venerdì 18 marzo 2016
Caro direttore,
leggo dell’esclusione dalle lista Pd per il Comune di Bologna di persona – Paolo De Fraia – che «nulla ha a che fare con il profilo politico del Pd di Bologna». Secondo un corsivo di “Avvenire” l’esclusione sarebbe da mettere in relazione alla sua contrarietà all’aborto o, addirittura, al suo connotato «troppo cattolico». Spero e voglio pensare che le cose non stiano così. Che per esempio – avanzo un’ipotesi – l’incompatibilità sia di natura genuinamente politica. In tal caso, sarebbe un buon segnale. In controtendenza rispetto a quel “partito della nazione” che degenera nel “partito pigliatutti”, dal profilo vago e indecifrabile, che si rifiuta di proporsi quale parte tra le parti (questo è un partito in un regime democratico e pluralistico), ancorché tesa a perseguire il bene comune. Non un partito che raccoglie, incoraggia, premia il trasformismo politico e le transumanze parlamentari. Ripeto: confido che il caso in oggetto sia di questa natura.
Ciò detto, non posso non segnalare tre problemi. Il primo: ho lavorato alla nascita dell’Ulivo e alla Carta dei princìpi del Pd. Ci si proponeva di operare una sintesi davvero nuova e originale tra laici e cattolici, tra le culture politiche che hanno forgiato la storia italiana ed europea. Che è cosa diversa dalla ignoranza o dalla rimozione delle radici. La “rottamazione” (la parola non mi impressiona) di un ceto politico estenuato era necessaria. Non si rottamano invece la storia e le culture. Secondo: io mi riconosco nel campo politico della sinistra, ma – come lei sa – da tempo lamento una deriva di essa verso il mito della espansione illimitata dei diritti civili (individuali?) a discapito dei diritti e del legame sociale quale baricentro delle sue politiche e persino quale sua ragion d’essere. Comincio a pensare che, sul punto, avesse ragione Del Noce. Lo ha notato, con la sua finezza, Claudio Magris, non a caso segnalando l’eccezione – ma appunto l’eccezione – di isolate ancorché autorevoli voci della sinistra ex comunista, quali Vacca, Tronti, Chiti. Una sensibilità che francamente non si riscontra nell’attuale gruppo dirigente Pd. Come si è avvertito nella gestione ondivaga della legge sulle unioni civili. Terzo problema: non è mio costume “fare il verso” alle gerarchie ecclesiastiche. Ricorderà la disputa (e gli equivoci) sui «cattolici adulti». Ma come dare torto al cardinale Bagnasco che, lunedì scorso, lamentava una certa intolleranza o quantomeno un malcelato fastidio nei confronti di chi si azzarda a dissentire dal mainstream in tema di famiglia e diritti civili. Un pensiero dominante, peraltro, nei media e negli opinion leader ma meno nel sentire popolare comune. Come ha rilevato Galli della Loggia. Mi segnalano che, su quei temi, decisiva è la discriminante generazionale. Giusto tenerne conto, non indulgere al moralismo e alla sterile nostalgia, ma domando: la circostanza che i giovani siano sciolti e leggeri con riguardo a questioni che invece, per noi adulti, chiamano in causa valori ed evocano problemi, ci esonera forse dalla responsabilità di ragionarne insieme e di dare loro conto di quel poco o tanto di verità che ci è parso meritasse la nostra dedicazione?
Franco Monaco - Deputato del Pd

Ciò che abbiamo scritto (e che altri, come noi, hanno scritto) è ciò che è accaduto a Bologna e nel Pd del capoluogo emiliano, caro onorevole Monaco. Un candidato è stato espulso dalla lista per le comunali in cui era stato inserito su impulso del sindaco uscente dopo che il sito online di un quotidiano aveva evidenziato che la storia di Paolo De Fraia era – testuale – da «ultracattolico». Non so che cosa significhi esattamente questa espressione, proprio come quella «cattolico adulto» che lei ricorda, perché ho sempre pensato e spesso scritto che il termine «cattolico» non ha bisogno di ulteriori aggettivazioni. È una bisaccia del viandante che deve restare povera e ricca solo degli attrezzi del cammino: fede, speranza e carità. E questo tanto più in politica, dove chi crede in Gesù Cristo, e partecipa alla vita delle comunità raccolte attorno a Pietro e gli altri successori degli apostoli, a parer mio può solo stare poveramente, con intatta coerenza al Vangelo e serena piena adesione al metodo democratico. Ma tant’è, a Bologna questo s’è detto e fatto: «Via di qui l’ultracattolico!». E la cosa ha provocato lo sconquasso di cui si parla, ma non troppo, sulla stampa e nel Pd. Non troppo, anzi il meno possibile, perché l’argomento è scomodo e il caso increscioso. Ma lei, caro Monaco, non ama le consegne del silenzio e le minimizzazioni. Lo so bene. Lei preferisce sperare, dal suo punto di vista, in un’altra spiegazione e invocare una seria «dedicazione» (essa, sì, adulta, dico anch’io) in chi sceglie la sua parte politica “a sinistra” da cattolico. Che questa speranza sia fondata o meno credo che il discorso sia comunque molto interessante e che, in realtà, interessi non solo il Pd. A sinistra come a destra e anche fuori da questo antico schema, che così poco contiene l’attuale varietà (e a volte il varietà) della politica non solo nostrana, siamo già dentro a un tempo sfidante, in cui a credenti e pensanti viene chiesto un di più di chiarezza su ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta e la salva dal cinismo, cioè dall’indifferenza al male e dal male che si traveste da bene: aborto e dittature d’ogni tipo, solitudini e mercato selvaggio, uteri in affitto e guerre sante, sciupìo della terra e dell’acqua e manipolazioni dell’umano... La lista, purtroppo, continua. E si deve capovolgere. E si può riuscirci solo insieme. Laici e cattolici, e tanti altri. Purché ci siano sempre case da “abitare” insieme, con rispetto e metodi condivisi. Marco Tarquinio

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