Robotaxi, una rivoluzione a ostacoli tra sfiducia e costi troppo alti

Secondo il Boston Consulting Group l'IA potrebbe accelerare l'ingresso nel mercato, ma lo scoglio più difficile da superare resta proprio quello culturale
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May 26, 2026
Robotaxi, una rivoluzione a ostacoli tra sfiducia e costi troppo alti
Un modello di robotaxi della Waymo
Quella dei taxi a guida autonoma è una rivoluzione che sembra sempre sul punto di decollare, ma che per un motivo o per un altro, ancora non è riuscita a farlo. Anche se il progresso tecnologico procede a ritmo sostenuto, basta anche un singolo incidente, un errore di sistema per portare la corsa al robotaxi dieci passi indietro.
L’ultimo è avvenuto in Texas il 20 aprile scorso. Mentre percorreva le strade di San Antonio, un robotaxi della Waymo senza passeggeri si è trovato davanti a una strada allagata e impraticabile ma, invece di evitarla, ha proseguito nell’acqua. Risultato: Waymo ha richiamato 3.791 veicoli per aggiornare il software e renderlo in grado di gestire situazioni di maltempo estremo.
Episodi come questo rappresentano uno dei principali ostacoli alla diffusione di questi veicoli. Sia perché rallentano l’evoluzione del quadro normativo necessaria, sia perché contribuiscono a diffondere nella popolazione un certo grado di scetticismo.
Nonostante quella che le aziende produttrici di robotaxi stanno portando avanti da anni sia una vera e propria corsa a ostacoli, un nuovo studio del Boston Consulting Group (BCG) delinea un quadro piuttosto ottimista per il futuro di questo mercato. Secondo la società di consulenza, la flotta globale potrebbe superare 1 milione di veicoli entro il 2035 nello scenario base e arrivare fino a 3 milioni nello scenario più favorevole.
Tuttavia, questo potrà accadere solo a determinate condizioni. L’evoluzione del comparto, infatti, sarà guidata da alcuni fattori chiave. Prima di tutto: il denaro. Attualmente avviare un servizio commerciale in una città degli Stati Uniti costa tra i 15 e i 30 milioni di dollari. Il Gruppo prevede che questo costo potrà quasi dimezzarsi nel prossimo decennio, grazie alla maggiore efficienza degli strumenti digitali, alla diminuzione dei costi dell’hardware e alla semplificazione delle operazioni.
C’è poi il tema temporale: serve tempo per ottenere le approvazioni normative, in particolare in Europa e Nord America, così come per realizzare le infrastrutture necessarie come stazioni di ricarica e parcheggi: operazione che può richiedere fino a due anni negli Stati Uniti e 18 mesi in Cina. Lo stesso vale per la mappatura digitale e la localizzazione, che possono richiedere dai 6 ai 18 mesi. L’Intelligenza Artificiale, tuttavia, potrebbe accelerare alcuni di questi processi.
Occorre tempo non solo per lanciare il prodotto in una nuova città, ma anche per espandere la sua diffusione. Infatti, anche negli attuali epicentri dei robotaxi, come San Francisco e Pechino, questi rappresentano ancora meno dell'1% della flotta totale di taxi
e veicoli a chiamata, sia per ostacoli tecnologici che normativi. Ma per quanto riguarda i primi, BCG prevede che grazie ai progressi, la capacità di scalare potrà ulteriormente migliorare.
Chiaramente questo non può avvenire in modo uguale ovunque. Il Paese dove l’espansione è più favorevole in questo momento è la Cina, dove i costi operativi sono inferiori del 30-50% rispetto a Europa e Stati Uniti grazie a tecnologie più economiche e a costi di manodopera di servizio più bassi. E in generale, lo studio prevede che inizialmente i veicoli si diffonderanno principalmente nelle grandi aree metropolitane con quadri normativi chiari, clima favorevole, tracciati stradali semplici e alta densità di popolazione.
Per renderlo un servizio popolare, è necessario che si riducano anche i costi per il cliente. Infatti, oggi è un mercato ancora poco accessibile: i robotaxi hanno costi di esercizio superiori a quelli dei taxi convenzionali, e arrivano a tariffe anche superiori agli 8 dollari al chilometro. Secondo BCG, quando gli operatori raggiungeranno la piena operatività, i costi potranno scendere a circa 80 centesimi al chilometro, e così i robotaxi potrebbero arrivare a sostituire tra il 55% e l'85% delle corse.
Ma uno degli scogli più difficili da superare resta proprio quello culturale. Se in Cina circa il 60% dei consumatori si dichiara aperto all’utilizzo di taxi a guida autonoma, in Europa e negli Stati Uniti la percentuale è dimezzata, secondo un recente sondaggio del Gruppo condotto su 9000 consumatori. Sono poche le persone che ad oggi si sentirebbero a proprio agio a farsi guidare da una macchina senza conducente. Ma su questo, BCG sembra essere piuttosto ottimista.
Secondo la società, man mano che le persone inizieranno a percepirli più sicuri delle auto guidate da esseri umani, e che i costi diventeranno competitivi, l'apertura dei consumatori nei confronti dei robotaxi aumenterà costantemente, raggiungendo circa il 60% negli Stati Uniti intorno al 2030 e oltre il 45% in Europa entro il 2030

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