lunedì 13 marzo 2017
Oggi Ala Roumieh ha 23 anni ed è in Italia grazie ai corridoi umanitari della Comunità di Sant'Egidio e della Federazione Chiese evangeliche. Obiettivo? Portare in salvo migliaia di rifugiati siriani
«Avevo 17 anni quando la crisi è iniziata in Siria. Mio padre faceva il farmacista ed è stato arrestato 5 volte, torturato in carcere. Dopo 3 anni di guerra per noi non era più possibile vivere nel paese. Io stesso sono stato arrestato per tre volte.  Ho perso il braccio per l’esplosione di una bomba. A Yabroud, vicino Damasco, dove vivevamo, era più facile trovare armi che latte in polvere e medicine. Non ho potuto proseguire gli studi in medicina». Sono le parole Ala Roumieh, 23 anni, con sua madre, sua moglie e due fratelli minorenni, è arrivato in Italia il 3 maggio 2016 grazie al progetto Corridoi umanitari realizzato dalla Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, Tavola Valdese e Comunità di Sant'Egidio, e completamente autofinanziato.

«Avevo 17 anni quando la crisi è iniziata in Siria. Mio padre faceva il farmacista ed è stato arrestato 5 volte, torturato in carcere. Dopo 3 anni di guerra per noi non era più possibile vivere nel paese. Io stesso sono stato arrestato per tre volte. Ho perso il braccio per l’esplosione di una bomba. A Yabroud, vicino Damasco, dove vivevamo, era più facile trovare armi che latte in polvere e medicine. Non ho potuto proseguire gli studi in medicina». Sono le parole Ala Roumieh, 23 anni, con sua madre, sua moglie e due fratelli minorenni, è arrivato in Italia il 3 maggio 2016 grazie al progetto Corridoi umanitari realizzato dalla Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, Tavola Valdese e Comunità di Sant'Egidio, e completamente autofinanziato.

Secondo le stime Nazioni Unite, sei anni di conflitto hanno causato oltre 300.000 vittime ma il conteggio effettivo potrebbe essere di gran lunga superiore. In questo quadro, quasi il 60% della popolazione ha bisogno di assistenza sanitaria, ma oltre la metà delle strutture pubbliche sono chiuse o solo parzialmente funzionanti. All’interno del Paese in questo momento circa 13 milioni e mezzo di uomini, donne e bambini, hanno bisogno di assistenza umanitaria e di protezione tra cui 5,7 milioni di persone hanno immediato bisogno di aiuto. L’esodo di 4,9 milioni di profughi nei Paesi confinanti.

Secondo le stime Nazioni Unite, sei anni di conflitto hanno causato oltre 300.000 vittime ma il conteggio effettivo potrebbe essere di gran lunga superiore. In questo quadro, quasi il 60% della popolazione ha bisogno di assistenza sanitaria, ma oltre la metà delle strutture pubbliche sono chiuse o solo parzialmente funzionanti. All’interno del Paese in questo momento circa 13 milioni e mezzo di uomini, donne e bambini, hanno bisogno di assistenza umanitaria e di protezione tra cui 5,7 milioni di persone hanno immediato bisogno di aiuto. L’esodo di 4,9 milioni di profughi nei Paesi confinanti.

Nel sesto anniversario dall’inizio della crisi siriana, l’Unione europea revocherà la sospensione sul ritorno dei rifugiati in Grecia, ripristinando così il regolamento di Dublino (sospeso dal 2011), con la conseguenza che chi si troverà in altri paesi europei dopo quella data, rischierà di essere rimandato in Grecia per presentare la sua domanda di asilo. Tutto ciò, nonostante la stessa Commissione europea abbia ammesso che le politiche attuate sinora, creino un’enorme pressione sul sistema di asilo greco, costringendo decine migliaia di persone a vivere in condizioni disumane.

Nel sesto anniversario dall’inizio della crisi siriana, l’Unione europea revocherà la sospensione sul ritorno dei rifugiati in Grecia, ripristinando così il regolamento di Dublino (sospeso dal 2011), con la conseguenza che chi si troverà in altri paesi europei dopo quella data, rischierà di essere rimandato in Grecia per presentare la sua domanda di asilo. Tutto ciò, nonostante la stessa Commissione europea abbia ammesso che le politiche attuate sinora, creino un’enorme pressione sul sistema di asilo greco, costringendo decine migliaia di persone a vivere in condizioni disumane.

Il 15 marzo coincide anche con l’anniversario dell’accordo UE-Turchia, che ha causato enormi sofferenze a tantissimi profughi, in buona parte siriani, che cercavano in Europa una possibilità di futuro. La scia che l’accordo si lascia dietro sono le migliaia di persone costrette a vivere in condizioni disumane nei campi sovraffollati delle isole greche, i ritorni forzati in Turchia, la volontà dell’Europa a non prendersi carico delle richieste d’asilo di chi è in fuga dalla guerra. A rendere il quadro ancora più sconfortante, un emendamento alla legge sull’immigrazione in Gran Bretagna, varato l’anno scorso, impedisce l’ingresso a minori migranti non accompagnati provenienti da altri paesi europei.

Il 15 marzo coincide anche con l’anniversario dell’accordo UE-Turchia, che ha causato enormi sofferenze a tantissimi profughi, in buona parte siriani, che cercavano in Europa una possibilità di futuro. La scia che l’accordo si lascia dietro sono le migliaia di persone costrette a vivere in condizioni disumane nei campi sovraffollati delle isole greche, i ritorni forzati in Turchia, la volontà dell’Europa a non prendersi carico delle richieste d’asilo di chi è in fuga dalla guerra. A rendere il quadro ancora più sconfortante, un emendamento alla legge sull’immigrazione in Gran Bretagna, varato l’anno scorso, impedisce l’ingresso a minori migranti non accompagnati provenienti da altri paesi europei.

Siriani in trappola.  A sei anni dall’inizio della crisi che ha precipitato la Siria in una sanguinosa guerra civile, milioni di persone si ritrovano oggi intrappolate, vittime di politiche restrittive che innalzano muri e di fatto impediscono una chance di futuro a chi ha dovuto lasciarsi tutto alle spalle. I quasi cinque milioni di siriani che sono riusciti a scappare dal paese oggi vivono sulla propria pelle le conseguenze delle decisioni dei paesi più ricchi del mondo che si traducono per moltissimi nell’impossibilità di trovare un luogo sicuro in cui vivere: da inizio anno Stati Uniti, Unione europea e Gran Bretagna hanno variamente modificato, sospeso o cancellato tutte quelle politiche in grado di garantire accoglienza a decine di migliaia di rifugiati.  Allo stato attuale, in condizione di grande vulnerabilità, ci sono 78.000 siriani bloccati al confine con la Giordania, centinaia di migliaia respinti alla frontiera con la Turchia, 640.000 in Siria, sotto l’assedio militare imposto dal governo e i suoi alleati, dai gruppi armati di opposizione e dal Daesh.

Siriani in trappola. A sei anni dall’inizio della crisi che ha precipitato la Siria in una sanguinosa guerra civile, milioni di persone si ritrovano oggi intrappolate, vittime di politiche restrittive che innalzano muri e di fatto impediscono una chance di futuro a chi ha dovuto lasciarsi tutto alle spalle. I quasi cinque milioni di siriani che sono riusciti a scappare dal paese oggi vivono sulla propria pelle le conseguenze delle decisioni dei paesi più ricchi del mondo che si traducono per moltissimi nell’impossibilità di trovare un luogo sicuro in cui vivere: da inizio anno Stati Uniti, Unione europea e Gran Bretagna hanno variamente modificato, sospeso o cancellato tutte quelle politiche in grado di garantire accoglienza a decine di migliaia di rifugiati. Allo stato attuale, in condizione di grande vulnerabilità, ci sono 78.000 siriani bloccati al confine con la Giordania, centinaia di migliaia respinti alla frontiera con la Turchia, 640.000 in Siria, sotto l’assedio militare imposto dal governo e i suoi alleati, dai gruppi armati di opposizione e dal Daesh.

Da aprile Oxfam aderisce al progetto Corridoi umanitari, inaugurato più di un anno fa dalla Diaconia valdese e dalla Comunità di Sant'Egidio, che ha già portato in Italia 700 rifugiati siriani vulnerabili, attraverso una via sicura e grazie a visti umanitari previsti dal diritto internazionale.

Da aprile Oxfam aderisce al progetto Corridoi umanitari, inaugurato più di un anno fa dalla Diaconia valdese e dalla Comunità di Sant'Egidio, che ha già portato in Italia 700 rifugiati siriani vulnerabili, attraverso una via sicura e grazie a visti umanitari previsti dal diritto internazionale.

Hadil Sabha, 46 anni, con suo marito Asad e il figlio Nabil di 7 anni, è arrivata in Italia il 1° dicembre 2016, grazie al progetto Corridoi umanitari realizzato dalla Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, Tavola Valdese e Comunità di Sant'Egidio, e completamente autofinanziato. Oxfam è partner dell’iniziativa ed ospiterà da aprile i rifugiati che arrivano attraverso i corridoi.

Hadil Sabha, 46 anni, con suo marito Asad e il figlio Nabil di 7 anni, è arrivata in Italia il 1° dicembre 2016, grazie al progetto Corridoi umanitari realizzato dalla Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, Tavola Valdese e Comunità di Sant'Egidio, e completamente autofinanziato. Oxfam è partner dell’iniziativa ed ospiterà da aprile i rifugiati che arrivano attraverso i corridoi.

L’obiettivo è ospitarne 1.000 entro la fine del 2017 in varie città italiane e il primo gruppo di rifugiati di cui Oxfam si farà carico, sarà accolto nel Comune di Rosignano Marittimo.

L’obiettivo è ospitarne 1.000 entro la fine del 2017 in varie città italiane e il primo gruppo di rifugiati di cui Oxfam si farà carico, sarà accolto nel Comune di Rosignano Marittimo.

© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI