Il direttore risponde. Papa Francesco vuol dire «fiducia» perché sa dire la verità


Marco Tarquinio mercoledì 4 gennaio 2017

il direttore risponde Caro direttore, un sondaggio, trasmesso lunedì sera, 2 gennaio, da “8 e mezzo” (La7), rivela un fatto che non mi sorprende: l’85% degli italiani (90% tra i cattolici e 65% tra i non professanti) si fida delle parole di papa Francesco. Un plebiscito: Bergoglio, con gesti semplici, ma anche con le riforme avviate, ha superato di netto tanti potenti. Sono al corrente anche io di una frangia anti-Papa. La migliore definizione di Francesco, a mio parere, l’ha data Eugenio Scalfari: «È un rivoluzionario». Quando parla dell’economia Francesco va controcorrente. Tempo fa ho letto un bel libro dedicato al suo magistero sociale, “Questa economia uccide”, di Domenico Agasso jr. e Andrea Tornielli. Il Papa segue la tradizione sociale incominciata con la grande enciclica Rerum novarum di Leone XIII, ma soprattutto la Quadragesimo anno di Pio XI, il “Papa dell’Azione Cattolica”, molto amato già dal padre del futuro Papa, Mario Francesco Bergoglio, durante il periodo astigiano (1918-1929). «Uno scandalo salvare le banche e non la gente», ha anche detto Francesco. Quando era cardinale visitava abitualmente le Villas Miserias, baraccopoli di Buenos Aires, perché – come ha spiegato sin dall’inizio del suo pontificato – «un pastore deve sentire l’odore delle sue pecore»...

Stefano Masino, Asti


Ho molto rispetto per il difficilissimo mestiere degli analisti che realizzano sondaggi, ma maneggio sempre con cura, e senza entusiasmarmi o deprimermi troppo, i risultati del loro lavoro. Detto questo, caro signor Masino, penso però che il sondaggio de La7 da lei citato dica a proposito del nostro amato Papa qualcosa di molto vero. Di lui, lo sentono tantissimi, in Italia e in ogni angolo del mondo, ci si può fidare a occhi chiusi. Francesco vuol dire «fiducia» perché riaccende in noi l’idea che le cose delle donne e degli uomini possano essere chiamate con il loro nome, nella vita spirituale, in quella sociale ed economica, nella sfera politica... Il Papa fa questo perché è «un rivoluzionario», come lei pensa, rifacendosi a un giudizio (non originalissimo e neppure isolato) di Scalfari? Io credo piuttosto perché in un mondo di spacciatori di mezze verità e, come va di moda dire adesso, di post-verità, in papa Francesco è possibile riconoscere un uomo innamorato della Verità tutta

intera e che non esita a farci tenere gli occhi bene aperti sulle faccende della terra e su quelle del cielo. A me, personalmente, tocca, commuove e sprona la definizione di sé che a poche settimane dalla sua elezione a Vescovo di Roma, Francesco affidò al direttore de “La Civiltà Cattolica”, padre Antonio Spadaro, in un lungo e straordinario colloquio pubblicato sulla rivista dei gesuiti: «Sono un peccatore al quale il Signore ha guardato». Il cammino di misericordia e di giustizia che il Papa propone alla Chiesa e alle società umane parte da lì. Questa consapevolezza (riconoscere il proprio limite) e questa condizione (sentirsi «trafitti» dallo sguardo di Dio) permettono, infatti, di lavorare per cambiare la propria vita e il mondo senza arroganza, aderendo a un progetto buono e indicando una strada accettabile anche per tanti che vengono da percorsi diversi e persino lontani... Chi ascolta davvero papa Francesco lo capisce, chi invece non vuole farlo (e continua a fraintendere per malizia, per alterigia o per la frequentazione di piccoli e grandi mistificatori) credo che prima o poi lo capirà lo stesso. La forza del Vangelo è rivelatrice, disarmante, mobilitante e riconciliatrice.

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