Trump, Leone XIV, e la "minaccia" della pace che rischia di rovinare i piani del tycoon

di Agnese Palmucci, Roma
Il presidente americano ha attaccato duramente il pontefice con un post sul suo social Truth: «E' un debole. Dovrebbe darsi una regolata». La reazione dei vescovi statunitensi e del mondo cattolico: «Leone XIV non è un suo rivale, è il Vicario di Cristo».
April 13, 2026
Il presidente degli Stati Uniti alla base militare di Andrews in Maryland, dove è giunto nella notte italiana
Il presidente degli Stati Uniti alla base militare di Andrews in Maryland, dove è giunto nella notte italiana / REUTERS
La minaccia di chi chiede solo pace, dialogo e dignità per gli indifesi, è troppo pericolosa per Donald Trump, rischia di rovinargli i piani su più fronti. Pericolosa per il suo governo, che a novembre 2026 sarà alla prova delle elezioni di metà mandato, per la politica estera Usa e quella anti-immigrazione, che sta rinchiudendo nelle case famiglie intere, per timore dell’Ice. Nel giorno della Pasqua ortodossa, il presidente degli Stati Uniti ha attaccato duramente papa Leone XIV, davanti ai giornalisti e in un lungo post su Truth, definendolo un «debole sul fronte della criminalità e pessimo in politica estera». Le dichiarazioni sono arrivate all’indomani della veglia di preghiera per la pace, che Prevost ha indetto e presieduto sabato sera nella Basilica di San Pietro, in cui il Papa è tornato a sottolineare esplicitamente le «inderogabili responsabilità dei governanti delle Nazioni» chiedendo di fermare la guerra scatenata con Israele in Medio Oriente. E soprattutto dopo che, lunedì scorso, dopo l’ultimatum all’Iran, sempre Prevost si era esposto descrivendo «immorale» la minaccia del presidente Usa di «distruggere un’intera civiltà».
Con il post Trump, a poche ore dalla partenza del Papa per il viaggio apostolico in Africa, prova a trascinarlo nell’arena politica, rivolgendosi a lui come ha fatto in questi mesi con gli altri avversari politici. «Leone XIV dovrebbe darsi una regolata nel suo ruolo di Papa, - si legge nelle ultime frasi - usare il buon senso, smettere di assecondare la sinistra radicale e concentrarsi sull'essere un Grande Papa, anziché un politico. Questo comportamento gli sta arrecando un danno gravissimo e, cosa ancora più importante, sta danneggiando la chiesa cattolica!». Immediata la reazione del presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, l’arcivescovo Paul Coakley. «Il Papa non è un politico - ha scritto in una nota di risposta alle frasi del tycoon -. Sono demoralizzato per il fatto che il Presidente abbia scelto di scrivere parole così sprezzanti nei confronti del Santo Padre. Papa Leone non è un suo rivale, né il Papa è un politico. Egli è il Vicario di Cristo che parla attingendo alla verità del Vangelo e per la cura delle anime».
Nel post Trump ha proseguito anche con una serie di notizie non verificate e posizioni mai espresse dal Pontefice. «Parla della paura nei confronti dell'amministrazione Trump, - scrive - ma non menziona la paura che la chiesa cattolica, e tutte le altre organizzazioni cristiane, hanno provato durante il Covid, quando venivano arrestati sacerdoti, ministri di culto e chiunque altro per aver celebrato funzioni religiose». Sempre ieri, nelle ore in cui falliva il tentativo di negoziati tra Stati Uniti e Iran in Pakistan per il cessate il fuoco in Iran, il tycoon ha postato sul suo profilo un'immagine di sé nei panni di Gesù, mentre cura un infermo, circondato da aquile, soldati e caccia. «Preferisco di gran lunga suo fratello Louis perché è totalmente Maga. Lui ha capito tutto, ma Leone no», ha continuato, riferendosi all’incontro avuto il 20 maggio scorso alla Casa Bianca, insieme al vicepresidente J.D. Vance, con Louis Prevost.
Il presidente degli Stati Uniti ha poi accusato papa Leone XIV di «ritenere accettabile che l'Iran possieda l'arma nucleare», per i suoi continui appelli alle vittime innocenti del conflitto in Medio Oriente. «Non voglio un Papa che trovi terribile il fatto che l'America abbia attaccato il Venezuela, un Paese che stava inviando enormi quantità di droga negli Stati Uniti - ha continuato - e che, ancor peggio, stava svuotando le proprie carceri riversando nel nostro Paese assassini, spacciatori e criminali violenti». E ancora, nella serie di attacchi al Pontefice, che per la prima volta nomina esplicitamente, ha sottolineato che non vuole un Papa «che critichi il presidente americano», poiché sta facendo «esattamente» ciò per cui è stato eletto, «vale a dire portare la criminalità ai minimi storici e creare il più grande mercato azionario della storia». Contro questa versione dei fatti, in particolare riguardo alla politica estera e al trattamento “indegno” dei migranti, si stanno esprimendo senza sosta e con durezza, in questi mesi, anche i vescovi statunitensi, rilanciato le posizioni del Papa. Ieri in una intervista televisiva congiunta, tre cardinali vicini a Prevost, Joseph Tobin, arcivescovo di Newark, Robert McElroy, arcivescovo di Washington, Blase Cupich, arcivescovo di Chicago, hanno denunciato ancora una volta come la guerra in Iran sia «ingiusta», una guerra «di scelta» che apre a una spirale bellica senza fine. Sulla repressione dei migranti, che continua ad essere una piaga negli Stati americani, McElroy ha sottolineato che «le messe in spagnolo nella nostra arcidiocesi sono calate del 30% rispetto all’anno precedente. Tutto per la paura». Lo stesso cardinale di Washington, rivolgendosi ai fedeli nella Messa di domenica, ha concluso l'omelia con un appello diretto: «Quando lasceremo questa chiesa dobbiamo andare oltre la preghiera e farci voce della pace presso i nostri rappresentanti. - ha dichiarato -. Se il presidente deciderà di rientrare in questa guerra immorale, noi, come discepoli di Cristo, dovremo rispondere a una voce sola: No. Non in nostro nome». 
Secondo Trump, poi, Prevost sarebbe stato «scelto dalla Chiesa esclusivamente perché americano», perché «si riteneva che quello fosse il modo migliore per gestire il rapporto con il presidente Donald J.». Senza mancare di rivendicare il merito dell’elezione a Pontefice dell’allora prefetto del Dicastero per i vescovi. Leone XIV dovrebbe essergli «grato», perché, «come tutti sanno, la sua nomina è stata una sorpresa sconcertante», in quanto «non figurava in nessuna lista dei papabili», e se lui non fosse stato alla Casa Bianca, «Leone non sarebbe in Vaticano». 
La minaccia della pace è troppo pericolosa per Donald Trump, e lo è probabilmente anche per la sua concezione di Dio e della religione. «Abbiamo qui un argine a quel delirio di onnipotenza che attorno a noi si fa sempre più imprevedibile e aggressivo», ha ribadito il Papa durante la veglia di sabato anche in riferimento ad alcune dichiarazioni di esponenti del governo Trump, «.Viene trascinato nei discorsi di morte persino il Nome santo di Dio, il Dio della vita. Scompare allora un mondo di fratelli e sorelle con un solo Padre nei cieli e, come in un incubo notturno, la realtà si popola di nemici». A muoversi in sintonia con il Papa, negli Stati Uniti, è la Conferenza episcopale, che da mesi denuncia anche le «indiscriminate deportazioni di massa» dei migranti negli Usa, e le violente politiche anti-immigrazione. Anche l’arcivescovo conservatore Timoty Broglio, ordinario militare negli Stati Uniti, che aveva «moralmente accettabile disobbedire agli ordini» in caso di un attacco Usa alla Groenlandia, nei giorni scorsi è tornato a dire che «l’attacco all’Iran è difficilmente configurabile nella dottrina cattolica della “guerra giusta”».
La tensione è alta, ma per il Papa l’unica cosa che conta è costruire la pace, come ha detto sabato dalla Basilica vaticana. «La Chiesa è un grande popolo a servizio della riconciliazione e della pace, che avanza senza tentennamenti, anche quando il rifiuto della logica bellica può costarle incomprensione e disprezzo».

Le reazioni del mondo cattolico

Insieme alla Chiesa americana, in queste ore il mondo cattolico, e non solo, sta facendo sentire la sua vicinanza al Pontefice.  La Cei ha espresso «rammarico per le parole a lui rivolte nelle scorse ore dal Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump»,  unendosi «a quanto affermato dal Presidente della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti». La voce di Leone XIV «in un tempo segnato da conflitti e tensioni internazionali» rappresenta «un richiamo esigente alla dignità della persona, al dialogo e alla responsabilità», scrivono i vescovi italiani in una nota, rinnovando al Papa «vicinanza, affetto e preghiera» e auspicando «da parte di tutti rispetto per la sua persona e per il suo ministero».
Per il cardinale Paolo Lojudice, arcivescovo della diocesi di Siena-Colle Val d'Elsa-Montalcino, e presidente della Conferenza episcopale toscana, che ha espresso a nome di tutti i vescovi toscani «devota e filiale vicinanza al Santo Padre», quella di Prevost è  «una voce insostituibile per tutti gli uomini e le donne che credono nella pace». Il suo magistero, ha aggiunto in un comunicato stampa, è «il riferimento per oltre un miliardo di cattolici», e le critiche ricevute non potranno «in nessuna maniera interferire con la ua essenziale missione di portatore di speranza e di solidarietà nel mondo».
Sostegno al Pontefice è stato espresso anche dal presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione, Davide Prosperi. «Il movimento di Cl esprime con decisione il proprio totale sostegno a papa Leone XIV - ha affermato -. Ci addolora molto vedere che possa essere attaccato o considerato un semplice attore dello scontro politico. Con le nostre preghiere e il nostro affetto di figli sosteniamo il Santo Padre nel suo instancabile impegno a tenere viva la speranza in coloro che soffrono e gli confermiamo la nostra disponibilità a offrire il nostro contributo nella costruzione senza sosta della pace»..

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