Il messaggio delle elezioni comunali è che le liste civiche spostano voti. E fanno vincere
di Diego Motta
A Venezia l'exploit di Venturini, largamente primo per preferenze davanti ai partiti, è stato decisivo. Ma anche a Prato e Pistoia i sindaci Biffoni e Capecchi hanno potuto contare su un consenso personale forte, che ha finito per allargare il perimetro della loro offerta politica. Ora maggioranza e opposizione devono riuscire a intercettare il valore del "civismo": una sfida in cui hanno sempre perso

All’indomani dell’esito referendario, si disse che l’opposizione non avrebbe dovuto mettere il cappello sulla vittoria del “no”. Nei quasi 15 milioni di voti raccolti, la quota di chi aveva espresso un voto “contro” la riforma della giustizia per le più svariate ragioni era rilevante e non si sarebbe tradotta automaticamente in consensi per i partiti della minoranza. A parole tutti si mostrarono convinti da questo ragionamento. Nei fatti da allora è scattata una corsa ad intestarsi quei numeri e ad accreditarsi con i “nuovi elettori” protagonisti della prima spallata al governo Meloni.
Errore madornale. Al netto della capacità incredibile del centrosinistra di perdersi in bizantinismi come la leadership e le primarie (adesso? e a chi interesserebbe poi?) ha colpito la lentezza d’azione nell’allargare l’offerta politica a quella parte di società civile che aveva deciso di voltare le spalle all’esecutivo. Qui arriviamo al caso di Venezia e all’inaspettato (anche dai sondaggisti, a onor del vero) successo di Simone Venturini, con una lista civica in grado di battere tutti i partiti, da Fratelli d’Italia al Pd, dai Cinque Stelle alla Lega. Tutti. Nessuno l’ha vista arrivare, si potrebbe dire parafrasando Elly Schlein. Di certo, la lezione di un “civismo” che in particolare nelle tornate amministrative ha un valore inestimabile nel rapporto con la comunità, nella ricerca delle persone, nella scelta dei temi con cui parlare all’elettorato va appresa in fretta. Sul territorio vincono persone che si conoscono, sono radicate nel contesto sociale, hanno appartenenze chiare. Non vincono quasi mai personalità anche importanti calate dall’alto e neppure visioni della città o della società distaccate dalla vita reale.
Il “civismo” è un valore in sé, da preservare, che raramente trova sbocco elettorale a livello nazionale ma che smuove la politica sul territorio, risveglia sentimenti di impegno e partecipazione sopiti, rilancia sfide sul futuro delle città. Tanti sindaci vincono perché sono a capo di esperienze civiche, tradotte in liste, che allargano il perimetro dell’offerta politica. Basta vedere i dati di Prato e Pistoia, dove i neoeletti primi cittadini Pd Matteo Biffoni e Giovanni Capecchi hanno potuto contare su liste proprie arrivate in doppia cifra. Lo stesso vale per tanti altri centri di piccole e medie dimensioni, dove il valore della prossimità è anche un patrimonio politico.
Per queste stesse ragioni, dunque, il centrodestra farebbe bene a stare in guardia dopo il primo turno delle Amministrative. Non c’è stata nessuna revanche, nessuna rivincita domenica e lunedì. L’opinione pubblica manda segnali a intermittenza e la maggioranza incapperebbe nello stesso errore di analisi fatto due mesi fa dal centrosinistra se corresse a intestarsi la vittoria di Venezia e di altre città. I voti in libera uscita dai partiti sembrano in crescita e lo scenario delle prossime elezioni politiche è tutt’altro che cristallizzato. Immaginare una legge elettorale che vanifica il bisogno di partecipazione e fa il gioco dell’astensione non sarebbe un bel segnale.
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