Gli enti del Terzo settore guidati da ManagerNoProfit: «Rimettiamo in circolo le competenze acquisite»

Oltre 300 progetti realizzati insieme alle associazioni tra governance, bandi e accompagnamento organizzativo
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May 27, 2026
Gli enti del Terzo settore guidati da ManagerNoProfit: «Rimettiamo in circolo le competenze acquisite»
La sezione di Trento di ManagerNoProfit
Ogni anno migliaia di persone lasciano inutilizzate le risorse accumulate in una vita di lavoro. Se fossero risparmi o patrimoni economici, prevarrebbero reazioni scomposte. Ma se si parla di competenze, il fastidio si allevia subito: certo, un gran peccato ma tutto sommato inevitabile. L’associazione ManagerNoProfit è nata dieci anni fa proprio con l’idea di invertire questa logica: le competenze professionali di manager, tecnici e professionisti volontari trovano una nuova vita quando vengono messe a disposizione degli enti del Terzo settore. Oggi l’associazione festeggia il traguardo con il convegno “10 anni di ManagerNoProfit per il Terzo Settore: competenze per un futuro da costruire insieme”, all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Ma, più che un bilancio celebrativo, quello del presidente Luigi Tomassini è il racconto di una trasformazione che riguarda insieme il volontariato, il lavoro e l’invecchiamento attivo. «Il Terzo settore è cambiato moltissimo», osserva. «Ci sono stati cambiamenti normativi, organizzativi, generazionali. Molti enti si trovano oggi a dover affrontare processi complessi: transizione digitale, raccolta fondi, gestione delle risorse umane, amministrazione, intelligenza artificiale. E lì le competenze che arrivano dal mondo aziendale possono diventare un supporto concreto». ManagerNoProfit conta oggi circa 150 soci distribuiti in otto sezioni territoriali, da Torino a Verona. Professionisti in pensione, ma non solo. «Non siamo chiusi ai giovani né alle persone ancora in attività lavorativa», precisa Tomassini. «Anzi, stiamo investendo molto sul tutoring e sull’accompagnamento delle nuove generazioni». Il punto, insiste, è superare un’idea riduttiva del volontariato come attività separata dalla propria esperienza professionale. «Esiste un volontariato di braccia, importantissimo. Ma esiste anche la possibilità di mettere a disposizione ciò che si è imparato in anni di lavoro. È un connubio tra quello che fai tutti i giorni e quello che puoi fare nel Terzo settore». Tra le richieste di supporto che l’associazione ricevono più spesso il tema del fundraising è centrale. «Gli enti si stanno accorgendo che servono competenze precise per partecipare ai bandi, progettare, rendicontare». Ma il lavoro non si esaurisce in una consulenza occasionale. «Quando entriamo in contatto con un ente il rapporto dura spesso mesi o anni. Non facciamo interventi “a sportello”: accompagniamo i processi». Tra le esperienze che ricorda con più intensità c’è quella di un’associazione trentina arrivata a un passo dalla chiusura. «C’era bisogno di rimettere ordine, dal punto di vista organizzativo, del passaggio generazionale e della ricerca fondi». Dopo quasi due anni di lavoro condiviso, l’ente è riuscito a vincere un bando provinciale ottenendo le risorse necessarie per continuare le attività. «Queste sono le soddisfazioni più grandi», racconta. «Vedere che qualcosa che sembrava finito piano piano rifiorisce».  
Nelle parole di Tomassini torna spesso un’espressione: “invecchiamento attivo”, come possibilità concreta di restare dentro la società attraverso ciò che si sa fare. «Molte persone arrivano alla pensione spaesate», osserva. «Vorrebbero impegnarsi, ma non sanno come. Nel momento in cui vengono informate nasce il desiderio». Da qui anche una riflessione più ampia sul rapporto tra giovani e cittadinanza attiva. «Nelle scuole ci siamo accorti che spesso manca perfino la conoscenza del Terzo settore», racconta. «Ma quando ne si parla, nasce subito un grande interesse». Per questo, sottolinea Tomassini, servono percorsi formativi capaci di costruire competenze manageriali anche nel non profit. «Oggi il manager è necessario pure nelle associazioni», afferma. «Per gestire bene qualsiasi organizzazione servono preparazione, visione, capacità di accompagnare le persone». L’associazione, in dieci anni, ha seguito oltre 150 enti e realizzato circa 300 progetti. «Il nostro profit, oggi, è il valore sociale che riusciamo a creare», conclude. «Ed è un valore che nasce quando le competenze non vengono lasciate andare perdute, ma rimesse in circolo». 

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