Nono giorno di guerra, cosa è successo? La crisi si avvita, quali scenari
venerdì 4 marzo 2022

Il terrore nucleare torna a percorrere l'Europa. A 36 anni dalla tragedia di Chernobyl, nella notte dell'ottavo giorno di guerra, un attacco russo ha messo a rischio la sicurezza della centrale di Zaporizhzhia, la più grande d'Europa, che fornisce quasi il 20% dell'energia ucraina. La ricostruzione dell'accaduto è ancora frammentaria. Malgrado la versione russa addebiti la responsabilità alle forze di Kiev, sembra più plausibile l'ipotesi di un assalto per conquistarne il controllo da parte degli invasori. Così è poi stato: ora l'impianto è stato preso dai militari di Mosca, che ne sorvegliano il funzionamento e hanno così acquisito un'ulteriore arma potenziale contro la popolazione, anche se spegnere improvvisamente una centrale comporta un rischio altissimo.

La giornata di oggi, venerdì 4 marzo, con nuovi e letali bombardamenti in numerose città e un avvicinamento delle truppe russe alla capitale, ha segnato un avvitamento della crisi che non fa intuire sbocchi a brevissimo termine. Non è dato conoscere esattamente la condizione sul campo dei resistenti, mentre si vocifera di un terzo attentato cui sarebbe scampato il presidente Zelensky. La tenaglia disegnata dal Cremlino si stringe da Sud e da Est, si prepara lo sbarco a Odessa, non si sa se le armi promesse dall'Europa riescano ad arrivare sulla linea dei combattimenti.

A questo punto si delineano alcuni scenari che potrebbero caratterizzare l'evoluzione della guerra. La soluzione diplomatica allo stato pare molto difficile, perché Mosca detta condizioni che sono inaccettabili per Kiev: dal riconoscimento della Crimea russa alla totale autonomia delle Repubbliche autoproclamate del Donbass, neutralità e smilitarizzazione dell'intero Paese, compresa la "denazificazione" su cui Putin sta molto insistendo, che equivale all'uscita di scena di Zelensky e dei suoi fedelissimi.

Il terrore negli occhi della donna in fuga da Lviv

Il terrore negli occhi della donna in fuga da Lviv - Ansa

A Mosca serve tenere aperto il tavolo per mostrare al mondo che non è lei a impedire le trattative. Ma spera ancora di concludere il conflitto in un tempo relativamente contenuto, con una spallata che significa bombardamenti più pesanti e indiscriminati, l'ingresso nelle principali città e il rovesciamento del governo. Ciò non garantirebbe la pace, ma porterebbe alla fine delle ostilità su grande scala. La resistenza ucraina continuerebbe, il flusso dei profughi diverrebbe ancora più imponente.

La guerra lunga è l'incubo di Putin e la speranza del Paese invaso, deciso a ripetere l'"impresa" dell'Afghanistan che piegò l'Armata Rossa negli anni Ottanta. Costerebbe decine di migliaia di vite e danni materiali immensi. Lascerebbe aperto il rischio di allargamento del conflitto per disperazione da parte di Mosca e fiaccherebbe le economie dell'intera Europa. In questo senso, potrebbe sembrare uno scenario favorevole al Cremlino, desideroso di riequilibrare i rapporti di forza nel Continente. Ma qui si inserisce una variabile ben presente a Putin: la fragilità del fronte interno. Dopo soli 9 giorni dall'inizio delle operazioni militari, la Borsa è chiusa, il rublo vale sempre meno, le riserve valutarie estere sono congelate, la censura è stata costretta a chiudere tutti i media indipendenti e oscurare perfino Facebook. Migliaia di manifestanti vengono arrestati, gli oligarchi vedono i propri patrimoni sequestrati, cittadini lasciano il Paese alla volta della Finlandia...

Il protrarsi della guerra potrebbe innescare la soluzione attualmente più improbabile - insieme a quella che vedrebbe la Nato coinvolta nel conflitto -, ovvero il tentativo di sostituire Putin al Cremlino. Gli alleati occidentali hanno già fatto sapere che le sanzioni sarebbero immediatamente alleggerite davanti a un governo più moderato che rinunciasse all'espansionismo, ma il blocco di interessi e di nazionalismo a favore dello Zar sembra ancora ben saldo. I prossimi giorni potrebbero fare capire quale di questi scenari diventerà più concreto.





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