domenica 1 luglio 2018
Il business dell’attuale gioco d’azzardo deriva da un progetto industriale che pianifica sia l’offerta sia la domanda, con volumi crescenti di consumo
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Per un’opinione sensata, sulla portata di una misura drastica che vieti pubblicità e sponsorizzazioni per il gioco d’azzardo, occorrono alcune informazioni di base: su funzione ed effetti del marketing aggressivo di scommesse, slot machine, lotterie, casinò online e altre forme di puntate di denaro per denaro. Il business dell’attuale gioco d’azzardo deriva da un progetto industriale che pianifica sia l’offerta sia la domanda, con volumi crescenti di consumo, e dunque con il reclutamento di sempre nuove fasce della popolazione, composte da giovani, anziani, donne e soprattutto da persone disagiate. Pubblicità e sponsorizzazioni, ancor più con l’impiego associato dei big data che 'pedinano' il consumatore nei suoi itinerari giornalieri con smartphone e computer, supportano lo sviluppo, l’estensione ad infinitum della quantità dei giocatori, e la crescente intensità delle singole persone nel partecipare al gambling. Quei 102 miliardi di euro di acquisti di azzardo nel 2017 fotografano nitidamente il successo dell’operazione.

Si pone una secca alternativa per il conto economico del gioco a soldi: o la base dei consumatori si allarga costantemente, oppure i margini di profitto si assottigliano. Ecco, dunque, che per stabilizzare e incrementare la spesa, occorre fidelizzare i consumatori spingendoli alla dipendenza.

Se cambiamo il punto di vista e osserviamo quanto accade nella condizione della persona, della famiglia, e dei minori, comprendiamo come agisce la strategia di marketing tesa al continuo reclutamento. E possiamo valutare l’importanza di una misura - l’inibizione di pubblicità e sponsorizzazioni - che altrimenti sembrerebbe solo riduttiva.

Nei confronti dei minori (che giocano a soldi, pur essendo loro vietato) la pubblicità provoca lo scambio semantico di Alea con Agon, del caso con l’abilità personale: ovvio che senza inibire la pubblicità non si contiene la violenta esposizione di bambini e adolescenti all’azzardo. Ma è ancora più vero che l’enorme potenza della pubblicità pesa soprattutto sulle persone che intendono, con sofferenza, fuoriuscire dalla condizione di addicted, cioè dalla dipendenza sine substantia verso il gioco a soldi.

Quanto agli effetti delle sponsorizzazioni, essi che sono di tre tipi. Oltre a essere di supporto diretto, cioè di spinta al consumo, servono a condizionare lo svolgimento di alcune fondamentali professioni (medici, terapeuti, psichiatri) proponendo una definizione fallace del pericolo 'gioco d’azzardo patologico' (Gap). La più clamorosa delle sponsorizzazioni è quella di quasi tutti i concessionari dell’azzardo alla Federserd (una sorta di sindacato degli operatori pubblici delle dipendenze). Con generose sovvenzioni la Federserd realizza il progetto del cosiddetto 'gioco responsabile' con un portale internet dove campeggiano i marchi delle industrie dell’azzardo. Cosa si richieder in cambio? Che gli operatori restino ancorati allo schema che la dipendenza da gioco d’azzardo riguardi solo pochi soggetti «fragili e predisposti». Distogliendo l’attenzione dell’opinione pubblica dal progetto industriale dell’azzardo di massa.

In ogni caso, la sponsorizzazione distorce l’uso delle scienze e delle coscienze del medico. Clamoroso, nel caso dell’azzardo, quanto avvenne con il famoso 'modello di Reno', dalla località nel distretto dell’azzardo del Nevada che lanciò nel 1984 il Responsible Gambling (curioso ossimoro). Tre illustri clinici – Ladouceur, Blaszczynski, Shaffer – furono per l’appunto sponsorizzati nel loro riunirsi à coté dei 100 Casinò di Reno per lanciare il manifesto del gioco responsabile quale Intesa tra Stato, società dell’azzardo e consumatori. Naturalmente non vennero consultate le associazioni dei familiari, degli ex giocatori e i gruppi di terapia diffusi negli Stati Uniti d’America, nel Canada e in Australia, Paesi di provenienza dei tre cattedratici.

Vi sono poi le sponsorizzazioni che servono a diffondere la buona reputazione dei concessionari. L’operazione di solito è elargire somme di denaro per restauri, opere per l’infanzia, strutture sanitarie, ripristino di luoghi archeologici di importanza mondiale o di opere d’arte universali. Associando il marchio a monumenti famosi in tutto il mondo o a buone cause di rilievo sociale. In Italia tra il 2004 e nel 2007 venne coinvolto e 'conquistato' persino l’ospedale pediatrico Bambino Gesù e l’Agenzia dei Monopoli organizzò grandi battage pubblicitari mentre stava decollando la pianificazione pubblica dei 47 giochi d’azzardo in concessione. Ma il vento è poi cambiato decisamente. I pediatri dello stesso benemerito Ospedale hanno realizzato una guida per i medici sui rischi dell’azzardo per bambini e ragazzi, sia che vengano attratti a giocare a soldi sia che subiscano le conseguenze di trascuratezza per genitori giocatori d’azzardo. La guida è stata presentata assieme a una ben opportuna ricerca della Caritas romana sui minori e l’azzardo. I documenti, come i lettori di 'Avvenire' sanno bene, sono stati presentati nei giorni scorsi in una conferenza stampa al Vicariato. E i Monopoli di Stato, nonostante abbiano insistito per partecipare all’evento, hanno ricevuto un cortese e fermo no, grazie.

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