Filippo Neri e il cardinale Newman? Due santi in dialogo con il mondo di oggi
Il teologo austriaco Hermann Geissler nel giorno della memoria liturgica del santo «Pippo Buono» traccia i punti di incontro tra questi due giganti della fede e figli della stessa Famiglia religiosa: gli oratoriani

Il «santo della gioia» e del «buon umore» e famoso per il suo motto di vita «state buoni se potete» ma soprattutto uno dei campioni della Riforma Cattolica. Così oggi, nel giorno della sua memoria liturgica, sarà ricordato nelle varie celebrazioni san Filippo Neri (1515-1595) nella chiesa romana che custodisce le sue spoglie: Santa Maria in Vallicella. Saranno oggi due le Eucaristie più significative per la festa di san Filippo previste nella chiesa romana: quella delle 12 presieduta dal cardinale vicario del papa per la diocesi di Roma il cardinale Baldassarre Reina e l’altra delle 19 celebrata dall’oratoriano e vescovo emerito di Ivrea Edoardo Aldo Cerrato.
Un personaggio così originale e particolare che ha influito con il suo stile su un gigante del pensiero cattolico e, tra l’altro, suo figlio spirituale il santo e cardinale, e oratoriano come lui, John Henry Newman (1801-1890) proclamato dottore della Chiesa, nel novembre scorso, da Leone XIV e associato a un gigante della teologia il domenicano Tommaso d’Aquino come co-patrono della missione educativa. Una vicinanza tra questi due santi non solo perché appartenenti alla stessa Famiglia religiosa, la Confederazione dell’oratorio ma per il comune amore per la Chiesa. Di questo è convinto padre Hermann Geissler. Classe 1965 il sacerdote austriaco, per anni teologo di fiducia dell’allora cardinale Ratzinger, quando era alla guida dell’ex Sant’Uffizio, è membro della famiglia spirituale “L’Opera” e direttore del Centro internazionale degli amici di Newman a Roma. Per Cantagalli il religioso ha pubblicato, recentemente, un corposo saggio dal titolo evocativo San John Henry Newman. Dottore della Chiesa (pagine 168, euro 17). E pensando alla festa di san Filippo appena trascorsa Geissler si dice consapevole dell’eredità attuale di «Pippo Buono»: «Oggi viviamo in un tempo con una forte tentazione di diventare “copie” di altri che ci vengono presentati come modelli. In san Filippo vediamo un “originale convertito”. Nel suo cuore non ci sono tracce di elementi artificiali, è una persona libera, vive con semplicità, carità e gioia. Allo stesso tempo Filippo si è convertito nel profondo del suo cuore: vive in Cristo – e, di conseguenza, vive per gli altri. Questa sua autenticità umana, nobilitata dall’unione con Cristo, lo rende affascinante anche oggi. Scrisse Newman: “Amo un vecchio dal dolce aspetto, lo ravviso nel suo pronto sorriso, nell’occhio acuto e profondo, nella parola che infiamma uscendo dal suo labbro”».
Quali sono i punti di incontro così lontani e così vicini tra i due santi?
«Dopo la sua conversione al cattolicesimo, Newman fu mandato a Roma, presso il Collegio di Propaganda Fide, per prepararsi al sacerdozio cattolico e trovare il suo posto nella Chiesa. Cercò il contatto con diversi Ordini, ad esempio i passionisti e i gesuiti, ma poi prese conoscenza con gli oratoriani. Attirato dalla figura di Filippo Neri, fece un pellegrinaggio a San Pietro per alcuni giorni consecutivi e quindi decise di farsi oratoriano. Fu profondamente toccato dalla personalità, direi dal cuore, di san Filippo: dalla sua bontà e umiltà, dalla sua apertura al cuore di Dio, dai suoi legami d’amore con i fratelli, dalla sua capacità di parlare al cuore di tutti. Non a caso Newman, da cardinale, scelse il motto “Cor ad cor loquitur”».
Entrambi fondano due oratori il primo quello di Roma nel 1575 e l’altro a Birmingham nel 1848.
«Della sua lunga vita (1801-1890) Newman visse per ben 43 anni come oratoriano. Trovò nel santo fiorentino un vero amico, un sacerdote esemplare, un padre con un cuore plasmato dall’amore dello Spirito Santo. Concluse una sua preghiera a san Filippo con le parole: “Cuore di fuoco, luce di santa gioia, vittima d’amore, prega per me”. Nell’oratorio di Birmingham cercò di evitare una falsa uniformità tra i fratelli, lasciando spazio a tutti nella loro originalità. Non volle che i fratelli si spogliavano delle loro qualità specifiche, ma che queste siano perfezionate e usate nel servizio apostolico. Fece tutto perché i fratelli si sentissero accolti, amati, “a casa”. È famosa la sua parola: “Dodici preti che lavorano insieme: ecco ciò che desidero. Un oratorio è una famiglia e una casa; ciò che mantiene l’armonia comune è la delicatezza e la reciproca sollecitudine, la deferenza e la gentilezza, il mutuo apprezzamento, la conoscenza del modo di essere degli altri”».
Padre Geissler, a suo giudizio, Filippo Neri, lui che era un discepolo degli insegnamenti di Girolamo Savonarola, si sarebbe rallegrato che un suo confratello sarebbe stato elevato agli onori degli altari e proclamato dottore della Chiesa?
«Certamente il cuore di san Filippo si è rallegrato in cielo quando papa Leone XIV ha proclamato Newman dottore della Chiesa, pensando forse alla battuta dello stesso Newman quando fu chiamato un santo: "Non sono portato a fare il santo, è brutto dirlo. I santi non sono letterati, essi non amano i classici, non scrivono romanzi. Io sono forse alla mia maniera abbastanza buono, ma questo non è alto profilo. Mi basta lucidare le scarpe ai santi, se san Filippo in cielo avesse bisogno di lucido da scarpe”. Scherzi da parte, Newman è un dottore della verità, combattendo per la vera fede e contro il liberalismo in religione per tutta la vita; è un dottore della coscienza, vicario originario di Cristo e avvocato della verità nel nostro cuore; è un dottore della luce gentile, toccato dal cuore di Dio e rivolgendosi al cuore degli altri, sulla scia del suo maestro Filippo, e offrendo a tutti un affascinante modello di educatore e formatore».
Neri e Newman due grandi figure che hanno amato con la loro impronta originale e “controcorrente” la Chiesa Cattolica?
«Mi pare che ambedue, Newman e Neri, sono delle grandi personalità: uomini che hanno accolto i talenti e le grazie date da Dio, hanno formato il proprio cuore seguendo la “luce gentile” dello Spirito, hanno sviluppato un forte amore per la Chiesa e per ogni cuore umano. Sono stati sempre circondati da fratelli attirati dalla loro umanità e santità. Hanno coltivato tante amicizie profonde, anche con numerosi laici – uomini e donne – mostrando che il Vangelo viene trasmesso soprattutto tramite il contatto personale. E Il loro cuore è stato radicato nel cuore del Signore, presente, in modo reale e sostanziale, nella santa Eucaristia.
Così lontani ma anche così vicini per stile questi due giganti di santità?
«Ovviamente si possono menzionare anche tante diversità: Neri è partito dalla Firenze cattolica giungendo a Roma dove ha trovato la sua vocazione e svolto il suo ministero, mentre Newman proviene dall’anglicanesimo e, dopo una lunga e faticosa ricerca, è arrivato al porto della Chiesa cattolica in un’Inghilterra ancora ostile al cattolicesimo. Filippo ha lavorato tra i fedeli semplici, soprattutto i giovani, in una Roma bisognosa di riforma, Newman si è impegnato maggiormente nel campo dell’educazione universitaria. San Filippo, il santo della gioia, infiamma il nostro spirito, san John Henry, dottore della Chiesa, illumina la nostra mente e riscalda il nostro cuore».

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