martedì 6 dicembre 2016
Papa Francesco e i movimenti popolari

Papa Francesco e i movimenti popolari

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Echeggia ancora nella riflessione di tanti il discorso che papa Francesco ha tenuto nell’aula Paolo Vl a conclusione del terzo incontro dei 'movimenti popolari'. In esso il Papa ha affrontato con determinazione il nodo del rapporto tra queste realtà e la politica. Dopo aver sottolineato che la grande ricchezza dei movimenti popolari è quella di non essere dei partiti «perché esprimete una forma diversa, dinamica e sociale di partecipazione alla vita pubblica», Francesco ha incoraggiato gli stessi movimenti all’impegno politico in senso alto e pieno. Ed è a questo punto che Francesco ha sferrato un magistrale attacco all’attuale logica delle politiche sociali. «Finché vi mantenete nella casella delle politiche sociali – ha detto il Papa – finché non mettete in discussione la politica economica o la Politica, 'con la maiuscola', vi si tollera. Quell’idea delle politiche sociali concepite come delle politiche verso i poveri, ma mai con i poveri, mai dei poveri e tanto meno inserita in un progetto che riunisca i popoli, mi sembra a volte una specie di carro mascherato per contenere gli scarti del sistema».


Ecco allora un nuovo obiettivo prestigioso che il Papa affida ai volontari. «Voi, organizzazioni degli esclusi e tante organizzazioni di altri settori della società, siete chiamati a rivitalizzare, a rifondare le democrazie che stanno attraversando una vera crisi». Questo mandato e quel passaggio sulle 'politiche sociali', che a qualcuno potrebbe sembrare quasi casuale, rappresentano un essenziale elemento di riflessione, in grado di ribaltare il nostro approccio abituale alle politiche sociali. La «cultura dello scarto», concetto al quale Francesco ci ha ormai introdotti, rappresenta una vera e propria chiave di volta che ci costringe a ripercorrere alcuni corsi e ricorsi delle politiche sociali. Se c’è esclusione sociale, infatti , vuol dire che esiste un soggetto che esclude, che scarta, e ciò non ha nulla di fatalistico o di necessario. Tutt’altro. Da qui deriva la necessità di un cambio di passo. E di riconsiderare un modello ormai superato del Welfare State, quello che è stato per decenni punto di riferimento obbligato e la cui inadeguatezza, oggi, deriva non tanto dalla scarsità delle risorse quanto piuttosto dalla discrasia che si va man mano accentuando tra qualità dei nuovi bisogni sociali e risposte delle istituzioni. Se infatti il Welfare è in grado di rispondere ai bisogni materiali e istituzionali che hanno come bene-risposta i beni materiali e quelli che le istituzioni sono in grado di produrre (scuola, sanità servizi sociali); questo modello non è assolutamente in grado di rispondere ai bisogni di relazione che riguardano le domande di solidarietà, di condivisione, di affettività e di dignità che oggi attraversano in prevalenza le fasce dei deboli e degli esclusi.


Essere invisibili, non contare nulla, non poter instaurare alcun tipo di rapporto umano con le persone vicine che scappano piuttosto che ascoltare... Ecco i bisogni profondi dei più poveri e sono bisogni che risultano nettamente più importanti e vitali dei bisogni materiali e istituzionali. Perché impediscono ai poveri di vivere, di andare avanti in una società che non vuole saperne di loro. E per questo tipo di bisogni esiste un solo benerisposta possibile: la ricomposizione di una comunità solidale all’interno della quale i poveri non solo siano accolti, ma diventino protagonisti. Il soggetto che esclude è, infatti, la società civile, ma è proprio in essa il volontariato può avere un ruolo determinante per ricostituire una vera comunità. E all’interno di una comunità rinnovata e realmente solidale si possono produrre quei processi vitali e relazionali in grado di rispondere ai bisogni di riconoscimento, di dignità e di partecipazione che connotano oggi fortemente la condizione dei poveri. Solo in questo modo si potranno concepire – come afferma papa Francesco – quelle politiche non verso i poveri, ma dei poveri e con i poveri. Solo i poveri possono contribuire credibilmente a rispondere ai bisogni profondi degli stessi poveri, offrendo un terreno ottimale per una loro piena partecipazione alla costruzione di un progetto sociale che coinvolga tutti i popoli.

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