sabato 5 gennaio 2019
Il parlamentare che ha sollevato il caso col ministro dopo la proiezione del documentario sull’aborto in una scuola di Monopoli resta della sua opinione. E invoca dialogo. I fatti parlano chiaro
Una marcia per la vita negli Usa (foto d'archivio)

Una marcia per la vita negli Usa (foto d'archivio)

Egregio direttore,

un articolo di Mimmo Muolo pubblicato su 'Avvenire' del 3 gennaio 2019 definisce «polverone mediatico» la richiesta di intervento che insieme alla collega Veronica Giannone abbiamo rivolto al ministro Bussetti rispetto alla proiezione di un video antiabortista vietato ai minori in una scuola di Monopoli, durate l’ora di religione. Apprendiamo dall’articolo in questione che la vicenda sarebbe chiusa «definitivamente» perché dirigente scolastico e genitori hanno comunicato il loro – rispettabile – punto di vista.

Leggiamo che qualcuno ci accusa di voler strumentalizzare l’episodio e di non aver ascoltato «il popolo», al contempo però il suo collega assume per « definitivi » punti di vista legittimi, ma non necessariamente rappresentativi della realtà dei fatti e di tutti i punti di vista e sensibilità coinvolti nella vicenda. Al di là delle considerazioni sulla maniera (quanto meno parziale) di riportare i fatti e anche volendo mettere da parte i dettagli dell’episodio, che continuiamo a ritenere grave, ci aspettiamo che si rifletta sulla necessità che la scuola pubblica mantenga il proprio carattere aperto, plurale e laico.

La scuola non deve né inculcare né propagandare idee, ma instillare spirito critico e rappresentare fatti e opinioni per quello che sono, problematizzando e inquadrandoli nel contesto più ampio. Nel nostro Paese esiste – a mio avviso, per fortuna! – una legge che da oltre 40 anni regola l’interruzione volontaria di gravidanza. Negare ai ragazzi la possibilità di inquadrare la questione aborto nel quadro storico e normativo italiano non è didattica né informazione, ma mera propaganda. Dagli operatori della scuola ci aspettiamo tutt’altro atteggiamento. E dal suo giornale ci aspettiamo apertura al confronto e non archiviazioni o assoluzioni unilaterali che non rimuovono né il problema né le ragioni che lo hanno prodotto.

Resta dunque ferma la nostra intenzione di non spegnere i riflettori, non sul caso specifico, ma su come la scuola e l’informazione affrontano temi sensibili come quello dell’interruzione di gravidanza. Lo facciamo non contro qualcuno o qualcosa, ma per garantire il libero arbitrio dei nostri giovani e il principio di laicità dello Stato.

Luigi Gallo presidente (M5s) della Commissione Cultura della Camera

Egregio presidente Gallo,

non le nascondo di essere rimasto sorpreso nel leggerla. E la sorpresa rasenta lo sconcerto specialmente di fronte al passaggio in cui lei definisce i punti di vista degli studenti e dei loro genitori – espressi in un documento da me puntualmente citato – «legittimi, ma non necessariamente rappresentativi della realtà dei fatti». Non sarebbe dunque «rappresentativa della realtà dei fatti» la netta «presa di distanza » dei genitori e dei ragazzi dalla sua iniziativa di rivolgere un’interpellanza al ministro dell’Istruzione, sostenendo che «decine di studenti erano rimasti sconvolti» e i loro «genitori sconcertati». E nemmeno la smentita, altrettanto netta, rispetto a questa situazione da lei rappresentata al ministro: «Ribadiamo che i nostri figli non sono affatto rimasti oltremodo turbati o offesi dalle scelte didattiche compiute dal docente». Men che meno lo sarebbe, immagino, la rinnovata fiducia nel docente, il quale, si legge sempre nello stesso documento, «resta per gli studenti un solido e sicuro punto di riferimento». Non sarebbe stato meglio per lei ammettere di essere stato informato male, chiedere scusa ai ragazzi danneggiati unicamente (come loro stessi affermano) dal «polverone mediatico » (espressione non mia, ma presente nel documento) sollevato dalla sua iniziativa e chiudere così la vicenda? A meno che lei non sostenga – cosa che però nella sua lettera non trovo – di essere stato personalmente presente a quella lezione e non contesti dunque agli studenti (che c’erano) e ai loro genitori di affermare il falso. Se ha elementi per farlo, lo faccia. Ma se questo non è avvenuto, non vedo proprio come possa affermare (e in qualche modo nella sua lettera lei lo sostiene) che durante la lezione si sia inteso inculcare e propagandare idee, piuttosto che instillare spirito critico; che non siano stati rappresentati fatti e opinioni per quello che sono e che il tema non sia stato problematizzato e inquadrato a dovere nel contesto più ampio, anche e soprattutto, della legge 194. Per parte mia, mentre le ricordo che quella legge contiene anche «norme a tutela della maternità», purtroppo largamente disapplicate, le chiedo: è proprio sicuro che la laicità dello Stato e il libero arbitrio dei ragazzi si tutelino nascondendo loro una dura verità che spiega la drammaticità dell’aborto, di ogni aborto, e cioè che l’aborto è sempre soppressione di un essere umano? Gli studenti (e i genitori, per quanto di loro competenza) – gli unici legittimati a raccontarci come in effetti le cose si sono svolte – mi sembra si siano espressi in maniera inequivocabile. Non me ne voglia, ma io continuo a dar credito a loro che c’erano, piuttosto che alla versione dei fatti che lei (che non c’era) continua a sostenere. Un’ultima precisazione: lei, presidente, definisce il video «vietato ai minori », in realtà la visione dello stesso da parte di persone minori d’età è consigliata con l’accompagnamento di almeno un adulto, condizione che si è pienamente realizzata.

Mimmo Muolo

Aggiungo, gentile presidente, solo poche parole alla risposta che ho affidato al mio ottimo collega Mimmo Muolo che ha seguito a fondo il 'caso' sollevato dal suo atto di sindacato ispettivo parlamentare. Desidero, infatti, confermarle che 'Avvenire' è aperto al confronto con tutti coloro che accettano un dialogo vero, cioè – secondo il nostro stile – senza reticenze o pregiudizi e con ascolto serio delle persone e della realtà. E questo tanto più quando si tratta di intesserlo su temi delicatissimi, che riguardano la vita e la morte e mettono in questione l’idea stessa di umanità che è, e deve diventare sempre più, patrimonio comune di credenti e non credenti.

Marco Tarquinio

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