Vaccini, questo yo-yo ci fa solo male
mercoledì 17 marzo 2021

L’affaire vaccino AstraZeneca è l’ultimo indicatore di una situazione che vede i Paesi europei in grande ritardo nella lotta alla pandemia. Nonostante una buona partenza, grazie anche alle coraggiose scelte dell’Italia nel marzo 2019, l’Europa sta rallentando su tutti i fronti a causa di una serie di fattori, ognuno dei quali controllabile, ma che insieme scatenano una sorta di tempesta perfetta.

Grazie a strategie coraggiose dei loro governi che non mirano alla convivenza con il virus ma alla sua eliminazione, numerosi Paesi (Australia, Nuova Zelanda, Cina, Taiwan, Corea del Sud, Singapore, Canada occidentale, Mongolia) realizzano oggi una condizione di vita sociale ed economica pressocché normale e questo anche in assenza di coperture vaccinali di massa.

Ma anche nei Paesi che hanno puntato principalmente sulla vaccinazione (Gran Bretagna, Israele, Stati Uniti, Emirati Arabi Uniti) il numero di nuovi casi è in forte calo, la mortalità è in picchiata e la pressione sui servizi sanitari si sta attenuando. In gran parte dell’Unione Europea, invece, l’implementazione della strategia vaccinale è stata lenta e i nuovi casi stanno aumentando. L’Europa – il primo luogo in cui il coronavirus ha causato una mortalità diffusa – si trova ad affrontare la prospettiva di essere uno degli ultimi luoghi a uscire dalla morsa della pandemia.

Le popolazioni sono confuse ed esauste. Le proteste di piazza stanno diventando anche violente. Un anno dopo che il virus ha iniziato a diffondersi, le cose sembrano tornare al punto di partenza. Perché l’Europa sta facendo così male? Ci sono due ragioni principali. La prima è l’eccesso di burocrazia.

Mentre gli Stati Uniti e altri Paesi si affrettavano a firmare accordi con i produttori di vaccini, la Commissione europea, nonostante lo stimolo esercitato dai ministri della Salute di Italia, Francia, Germania e Paesi Bassi che avevano fondato un’'Alleanza per i vaccini' proprio per velocizzare il processo, ha cercato di assicurarsi che tutti i 27 Paesi membri concordassero su come affrontare i negoziati, con il risultato di una più lenta approvazione normativa dei vaccini e ritardi negli accordi per l’acquisto di dosi, costringendosi a 'fare la fila' dietro altri Paesi più veloci.

L’Europa ha poi posto una grande enfasi sulla negoziazione di un prezzo basso per le dosi di vaccino e il prezzo scontato è diventato un altro motivo per cui essa ha dovuto aspettare in coda dietro ad altri Paesi. Anche in termini puramente economici, il compromesso sarà probabilmente negativo: ogni euro risparmiato per dose di vaccino potrebbe alla fine aggiungere fino a 1 miliardo di perdite, un errore gravissimo in un blocco commerciale con una produzione economica annua di trilioni di euro. Un singolo blocco aggiuntivo, come quello attivato dall’Italia questa settimana, spazza via qualsiasi risparmio fatto sull’acquisto dei vaccini.

La seconda ragione del ritardo europeo è lo scetticismo sui vaccini di una quota rilevante, in alcuni Paesi addirittura maggioritaria, della popolazione.

L’Europa è l’epicentro mondiale della cosiddetta 'esitazione vaccinale'. Il fenomeno è anteriore al Covid (ricordo la necessità di ripristinare l’obbligo vaccinale per proteggere i bambini in Italia, Francia e Germania), ma ora le sue conseguenze stanno diventando drammaticamente evidenti. In un lavoro coordinato da Jeffrey V. Lazarus e pubblicato sulla rivista Nature Medicine, ai residenti di 19 Paesi è stato chiesto se avrebbero fatto una vaccinazione anti-Covid che si era «dimostrata sicura ed efficace». In Cina, l’89% delle persone ha detto di sì. Negli Stati Uniti, il 75%. Le quote sono state inferiori in gran parte dell’Europa: 68% Germania, 65% Svezia, 59% Francia e 56% Polonia.

Questo aiuta a spiegare anche l’ultima vicenda. I principali Paesi europei hanno sospeso l’uso di uno dei vaccini fondamentali per il successo della campagna vaccinale a causa di una segnalazione da parte del-l’Istituto di ricerca Paul Ehrlich in Germania di alcuni casi anomali di coagulazione del sangue in soggetti appena vaccinati.

Orbene, nonostante una praticamente univoca valutazione di sicurezza da parte dei tutti gli scienziati, i Governi di questi Paesi hanno optato per la immediata sospensione cautelativa del vaccino AstraZeneca. Anche il principale regolatore europeo dei farmaci, l’Ema, continua a sostenere che i benefici superano i rischi e darà un’ulteriore valutazione giovedì, ma è un dato di fatto che in Gran Bretagna continuano a vaccinare imperterriti guardando ai dati oggettivi, mentre milioni di cittadini dell’Unione Europea sono in angosciosa attesa a causa delle decisioni dei loro governi. A proposito di stati d’animo, va sottolineato che i primi errori sul coronavirus sono stati per lo più di eccessivo ottimismo.

Molti, soprattutto politici e media, non hanno colto immediatamente la minaccia. Anche adesso, dopo più di 2 milioni di morti, molti continuano a mostrare un eccessivo ottimismo, auspicando riaperture 'di tutto'. Ma l’eccessivo ottimismo non è l’unico tipo di errore in sanità pubblica. Anche il pessimismo può fare gravi danni. E in questa fase della pandemia il pessimismo è diventato un problema tanto quanto l’ottimismo. È per questo che bisogna coniugare la necessità di dire 'verità difficili', strumento essenziale per la reale risoluzione dei problemi, con messaggi ottimistici che possono aiutare le persone a superare momenti difficili e fare sacrifici, nella convinzione che i giorni migliori debbano ancora venire. Nel suo discorso di qualche giorno fa, il presidente Usa Joe Biden ha cercato di bilanciare realismo e speranza.

Ha iniziato con la cupa elencazione dei costi del Covid: perdita del lavoro, solitudine, viaggi e riunioni annullate, scuole chiuse e, soprattutto, la morte di più di 500mila americani, più di tutte le ultime guerre messe insieme. Tuttavia, quando è arrivato il momento di dire agli americani cosa fare, cioè indossare le mascherine, rispettare i divieti e mantenere le distanze sociali e farsi vaccinare, non ha usato immagini oscure. Ha usato il 4 luglio, il Giorno dell’Indipendenza. Anche in Europa le persone hanno bisogno di conoscere il quadro completo, sia nel male che nel bene, ma hanno anche bisogno di una fonte di motivazione oltre la paura e questa può essere rappresentata solo da una strategia di eliminazione del Sars-CoV2.

Benché la strategia 'No-Covid' richieda importanti investimenti iniziali è enormemente più vantaggiosa dell’alternativa che è quella di vivere mesi di yo-yo tra chiusure e parziali riaperture, accompagnate da morte, malattia, disabilità permanenti e progressivo impoverimento di una percentuale importante della popolazione. Speriamo che i Governi europei si decidano finalmente ad adottarla.

© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI