venerdì 20 ottobre 2017

Caro direttore,
Rosario Villari – scomparso mercoledì, all’età di 92 anni – è stato uno degli storici marxisti più importanti del Novecento italiano. Ma innanzitutto è stato un grande ricercatore, aperto alla discussione e all’analisi onesta dei documenti. Quando realizzai per Tv2000 (che allora si chiamava ancora Sat2000) il mio primo documentario su papa Pacelli – «Pio XII. Il diplomatico di Dio», 2009 –, Villari mi raccontò come si era speso per la pubblicazione del Memoriale delle suore agostiniane del monastero dei Santi quattro coronati, a Roma, nel quale si leggeva che a volere l’apertura della clausura per nascondere gli ebrei ricercati dai nazisti fosse stato Pio XII. Mi spiegò che, nel 2005, era andato nel monastero per cercare documenti del Seicento, il suo ambito di ricerca. Le monache approfittarono per mostrargli la Cronaca relativa alla seconda guerra mondiale. «Avevo letto su un giornale – mi disse – il resoconto di un convegno dove il titolo su sei colonne era “Il silenzio di Pio XII”. Ero molto interessato». Il passo della cronaca attirò la sua attenzione: «Mi sembrava riecheggiasse un linguaggio che non era proprio della vita quotidiana delle monache, ma il linguaggio dello scontro politico e militare di quegli anni». Villari suggerì alle monache di far pubblicare quel documento, mandandolo allo stesso giornale che – qualche giorno prima – aveva pubblicato l’articolo sui “silenzi” di Pio XII. L’operazione non fu semplicissima. Al giornale non accettarono subito di pubblicare il memoriale. Allora, Villari mi raccontò di aver chiamato il direttore del quotidiano e – così – la lettera delle monache agostiniane, con il brano del memoriale in cui si parlava di papa Pacelli, venne messa in pagina. «Ho pensato – mi disse – che questo documento potesse essere di stimolo per una ricerca più ampia di cui avevo sempre sentito l’esigenza». A Pio XII – mi rivelò, infine – lo legava anche un ricordo personale. «Ho avuto occasione di incontrarlo, di ascoltare un suo discorso, niente di meno che nel Congresso mondiale delle Scienze storiche che si è tenuto nel 1955, in cui lui ha fatto un bel discorso agli storici che mi colpì molto per la forza, perché lui era un personaggio di grande spessore culturale. Io allora ero un giovane storico. Ma mi colpì molto». Ecco, Rosario Villari è stato soprattutto questo, un esempio di onestà intellettuale e di amore per la ricerca storica fatta senza paraocchi. Anche quando insegnava storia moderna all’Università. Sono stato suo allievo alla facoltà di lettere della Sapienza, mi sono laureato con la sua cattedra. Lui affermato «storico marxista». Io giovane studente cattolico. Sempre rispettato per le mie idee e per la mia fede.

Antonello Carvigiani

Grazie, caro Antonello, per questo tuo ricordo di Rosario Villari che è al tempo stesso personale e professionale. Questa piccola e intensa pagina, che da brillante giornalista sai offrirmi e offrirci, è testimonianza di ciò che alcuni – sempre meno, mi auguro – si ostinano a non capire: esiste e persiste l’onestà dell’ascolto, dello sguardo, della ricerca. E persone di orientamento culturale diverso, credenti o no, possono condividere profondamente questa attitudine e far lievitare sul concreto, affascinante e duro tavolo della “quotidianità che fa la storia” quella che papa Francesco chiama “cultura dell’incontro”. Noi cristiani dovremmo esserne esperti, e come tutti ne abbiamo bisogno. Bisogna essere grati a coloro che ci dimostrano che, qui e ora, anche questo rispetto reciproco, questa fraternità e questa speranza hanno solide ragioni.

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