Scongiurare il gran male
domenica 17 luglio 2022

Dopo tre anni e mezzo di sconvolgimenti sanitari ed economici la pandemia è ben lungi dall’essere conclusa e, mentre l’Europa è alle prese con un’inedita ondata estiva, il virus sta rialzando la testa negli Stati Uniti e si riaffaccia anche in Oriente, dove era stato finora piuttosto ben contenuto. Che cosa ha determinato questa persistenza prolungata, e quali sono le prospettive per il futuro? La risposta risiede nel fatto che molti governi hanno più o meno esplicitamente rinunciato a combattere il virus, nel nome di una "convivenza" che diventerà sempre più onerosa, data la crescente contagiosità delle varianti virali. È questa arrendevolezza che sta alimentando una potente ondata pandemica nei principali Paesi europei: a fronte di un virus con un R0 ormai di 18.6 (mediamente ogni persona ne contagia quasi 19, a fronte di meno di 2 del ceppo originario di Wuhan), anziché accelerare sulle campagne vaccinali e intensificare le misure di sanità pubblica (mascherine, green pass, distanza di sicurezza), si è deciso di smantellare ogni presidio preventivo. E il risultato, del tutto prevedibile, è stato un enorme aumento dei casi. Fortunatamente il numero dei morti non è cresciuto in misura analoga, a causa della persistenza dell’effetto dei vaccini nel prevenire forme severe di malattia e la morte, ma i numeri sono comunque impressionanti: più di 30mila italiani sono morti nei primi mesi del 2022, e le previsioni per i mesi autunnali e invernali sono drammatiche.

Che cosa ha determinato queste scelte, e soprattutto che impatto avranno per il futuro? È un consolidato fatto storico che le pandemie hanno un termine sanitario e uno sociale. Il primo è certificato dall’Organizzazione mondiale della Sanità, quando non vi sono più casi di malattia per un periodo di tempo prolungato nella maggior parte dei Paesi del mondo, e questo è un obiettivo che, date le premesse, si allontana sempre di più. Il secondo – il termine sociale – è frutto della percezione e della convinzione delle persone, e sta succedendo con la maggior parte della popolazione che si è stancata delle restrizioni al punto di considerare la pandemia conclusa anche se il virus continua a colpire duramente. Certamente lo sfinimento e la frustrazione della gente vanno tenuti in considerazione, ma non al punto di pregiudicare in modo irreparabile la vita di migliaia di persone. Ed è chiaro che con queste premesse il percorso di uscita dalla pandemia sarà ancora lungo e difficile.

La responsabilità degli scienziati sarebbe quella di dare alla politica indicazioni esclusivamente basate sulle evidenze scientifiche e di comunicare in modo chiaro ed equilibrato ai media e all’opinione pubblica. La responsabilità dei politici sarebbe quella di prendere decisioni protettive della salute della popolazione, in grado di conciliare sia le esigenze sanitarie sia quelle economiche. Siamo invece di fronte a una percezione e valutazione selettiva dei dati: nonostante il continuo aumento dei casi, dei ricoverati e dei morti, la preoccupazione collettiva continua a scendere. Quello che sconcerta è che benché abbiamo oggi molte più conoscenze e strumenti rispetto alla fase iniziale – vaccini sicuri, farmaci più efficaci, soluzioni assistenziali diversificate – la pandemia da Sars-CoV-2 stia durando persino più dell’ultima drammatica pandemia influenzale del 1918-1919 che fece più di 100 milioni di morti. E di questo passo anche per il prossimo autunno-inverno le prospettive sono preoccupanti.

Se non rimetteremo in moto in modo rapido ed efficace le campagne vaccinali di massa per ri-proteggere i soggetti già vaccinati e per proteggere quelli ancora non vaccinati (come oltre il 60% dei bambini) lo scenario più probabile sarà il seguente: il ritorno a scuola e alla piena operatività delle attività lavorative in ambienti indoor non adeguatamente ventilati e l’uso non sistematico delle mascherine, unito al normale svolgimento delle attività turistiche e ricreative, farà schizzare verso l’alto il numero di casi, incrementando considerevolmente anche il numero di ospedalizzati e di morti, soprattutto tra i soggetti più fragili per patologia e/o per età. Se poi si dovesse andare a elezioni politiche anticipate in ottobre assisteremo anche a un evento di "super diffusione", come già verificatosi precedentemente in altri Paesi.

Questo potrebbe essere evitato se le istituzioni la smettessero di agire solo reattivamente e avessero il coraggio di farlo proattivamente, a partire da quelle regolatorie. Un esempio di colpevole esitazione è quello dell’Agenzia europea dei medicinali (Ema) che ha autorizzato con tre mesi di ritardo il secondo booster nei soggetti ultrasessantenni, quando la Food and Drug Administration statunitense lo aveva fatto con gli stessi dati scientifici il 29 marzo per tutti gli ultracinquantenni. Certamente le Agenzie nazionali dei Paesi membri – in Italia l’Aifa – avrebbero potuto agire in modo indipendente, ma nessuna l’ha fatto, in una sorta di conformismo al ribasso che ha però contribuito, in assenza di un’adeguata campagna vaccinale che poteva partire tre mesi fa, all’attuale ondata pandemica in Europa.
Di sicuro, la crisi di governo – un esecutivo di larghissima coalizione nato per portare l’Italia fuori dal gorgo della pandemia e delle conseguenti difficoltà economiche e sociali, e per avviarla sulla strada della transizione energetica – non fa altro che aumentare le preoccupazioni. Nel 2021 l’Italia era stata giudicata dal settimanale The Economist «Paese dell’anno» per la sua straordinaria campagna vaccinale e per la sorprendente ripresa economica, a riprova che solo tutelando la salute è possibile garantire una buona performance economica, e Mario Draghi era il primo e ultimo italiano, dai tempi di De Gasperi, a essere indicato come uno dei leader più influenti nel mondo dalla rivista Time.

In una pandemia, peraltro complicata dalla nuova e terribile guerra aperta nel cuore d’Europa e dagli effetti catastrofici del cambiamento climatico che stanno cominciando a colpire in modo traumatico anche il nostro Paese (basti pensare all’attuale ondata di calore e all’emergenza idrica), l’Italia avrebbe bisogno di un governo serio e responsabile che faccia scelte adeguate per evitare un tragico bilancio di malati e di vittime. A maggior ragione sapendo che sarebbero prevenibili con decisioni coraggiose e tempestive.

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