Il "noi" è meglio dell'"io": la vita comunitaria è la sfida della Chiesa italiana

Il cardinale Zuppi presenta le Linee di orientamento al centro dell'Assemblea generale della Cei che giovedì si conclude con Leone XIV: il dono della fede, la vita comunitaria, la corresponsabilità e l'adeguatezza delle struture
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May 27, 2026
Il "noi" è meglio dell'"io": la vita comunitaria è la sfida della Chiesa italiana
Vaticano, 25 maggio 2026. Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana. L'introduzione del card. Matteo Zuppi / Siciliani
Preoccupa la «crescente polarizzazione» che si registra nella società. Perché «fa credere pericolosamente che i problemi si possano risolvere alzando i toni», spiega il presidente della Cei, il cardinale Matteo Zuppi. E a impensierire i vescovi è anche l’intreccio fra «individualismo, profonde sofferenze, solitudine e paure sempre più diffuse» che si toccano con mano nell’intera Penisola. Ecco, la Chiesa italiana può e vuole contribuire a ritessere «un “noi” che rischia di farsi sempre più tenue». Zuppi lo riassume con la formula «costruire la comunità», una delle priorità scaturire dal Cammino sinodale nazionale. Quattro anni di impegno e mobilitazione; migliaia di persone coinvolte; il Documento di sintesi con 124 proposte concrete approvato a ottobre dai mille delegati delle diocesi. E adesso le “Linee di orientamento per il cammino delle Chiese in Italia” con le prospettive pastorali per i prossimi anni che sono state al centro dell’Assemblea generale della Cei cominciata lunedì e oggetto di «grande discussione fra vescovi», racconta il cardinale presidente incontrando la stampa. Appuntamento che ha avuto come sede l’Aula del Sinodo in Vaticano e che domani mattina viene concluso da Leone XIV. «Il Papa ci incontra per la terza volta in poco più di anno di pontificato, segno dell’attenzione che come primate d’Italia ha per noi», aggiunge Zuppi.
Una delle quattro grandi “direttrici” che scandiranno il prossimo quinquennio Cei è proprio il ruolo della comunità. Comunità «da ripensare» nella Chiesa, sottolinea il cardinale Roberto Repole, arcivescovo di Torino e vescovo di Susa, che ha coordinato il gruppo di lavoro sulle “Linee di orientamento” e le ha presentate all’episcopato italiano. Ma comunità che si fanno anche opportunità per il Paese. «Si tratta di qualcosa che la Chiesa può offrire alla società civile. In un’epoca di spiccato individualismo, avere comunità vive e autentiche può rappresentare un elemento di socialità che una volta era scontato ma adesso è ben più debole», ricorda Repole. E Zuppi rimarca: «Davvero il Vangelo umanizza, come ci ricorda anche Leone XIV nell’enciclica Magnifica humanitas». Soprattutto in un tempo segnato dalle guerre. «Dobbiamo agire perché prevalga non la logica della forza e delle armi, ma la via del dialogo, la sola che può impedire la violenza. Inoltre occorre disarmare sia gli arsenali, sia il linguaggio, il pensiero, la politica», avverte il presidente della Cei. E, rispondendo ai giornalisti, parla anche dei maltrattamenti subiti dagli attivisti della Flotilla dopo essere stati fermati dall’esercito israeliano. «Tutte le volte che i diritti vengono calpestati, è preoccupante. Lo è ancora di più quando sono le istituzioni a farlo. Siamo di fronte a un’umiliazione del diritto, a partire da quello della persona che non può mai essere messo in discussione. E chi ha esercita una simile violenza tradisce anche se stesso».
Tornando all’Assemblea della Cei, il documento passato al vaglio dai vescovi mette al primo posto l’urgenza di «riportare al centro il dono della fede», spiega Repole. La seconda sfida è quella di «puntare sulla vita comunitaria». La terza è «dare impulso alla corresponsabilità differenziata». «Tutti siamo chiamati all’impegno nella vita e nella missione della Chiesa in virtù del sacerdozio battesimale – fa sapere Zuppi –, non soltanto coloro che hanno ricevuto un ministero». E l’arcivescovo di Torino tiene a evidenziare la «grande responsabilità che spetta al laicato nell’annuncio e nella testimonianza fra le pieghe del quotidiano». Quarta necessità è «verificare l’adeguatezza delle strutture» ecclesiali. Tutto ciò include anche una revisione del “volto” della parrocchia e della sua presenza nel territorio. «Un’emergenza in ordine a ciò che ci sta a cuore», la definisce Repole. Poi racconta: «In diverse diocesi si è già provato a ringiovanire la vita comunitaria perché sia la più aderente possibile al Vangelo e perché diventi attrattiva». Quindi cita l’esempio di Torino dove «la metà degli alloggi è abitata da persone singole, mentre formalmente si contano più parrocchie oggi che la città ha 800mila abitanti rispetto a quando ne aveva 1 milione e 200mila. Serve prendere coscienza dei cambiamenti in atto perché la fede possa continuare a essere vissuta, celebra e trasmessa».
Le nuove “Linee di orientamento” non sostituiscono il testo finale del Cammino sinodale che ufficialmente si è concluso lo scorso novembre con l’Assemblea generale ad Assisi. «Ma offrono prospettive di orizzonte», afferma Repole. E il neo vice-presidente della Cei per l’Italia settentrionale eletto lunedì, il vescovo di Mantova, Gianmarco Busca, chiarisce che «nelle diocesi molti punti per la riforma pastorale delle comunità che sono contenuti nel Documento di sintesi possono già essere attuati», mentre il testo targato Assemblea generale è complementare e guarda al livello nazionale. Di fatto aiuta ad avere un orientamento, ma in un’Italia così variegata non si possono blindare le Chiese locali». A tutto ciò fa da sfondo la riforma della Cei. «Speriamo – è l’auspicio di Zuppi – che nell’Assemblea generale del prossimo anno possa essere prevista una discussione approfondita».
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