Sugli aiuti pubblici allo sviluppo, l'Italia è indietro di 60 anni
A pochi anni dal 2030, scadenza fissata dall'Agenda Onu, il nostro Paese è lontanissimo dalla soglia dello 0,70% del Reddito nazionale lordo da dedicare allo sviluppo. Arriva a meno della metà. Borsotto (portavoce Campagna 070): «Ormai non è questione di generosità, ma di credibilità internazionale»

Cinquantasei anni di promesse non ancora mantenute hanno una data di scadenza: il 2030. E un dato: 0,30%. È quanto l'Italia dedica oggi agli aiuti pubblici allo sviluppo sul proprio Reddito nazionale lordo, contro lo 0,70% che si era impegnata a raggiungere firmando la risoluzione Ecosoc dell'Onu il 24 ottobre 1970. Un impegno riaffermato nell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. Ignorato, anno dopo anno. Il Dac, il Comitato per l'assistenza allo sviluppo dell'Ocse, ha pubblicato oggi la sua peer review sulla cooperazione italiana, chiedendo all'Italia, al primo punto delle raccomandazioni, di definire un percorso chiaro verso quell'obiettivo, con particolare attenzione ai paesi più fragili e più poveri. È su questo documento che interviene Ivana Borsotto, presidente di Focsiv e portavoce della Campagna 070%.
«Come Comitato 070% accogliamo con favore le raccomandazioni Ocse-Dac che rimarcano il rispetto dell'obiettivo dello 0,70%, da cui l'Italia è ancora ben lontana, come asse portante e come misura delle politiche e dei programmi di cooperazione allo sviluppo dell'Italia», evidenzia Borsotto. Un apprezzamento, ma soprattutto una denuncia: l'aumento registrato rispetto al 2024 è dello 0,03%. Briciole. E le raccomandazioni del Dac - programmi di lungo respiro, finanziamenti prevedibili e pluriennali, coordinamento con la società civile dei paesi partner, attenzione al nesso migrazioni-sviluppo - rimangono per ora sulla carta.
La Campagna 070%, promossa da Aoi, Cini, Link 2007 e Focsiv con il patrocinio di Asvis, Forum Terzo Settore, Missio e Caritas, fa proprie quelle indicazioni come «fondamentale riferimento». «La cooperazione internazionale allo sviluppo, come sancito dalla legge nazionale 125/14, è parte integrante e qualificante della politica estera italiana», scrive Borsotto. E dunque non può essere consegnata al silenzio dei numeri in calo, né ridotta a retorica di accompagnamento del Piano Mattei.
Il punto è chi deve essere protagonista di questa politica, e con quale spirito. La risposta di Borsotto è limpida: «Noi Ong non dobbiamo essere abbellimento e neppure supplenza di come agiscono le istituzioni internazionali, l'Europa e il nostro Stato. Ma neanche separatezza o controparte pregiudiziale». Una posizione che rifiuta tanto la sudditanza quanto l'opposizione sterile. La visione è invece quella di una presenza capillare, che arrivi dove le istituzioni non arrivano: «Estendendo la presenza dell'Italia dalle sedi istituzionali, dai centri direzionali e dalle piattaforme produttive alle periferie, ai villaggi, alle campagne più lontane». «Dialogando e lavorando con le comunità locali, con la società civile, con le famiglie e le persone vulnerabili per esprimerne le potenzialità e il protagonismo - aggiunge ancora Borsotto -. Questo è il nostro dovere, tradurre la grammatica dei diritti in pratica quotidiana». Poi la conclusione più politica dell'appello: «Un paese che rispetta la parola data è un paese che dimostra la propria credibilità e affidabilità nelle relazioni e nelle istituzioni internazionali, assumendo anche in questo modo un ruolo da protagonista nella costruzione di un mondo più giusto e in pace».
Non è un appello sentimentale, ma una questione di reputazione nazionale: la coerenza tra ciò che l'Italia dichiara nei consessi internazionali e ciò che poi fa - o non fa - con i propri fondi pubblici. La Campagna 070% ha portato il tema nelle scuole, nelle università, nelle associazioni. «Crediamo di aver riportato almeno in qualche misura quell'impegno, quella responsabilità, all'attenzione dei cittadini e dell'agenda politica nazionale», scrive Borsotto, senza trionfalismi. Perché il dato resta quello che è: 0,30%. E il 2030 si avvicina.
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