Anche dopo una guerra si può ritrovare l'umanità
giovedì 22 dicembre 2016

«Soldado argentino. Solo conocido por Dios». Questo il sobrio testo inciso su 123 croci nel cimitero di Darwin, nell’isola di East Falkland, nota agli argentini come Isla Soledad. I militi possono essere ignoti a noi umani, ma non a Dio, a Colui che ci conosce e che ci ama ad uno ad uno, nonostante le nostre debolezze. Ora quei 123 soldati argentini senza nome, morti durante il conflitto delle Falkland-Malvinas, combattuto tra aprile e giugno 1982 tra Argentina e Regno Unito per il controllo e il possesso di tali isole, della Georgia del Sud e delle isole Sandwich meridionali (argentine per territorio, ma sotto mandato britannico), un nome finalmente lo avranno.

E una lapide su cui una famiglia potrà piangere, pregare e trovare consolazione. Gran Bretagna e Argentina, grazie alla mediazione della Croce Rossa Internazionale, hanno firmato un accordo per esumare e identificare tramite il Dna quei ragazzi che nel 1982, male equipaggiati e male organizzati, vennero mandati allo sbaraglio dal feroce regime militare guidato dal generale Leopoldo Galtieri in un’azzardata avventura nazionalista che costò 649 vittime tra gli argentini e 255 tra i britannici (oltre a tre civili che vivevano sulle isole). Ma oltre trent’anni dopo, cambiate le condizioni politiche dell’Argentina, è giunto il tempo della pietà. Possibile grazie al dialogo fra due democrazie, che sono riuscite, non a caso alla vigilia di Natale, a superare antichi attriti nel nome di valori universali. La 'degna' sepoltura dei morti è un fondamento imprescindibile della nostra civiltà.

Un principio per cui la generosa Antigone mette in gioco la sua stessa vita pur di seppellire il corpo del fratello Polinice, nonostante i divieti del Re Creonte. «A proclamarmi questo non fu Zeus, né la compagna degl’Inferi, Dike, fissò mai leggi simili fra gli uomini. Né davo tanta forza ai tuoi decreti, che un mortale potesse trasgredire leggi non scritte, e innate, degli dèi. Non sono d’oggi, non di ieri, vivono sempre, nessuno sa quando comparvero né di dove», fa dire Sofocle all’eroina nel 442 avanti Cristo. Principi profondamente inscritti nell’essere umano che attentati come quelli di Berlino, con camion impazziti che piombano su famiglie inermi, tentano di sradicare. Perché, comunque andranno a finire questi tempi confusi e terribili, viene da domandarsi se le famiglie che perdono i loro cari per mano dei terroristi e quelle dei folli attentatori potranno mai trovare un terreno comune di accordo e riconciliazione.

Perché questa Terza guerra mondiale a pezzi, come l’ha definita papa Francesco, non ha referenti né confini né uno straccio di regola, per quanto fragili possano essere le regole delle cosiddette guerre tradizionali, ma pur sempre assurde, fra Stati sovrani. Di cui le Falkland sono state uno degli ultimi esempi in tempi moderni. Ma anche un esempio, oggi, di come la forza delle nostre radici, illuminata dalla speranza della nascita di Cristo, sia capace di riportare al centro, prima o poi, l’umanità. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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