Pace impegno di tutti. Per i cristiani di più, accanto al Papa
giovedì 27 ottobre 2022

Caro direttore, siamo un gruppo di fedeli e condividiamo ogni parola del Papa, apprezziamo la sua determinazione nel voler tener desta l’attenzione di tutti sulla guerra in Ucraina come sull’emergenza climatica e ambientale, ammiriamo la sua franchezza nel chiamare ai loro doveri politici e di umanità gli alti responsabili di tali crisi, le quali si alimentano ogni giorno di più. A noi sembra però che papa Francesco venga, purtroppo, lasciato troppo solo e in particolare sul “no” alla guerra. Da parte di preti, vescovi, cardinali e laici si applaudono i suoi interventi, ma poi... non seguono azioni concrete per favorire, almeno, una tregua d’armi e una conversione dei cuori e delle politiche. Troppo sembra scivolare via passivamente, come gocce d’acqua sugli ombrelli. I cattolici a tutti i livelli dovrebbero aggregarsi per formare una robusta collettività che gridi forte contro questa guerra e tutte le guerre, contro la dittatura “religiosa” che si abbatte sulle donne iraniane, contro le violenze sulle donne e i femminicidi, contro i trafficanti d’armi, contro le mafie e contro coloro che s’ingrassano spudoratamente nel tempo delle varie crisi finanziarie, energetiche, alimentari… Bisogna saper uscir di casa per parlare di fraternità, di madre-terra e di casa comune. Non è solo papa Francesco ad avere questo compito e questa missione! Scriva pure, caro direttore, che noi e tanti altri come noi, siamo arrabbiati e stanchi di essere spettatori di violenze, atrocità, massacri e di tutto il lordume che frana da ogni guerra e dalla cultura dell’indifferenza e dello scarto. Lo dica e lo scriva anzitutto per noi che siamo la “classe inferiore”; lo ripeta a coloro che stanno alla pari con lei; lo faccia sentire anche a coloro che stanno al di sopra di lei: è tempo di liberare fantasia, franchezza, creatività e coraggio, insieme a papa Francesco. Soprattutto, oggi, a favore della pace e prima che l’oscuro abisso nucleare ci inghiotta tutti.

don Giuseppe Bruno e i fedeli della Chiesa di San Placido Catania


Innanzitutto, caro don Bruno, una sottolineatura: nessuno è “classe inferiore” nelle Chiesa ed è doloroso e grave che sacerdoti fedeli e buoni come lei si sentano, assieme ai propri parrocchiani, in tale condizione. Nessuno può più essere ridotto o etichettato così anche nella nostra società italiana, che resta complessa e complicata, ma è imperniata su un democratico principio di concittadinanza elevato a principio fondativo della Repubblica di cui siamo tutti parte. Detto questo, sa che condivido le sue e vostre serie preoccupazioni, le speranze e l’appello a stare accanto al Papa – a non lasciarlo solo – e a dare corpo e anima agli impegni che ci indica e ci chiede. Oggi, con rinnovata urgenza, all’impegno per la pace. Vale in particolare per chi si sente e si dice cristiano e cattolico, e magari lo sbandiera sulla scena pubblica. L’azione di pace e per la pace, la mobilitazione per far cessare massacri e affari combinati sui massacri, non è un optional, è un mandato che trae forza direttamente dal Vangelo ed è un dovere morale e civile che riguarda tutti. Per questo la grande piazza di pace del 5 novembre, come tutte le altre che continuano a popolarsi e che i media continuano largamente a ignorare, vedrà insieme credenti e laici.

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