giovedì 15 dicembre 2011
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​La nave Italia non è ancora in porto, al riparo dalla tempesta finanziaria. Ma la manovra per l’ancoraggio è tracciata e sono stati ormai individuati anche i correttivi perché lo sforzo, gravoso e difficile, sia meglio ripartito e condiviso.Gli emendamenti concordati tra il governo e la maggioranza, infatti, paiono orientati nella giusta direzione, auspicata anche da queste colonne. L’innalzamento fino a 1.400 euro della soglia per l’adeguamento delle pensioni alla crescita dei prezzi rappresenta la tutela minima del potere d’acquisto per una categoria sociale – quella dei pensionati – che è difficile classificare come "privilegiata". Per la consistenza degli assegni previdenziali, che in media si ferma a 700 euro al mese. E per il fatto che gli stessi pensionati subiranno – come gli altri cittadini – il contemporaneo incremento della tassazione sulla casa, i rialzi dell’Iva e della benzina. Il rischio di un impoverimento di alcuni strati della popolazione, così, viene se non del tutto scongiurato, quantomeno attenuato.

Ancora più importante è la scelta di prevedere una detrazione maggiore per l’Imu in base al numero dei figli a carico, coabitanti con il proprietario. Non si parla di grandi cifre – 50 euro per ogni figlio, purtroppo con un limite massimo di quattro – né di sconti tali da mutare il segno di una manovra indispensabile, destinata comunque a chiedere un sacrificio a tutti i nuclei. Ma di un primo, chiaro segnale di attenzione alla famiglia, questo sì. Tanto più significativo, dopo anni di ostilità palesi, di slogan a vuoto, di colpevoli dimenticanze e di tenace sordità alle richieste di sostegno. Una misura che, finalmente, inizia a garantire anche l’equità orizzontale del sistema fiscale: a parità di rendita catastale degli immobili, infatti, pagheranno meno le famiglie con più componenti. Un principio, questo, che dovrebbe informare anche i nuovi criteri dell’Isee, l’"Indicazione della situazione economica equivalente" necessaria per accedere a molte prestazioni sociali. L’articolo 5 della manovra, infatti, prevede che nel calcolo si tenga conto «delle quote di patrimonio e di reddito dei diversi componenti della famiglia, nonché dei pesi dei carichi familiari, in particolare dei figli successivi al secondo e delle persone disabili a carico». Non si chiama "quoziente familiare", ma se la riforma verrà effettivamente realizzata, la sostanza è quella.La manovra, così integrata e corretta, può rappresentare allora la prima pietra di una nuova fondazione, che riconosce nel vincolo familiare un pilastro di sostegno; nella generazione e nell’educazione dei figli il basamento sul quale (ri)costruire il futuro del Paese. Un patto sociale rinnovato attraverso un diverso sistema fiscale e un nuovo modello di welfare, capaci di garantire protezione ai soggetti più deboli – a cominciare dai disabili e da chi si trova senza lavoro – ma improntati soprattutto a una sussidiarietà attiva. In grado cioè di valorizzare la soggettività della famiglia, affinché possa sviluppare al massimo le proprie potenzialità. Una visione nella quale la famiglia non viene più considerata un corpo passivo da assistere – solo se e quanto le risorse di bilancio di volta in volta permettono – ma riprende il ruolo che gli è proprio di risorsa sulla quale si investe in maniera strutturale. Per ottenerne un ritorno tanto economico quanto sociale.La fiducia che oggi la Camera voterà sulla manovra può e deve portare inscritta in sé anche la fiducia in questo nuovo orizzonte per la coesione sociale del Paese.

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