Conserve Italia, modello coop: «Così diamo valore al lavoro»
A mezzo secolo dalla nascita delle prime cooperative ortofrutticole, il Gruppo detiene sei marchi, tra cui Valfrutta e Cirio. Il presidente Gardini: «Attenzione ai lavoratori, non solo alla tecnologia»

“Valfrutta, la natura di prima mano”: chi ha più di 40 anni può averlo letto solo canticchiando. È lo slogan risalente agli anni Ottanta che testimonia la lunga storia non solo di Valfrutta, ma di tutti e sei i marchi legati a Conserve Italia, dunque anche Cirio, Yoga, Derby Blue, Jolly Colombani e Juver. A distanza di 50 anni dal sogno dei fondatori del Gruppo cooperativo non si fermano gli investimenti e lo sguardo verso il futuro. D’altra parte, già vent’anni fa Conserve Italia aveva puntato su un luogo definito “depresso”, come Pomposa, in provincia di Ferrara, “nella bassa”, come si dice da quelle parti. Al posto di sabbia, paludi e zanzare i fondatori furono in grado di vedere quello che oggi è uno stabilimento dai numeri grandiosi.
Chi arriva a Pomposa trova un paesaggio che sembra sospeso nel tempo, ma appena si entra nello stabilimento si percepisce l’energia fatta di persone che lavorano con orgoglio. È un luogo che racconta una storia di riscatto, di cooperazione, di comunità, che parte da lontano, quando negli anni Sessanta le cooperative ortofrutticole emiliano-romagnole decisero di unire le forze per non essere schiacciate dalla grande distribuzione. «Il sogno nacque dal bisogno», ha ricordato il presidente Maurizio Gardini. «I nostri fondatori non avevano capitali, ma avevano una visione: unire i produttori per dare valore al loro lavoro. E noi, cinquant’anni dopo, continuiamo a farlo».
Conserve Italia è rimasta fedele a quella visione originaria: «siamo totalmente cooperativa», ha ribadito Gardini. «Non abbiamo mai messo il capitale nei fondi, non siamo mai stati quotati in Borsa». Una scelta controcorrente, in un mondo in cui molte imprese agroalimentari sono finite in mani finanziarie o multinazionali. Conserve Italia, invece, appartiene ancora ai suoi soci: migliaia di produttori agricoli che conferiscono la materia prima e che vengono pagati al giusto prezzo, per redistribuire valore lungo la filiera. Questa scelta ha avuto anche una funzione sociale. In cinquant’anni, Conserve Italia ha garantito lavoro stabile in territori fragili, ha sostenuto le comunità locali, ha investito in sicurezza, formazione, welfare aziendale. Oggi lo stabilimento di Pomposa conta 1.300 lavoratori: «siamo attentissimi alle persone», ha sottolineato Gardini, «molti degli investimenti fatti negli ultimi anni riguardano proprio la sicurezza sul lavoro e il miglioramento delle condizioni operative. Una smart factory non è solo tecnologia: è un luogo dove si lavora meglio e in modo più sicuro».
Il Piano investimenti 2023-2026, da 86,9 milioni di euro, è la prova concreta di questa visione. Ha interessato sette stabilimenti – Pomposa, Ravarino, Barbiano, Massa Lombarda, Alseno, Albinia e Mesagne – e la sede di San Lazzaro di Savena (Bo). Oltre la metà delle risorse è stata destinata a Pomposa, che oggi viene definita senza esitazioni “Pomposa Smart Factory”. Qui sono stati installati due evaporatori Thor, macchine di ultima generazione che permettono di risparmiare fino a 5.000 tonnellate di CO₂ all’anno. In totale, gli evaporatori installati nei vari stabilimenti consentono un risparmio complessivo di circa 10.000 tonnellate di CO₂ l’anno. Il direttore generale Pier Paolo Rosetti ha ricordato che «tra il 2019 e il 2024 abbiamo ridotto l’impatto ambientale di oltre 54.000 tonnellate di CO₂. Ora puntiamo a incrementare la quota di energia elettrica da fonti rinnovabili fino al 42% del fabbisogno complessivo e a ridurre ulteriori 39.000 tonnellate di CO₂ entro il 2027». In totale, 93.500 tonnellate risparmiate: un risultato che pochi gruppi agroalimentari europei possono vantare.
Accanto alla trasformazione energetica, Pomposa ha rivoluzionato anche la logistica interna: un sistema che permette di ridurre gli errori, aumentare la tracciabilità e ottimizzare i flussi produttivi. La fabbrica diventa così un organismo intelligente, capace di adattarsi alle esigenze del mercato e di anticipare le criticità. Il direttore operativo Gabriele Brignani lo ha descritto così: «abbiamo costruito un ecosistema in cui fabbrica e logistica dialogano in tempo reale. Non si tratta solo di macchinari nuovi, ma di un modo diverso di concepire l’industria agroalimentare». Gli operatori non lavorano più accanto a macchinari bollenti, ma in control room climatizzate, davanti a schermi che monitorano ogni fase del processo. La qualità del prodotto migliora, perché la lavorazione è più delicata. La sicurezza aumenta, perché l’automazione riduce i rischi e rende il lavoro più qualificato.
Conserve Italia oggi commercializza i suoi prodotti in tutto il mondo: Europa, Stati Uniti, Canada, Giappone, Australia, Medio Oriente. I suoi marchi storici sono ambasciatori dell’agroalimentare italiano e della sua filiera agricola. «La nostra forza è una filiera cooperativa che parte dai campi e arriva sulle tavole dei consumatori», ha detto Gardini. «Creiamo valore per i produttori e per i territori con la forza dei nostri marchi storici».
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