La maggior parte dei minori scomparsi in Italia (e mai ritrovati) sono stranieri

Nel 2025 hanno fatto perdere le proprie tracce almeno 18mila under18, ma chi non ha la cittadinanza rischia di più. Telefono azzurro: «Crescono anche i rischi digitali»
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May 26, 2026
La maggior parte dei minori scomparsi in Italia (e mai ritrovati) sono stranieri
Le percentuali di ritrovamento sono più basse tra i bambini e gli adolescenti stranieri
I minori stranieri che arrivano in Italia, nella maggior parte dei casi, vengono censiti solo dopo un’intercettazione in strada parte di cittadini o forze dell’ordine. Se trovano posto, vengono subito inseriti nel sistema di accoglienza da cui escono al raggiungimento della maggiore età. Non tutti, però, portano a termine il percorso di inclusione: poco meno di uno su quattro (nel 2025 erano 3.250) fa perdere le proprie tracce quando ancora è minorenne e, in sei casi su dieci, non viene mai più ritrovato. È questo l’allarme lanciato ieri, in occasione della Giornata internazionale dei bambini scomparsi, dalla “Fondazione S.O.S. Il Telefono Azzurro” che nel suo dossier annuale conta il numero di minorenni di cui si sono perse le tracce in Italia nel 2025: almeno 18mila sono le segnalazioni di minori scomparsi – l’87,4% è stato ritrovato nell’arco di un mese – e oltre il 72% delle allerte riguarda bambini o adolescenti senza cittadinanza italiana. Sono loro le vittime più vulnerabili: «Si tratta di bambini che vengono intercettati anche dalla criminalità organizzata e dal traffico di esseri umani – ha commentato ieri in Senato il presidente di Telefono azzurro, Ernesto Caffo –. Sono accolti in comunità e poi finiscono nel buco nero dell’invisibilità». Ma la maggior parte delle scomparse – denuncia ancora Caffo – non viene neppure segnalata: «Accanto alla parte visibile resta un sommerso fatto di minori non denunciati, bambini senza documenti, adolescenti ricattati online che non chiedono aiuto, minori migranti usciti dai sistemi e bambini separati in aree di conflitto».
In Italia, le segnalazioni riguardanti minori sono oltre il 70% del totale. Questi sono i numeri raccolti dal Commissario straordinario del Governo per le persone scomparse nella sua 34esima relazione. Nel 2025, 4.983 allarmi riguardavano bambini e adolescenti italiani contro i 12.959 dei minorenni stranieri. Il divario più critico, però, ha a che fare con gli esiti delle segnalazioni: la quota di ritrovamento è del 78% tra i minori italiani e del 42% tra i minori stranieri. «Questo non significa che i minori stranieri siano “più inclini” alla scomparsa – spiegano gli autori del dossier –, ma che si trovano più spesso in condizioni di vulnerabilità strutturale: assenza di reti familiari stabili, percorsi migratori non conclusi, incertezza documentale, barriere linguistiche, attesa di ricongiungimento e fragilità dell’accoglienza». Le scomparse ripetute, invece, indicano che per alcuni bambini e adolescenti il problema non è soltanto essere ritrovati, ma non essere nuovamente persi dal sistema. Il ritrovamento, cioè, non chiude automaticamente il caso: può restare un rischio di violenza, sfruttamento, ricatto online, disagio psicologico o nuova scomparsa. «Nessun bambino deve scomparire due volte – afferma Ernesto Caffo –, nell’indifferenza istituzionale».
Le modalità di scomparsa sono sempre più numerose. Sono molti i rapimenti o le sottrazioni familiari, ma esistono anche fenomeni “meno visibili”, come le fughe ripetute o le separazioni dovute al controllo di reti criminali. I dati di Telefono Azzurro, che non contano le denunce ma le segnalazioni, confermano la varietà delle richieste: la categoria più consistente è la fuga da casa (36%), seguita da ritrovamento o feedback di ritrovamento (25%), fuga da comunità o istituto (13%), scomparsa non specificata (12%), fuga da centro di accoglienza (7%), sottrazione internazionale (3%), sottrazione nazionale (2%) e informazioni sul servizio (1%).
Negli ultimi anni, poi, si è fatta spazio anche la coercizione nata online. «Esiste un altro mondo – continua Raffo –. Quello dei ragazzi che si allontanano da casa perché mancano figure di riferimento. Diventano invisibili insieme ai loro disagi». È tra le ferite di queste fragilità che si insinuano le minacce digitali: «Questi bambini vengono raggiunti tramite canali digitali e contattati nel momento di massima vulnerabilità – spiega il presidente –. Il loro corpo viene esposto online e premiato economicamente. Con la promessa di qualche soldo è facile indurli a comportamenti inadeguati». A livello globale, il 2025 ha fatto segnare un’impennata del rischio digitale: secondo il Centro statunitense per i bambini scomparsi e sfruttati (Ncmec), i casi di adescamento o abuso online sono aumentati del 156% nell’ultimo anno e le segnalazioni collegate alle Ia sono passate da 4.700 nel 2023 a 1,5 milioni nel 2025. «Queste violenze digitali possono precedere, accompagnare o aggravare una scomparsa», spiegano gli autori del dossier. Nello scorso anno le hotline europee, in effetti, hanno indicato 92 casi di grooming (adescamento o manipolazione online) collegate alla scomparsa di un minore. Ma la tecnologia, secondo Telefono azzurro, sarà sempre più utile anche per la prevenzione: «Dobbiamo mettere a sistema le risorse dell’Ia - conclude Raffo -. Le autorità possono sfruttarla per anticipare comportamenti e raccogliere immagini senza tener conto di molti vincoli imposti dalla tutela della privacy. Quando si tratta di scomparse, bisogna agire in fretta, perché dietro a ogni numero c’è una storia familiare».

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