha esortato gli evangelizzatori a facilitare l'incontro dei cuori con il Signore. IL TESTO INTEGRALE

«Il viaggio del Vangelo nel mondo, che san Luca racconta negli Atti degli Apostoli, è accompagnato dalla somma creatività di Dio che si manifesta in maniera sorprendente», ha esordito Francesco: «Dio vuole che i suoi figli superino ogni particolarismo per aprirsi all’universalità della salvezza». «Questo è lo scopo», ha ripetuto a braccio: «Superare i particolarismi e aprirsi all’universalità della salvezza, perché Dio vuole salvare tutti». «Quanti sono rinati dall’acqua e dallo Spirito sono chiamati a uscire da se stessi e aprirsi agli altri, a vivere la prossimità, lo stile del vivere insieme, che trasforma ogni relazione interpersonale in un’esperienza di fraternità». «Testimone di questo processo di "fraternizzazione" che lo Spirito vuole innescare nella storia è Pietro, protagonista negli Atti degli Apostoli insieme a Paolo.

Ciò che rende impuro non viene da fuori, ma dal cuore

Mentre Pietro sta pregando, «riceve una visione che funge da "provocazione" divina, per suscitare in lui un cambiamento di mentalità. Vede una grande tovaglia che scende dall’alto, contenente vari animali: quadrupedi, rettili e uccelli, e sente una voce che lo invita a cibarsi di quelle carni. Egli, da buon ebreo, reagisce sostenendo di non aver mai mangiato nulla di impuro, come richiesto dalla legge del Signore. Allora la voce ribatte con forza: "Ciò che Dio ha purificato, tu non chiamarlo profano"».

«Il Signore vuole che Pietro non valuti più gli eventi e le persone secondo le categorie del puro e dell’impuro, ma che impari ad andare oltre, per guardare alla persona e alle intenzioni del suo cuore» ha detto il Papa. «Ciò che rende impuro l’uomo non viene da fuori ma solo da dentro, dal cuore», ha spiegato Francesco: «E Gesù lo ha detto chiaramente», ha aggiunto a braccio.

L'evangelizzatore favorisca l'incontro dei cuori con il Signore

Dopo la visione di Pietro, ha ricordato il Papa, «Dio invia Pietro a casa di uno straniero non circonciso, Cornelio, "centurione della coorte detta Italica, religioso e timorato di Dio", che fa molte elemosine al popolo e prega sempre Dio». «Ma non era ebreo», ha puntualizzato il Papa ancora a braccio. «Dal principe degli apostoli impariamo che un evangelizzatore non può essere un impedimento all’opera creativa di Dio, il quale "vuole che tutti gli uomini siano salvati", ma uno che favorisce l’incontro dei cuori con il Signore».

«E noi – ha chiesto Francesco ai 17mila fedeli presenti oggi in piazza San Pietro – come ci comportiamo con i nostri fratelli, specie con coloro che non sono cristiani? Siamo impedimento per l’incontro con Dio? Ostacoliamo il loro incontro con il Padre o lo agevoliamo?». Il «fatto straordinario» dell’incontro di Pietro con Cornelio – «la prima volta che succede una cosa del genere», ha commentato il Papa a braccio – viene risaputo a Gerusalemme, «dove i fratelli, scandalizzati dal comportamento di Pietro, lo rimproverano aspramente«. «Pietro ha fatto una cosa che era oltre l’abitudine, oltre la legge, è per questo che lo rimproverano», ha spiegato Francesco ancora a braccio.

Lasciamoci stupire dalla creatività di Dio

«Dopo l’incontro con Cornelio, Pietro è più libero da se stesso e più in comunione con Dio e gli altri, perché ha visto la volontà di Dio per opera dello Spirito Santo», ha concluso il Papa: «Può dunque comprendere che l’elezione di Israele non è la ricompensa per dei meriti, ma il segno della chiamata gratuita ad essere mediazione della benedizione divina tra i popoli pagani». «Chiediamo oggi la grazia di lasciarci stupire dalle sorprese di Dio, di non ostacolare la sua creatività, ma di riconoscere e favorire le vie sempre nuove attraverso cui il Risorto effonde il suo Spirito nel mondo», l’auspicio finale.

Ringraziamo per il bene compiuto da Giovanni Paolo II

Al momento dei saluti, rivolgendosi a pellegrini polacchi, Francesco ha ricordato che «oggi commemoriamo l’elezione del cardinale Karol Wojtyla alla sede di Roma». «Ringraziamo il Signore - ha detto - per ogni bene che si è compiuto nella Chiesa, nel mondo e nei cuori umani attraverso le parole di Giovanni Paolo II, le sue opere e la sua santità. Ricordiamoci che il suo appello ad aprire i cuori a Cristo è sempre attuale».

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