Sfide comunali oggi e domani per oltre 6 milioni d’italiani

Urne aperte in quasi 750 Comuni. A Venezia e Reggio Calabria si temono ribaltoni. A Vigevano test per Vannacci. Legge elettorale: il governo punta a primo ok entro giugno
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May 24, 2026
Sfide comunali oggi e domani per oltre 6 milioni d’italiani
Ultimo appuntamento elettorale di primavera (al di là degli eventuali ballottaggi nelle città più grandi), mentre in Parlamento si cerca di stringere i tempi sulla nuova legge elettorale, da applicare eventualmente alle Politiche del 2027. Oggi dalle 7 alle 23 e domani (dalle 7 alle 15) circa 6 milioni e mezzo d’italiani torneranno alle urne per eleggere i loro sindaci. Stando ai dati del Viminale, sono chiamati a eleggere primi cittadini e consigli comunali i cittadini di 661 Comuni nelle Regioni a statuto ordinario, più un’altra ottantina in Friuli-Venezia Giulia, Valle d’Aosta e Sicilia. L’eventuale ballottaggio, nei comuni sopra i 15mila abitanti, si terrà il 7 e 8 giugno prossimi. In Sardegna, invece, il primo turno è spostato sempre al 7-8 giugno, con il secondo turno invece fissato il 21 e 22 giugno. Ricordiamo che il voto disgiunto (la facoltà di votare per un candidato sindaco e anche per una lista non collegata a lui/lei) è ammesso solo nelle località sopra i 15mila abitanti.
Si tratta di un turno elettorale meno “impattante” degli ultimi, che avevano coinvolto diverse Regioni. Va inoltre considerato che i Comuni interessati sono suddivisi in modo squilibrato sul territorio (385, più della metà del totale, si trovano al Sud) e questo, quindi, non potrà rendere una fotografia dei valori reali a livello nazionale. In ogni caso, sui 18 capoluoghi di provincia coinvolti (Venezia, Mantova, Lecco, Arezzo, Pistoia, Prato, Fermo, Macerata, Chieti, Avellino, Salerno, Andria, Trani, Crotone, Reggio Calabria, Agrigento, Enna e Messina) la situazione di partenza vede 8 città governate dal centrosinistra, 5 dal centrodestra e altre 5 da politici indipendenti o di altri partiti. Anche alzando la “scala”, prosegue la prevalenza del centrosinistra: questa coalizione amministra 118 realtà sopra i 15mila abitanti, contro 41 del centrodestra, 15 sono in mano a liste civiche, 5 al Movimento 5 stelle (di cui uno solo in coalizione con il Pd) e 10 a vario titolo indipendenti, come la lista Sud chiama Nord di Cateno De Luca a Messina. Come noto, però, saranno soprattutto gli esiti di Venezia (ora in mano da 11 anni al centrodestra, con Luigi Brugnaro), capoluogo di Regione del Veneto, per eccellenza la roccaforte della Lega, e Reggio Calabria (oggi del centrosinistra con Giuseppe Falcomatà) a orientare il giudizio finale: riusciranno gli schieramenti opposti a ribaltare la situazione?
Nei vari territori le coalizioni non si presentano compatte ovunque: da Agrigento e Chieti passando per Avellino (dove il centrodestra si è diviso sui candidati sindaco, con la Lega che corre per conto proprio) a Salerno, dove è il "campo largo" ad essersi spaccato sulla candidatura di Vincenzo De Luca. Qui l'ex governatore dem, che non aveva gradito come noto l'indicazione del pentastellato Roberto Fico per la sua successione, è sostenuto da una coalizione di centrosinistra anomala, con il Pd che non presenta il proprio simbolo, mentre il Movimento 5 stelle e Alleanza Verdi e Sinistra appoggiano un altro aspirante sindaco. A Vigevano (il Comune più popoloso della tornata lombarda), dove erano scoppiate le polemiche per la candidatura di due musulmani nella lista della Lega, Roberto Vannacci sostiene il candidato di "Vigevano Futura": lo ha fatto con un videomessaggio in suo favore ed un comizio di piazza molto partecipato. In molti si aspettano nell'esito del voto un primo test della "presa" elettorale del generale su un territorio finora a prevalenza leghista, anche se Futuro Nazionale non partecipa per il resto alle amministrative di quest'anno. Significativa è pure Viareggio, città cara all'europarlamentare fuoriuscito dalla Lega, dove i partiti di governo osano e si presentano con la lista "centrodestra unito" senza simboli per sostenere una candidata con un passato nel Pd. A Messina, infine, gli occhi sono puntati sul candidato sostenuto da Cateno De Luca (Sud Chiama Nord) che punta a fare il bis. 
Dalle urne aperte a quelle future, il passo è breve. Sulla riforma della legge elettorale la novità è che si cerca uno sprint. Parlando a Trento, al Festival dell’Economia, Luca Ciriani, il ministro FdI dei Rapporti con il Parlamento, ha detto: «Dopo aver atteso le proposte, mai arrivate, del centrosinistra, c’è la volontà di accelerare al massimo l’approvazione. Quindi noi speriamo entro la fine di giugno di poter approvare almeno in prima lettura alla Camera la nuova legge elettorale». I tempi verranno decisi mercoledì, quando a Montecitorio ci sarà la riunione dei capigruppo con il presidente Fontana. Già piovono giudizi negativi dalle opposizioni. Per Federico Fornaro, deputato del Pd ed esperto di temi elettorali, l’obiettivo di un ok entro giugno è «irrealistico» anche solo in commissione Affari costituzionali. E Riccardo Magi, segretario di +Europa, sostiene che l’accelerazione annunciata «rischia di favorire ulteriore confusione» e invita il governo a rispettare i tempi parlamentari senza «forzature».
A Trento Ciriani ha confermato che il premio di maggioranza scatterà toccando la soglia del 42% dei consensi, «poi i numeri - ha spiegato - si possono correggere in Parlamento e in commissione, ma il principio è avere un certo premio non superiore ad una certa soglia per impedire che chi vince si possa scegliere i presidenti di Camera e Senato e il presidente della Repubblica». Precisazione, quest’ultima, che dovrebbe rassicurare le minoranze, ma così non è.
L’altro nodo riguarda i voti di preferenza. A volerli in maggioranza sono meloniani e leghisti, non Forza Italia che - nel caso questa modifica passasse in via trasversale, assieme al centrosinistra - potrebbe far saltare il banco. Da qui la mossa che i Fratelli d’Italia starebbero studiando: siccome il voto è palese solo in commissione, in questa sede si punterebbe a evitare emendamenti rispetto all’ultimo testo-base, in modo da arrivare direttamente in aula. Dove, invece, il regolamento di Montecitorio consente di applicare il voto segreto anche alle leggi elettorali: quindi Meloni, che si è sempre detta a favore delle preferenze, potrebbe “salvare la faccia” facendo anche presentare un emendamento dai Fratelli d’Italia, confidando però che la modalità segreta consenta agevolmente di farlo bocciare (gli eletti vedono infatti più di buon occhio gli attuali listini bloccati). In tal modo, si eviterebbero problemi con il partito del vicepremier Tajani. Un’alternativa, poi, potrebbe essere quella di mantenere solo i capilista bloccati, mentre gli altri posti sarebbero decisi con le preferenze degli elettori.
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