Magnifica humanitas è il progetto di una società futura

Le encicliche sociali sono destinate a fecondare l’impegno ecclesiale e sociale dei prossimi anni
Google preferred source
May 25, 2026
Magnifica humanitas è il progetto di una società futura
L'enciclica Magnifica humanitas / 25 maggio 2026. ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI
Un’enciclica sociale non è mai una meteora. Pure Magnifica humanitas (MH) è destinata a fecondare l’impegno ecclesiale e sociale dei prossimi anni. Il modo peggiore di accoglierla è quello di dargli il tempo riservato a un post. Il magistero sociale è frutto della riflessione di una comunità e matura nel tempo con la vita delle comunità. Illumina e ispira. Il testo parla già dal titolo. L’umanità è magnifica, a dispetto del tanfo di pessimismo cosmico che si respira nell’aria da tempo e che ci ha convinto di un’umanità inaffidabile. C’è persino volontà di sostituzione in nome dell’intelligenza più veloce e pervasiva, nonché artificiale. Il sottotitolo indirizza lo sguardo: «Sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale». Al centro c’è l’uomo, che è in pericolo quanto a riconoscimento e cura. Il tempo dell’IA rischia di certificare la depressione del soggetto narcisistico. La persona può essere sfruttata, schiavizzata, calpestata, avversata se finisce nell’orbita fredda della tecnocrazia.
La condizione dell’epoca in cui ci troviamo è racchiusa in due immagini bibliche che fanno da cucitura tra i vari capitoli: la costruzione della torre di Babele (Gen 11) e la ricostruzione delle mura di Gerusalemme al ritorno dall’esilio (Ne 1-2). La prima ricorda l’opera umana senza riferimento a Dio, capace solo di produrre dispersione. La rinascita di Gerusalemme, al contrario, è resa possibile da una responsabilità condivisa di tutto il popolo. Tra la «sindrome di Babele» e la «via di Neemia» ci sta anche la conversione di tutti coloro che intendono accogliere il magistero sociale. Si può cannibalizzare un’enciclica, estraendone brani utili alla causa ma regalandole una durata che non supera la scadenza di uno yogurt. Si può invece farla diventare il progetto di una società futura, come un’opera d’arte, destinata ad essere apprezzata nel tempo.
MH è un discernimento coraggioso della nostra epoca. Tecnica e dominio nel tempo dell’IA chiedono di custodire la grandezza della persona. Transumanesimo e postumanesimo promettono più di quello che riescono a mantenere. Ne esce un affresco inquietante, se prevale la cultura della potenza, ma la speranza è affidata alla civiltà dell’amore, capace di generare fiducia. Leone XIV non rinuncia a dettare le strade di un impegno serio davanti ai rischi derivanti dall’era digitale, dalle guerre e dalla realpolitik irresponsabile: disarmare le parole, costruire pace nella giustizia, assumere lo sguardo delle vittime, coltivare un sano realismo, rilanciare il dialogo, percorrere i sentieri della diplomazia e del multilateralismo, pregare e sperare. C’è un mare di bene possibile che intende arruolare tutti. Il primo sei tu.
Ciò che può meglio interpretare la nostra epoca è espresso nella contrapposizione tra opacità e trasparenza. MH denuncia l’opacità degli algoritmi quando «riproducono pregiudizi e discriminazioni» (MH 80). Il potere tende a farsi opaco nelle mani di pochi che decidono le sorti dell’umanità. L’IA può rendere opache le responsabilità, i processi economici e sociali decisi da élite che manipolano i popoli. In direzione opposta si muove la «cultura della trasparenza» (MH 86), che richiede vigilanza e responsabilità. L’enciclica non rinuncia alla parresia. Per esempio, diretta è la condanna delle nuove forme di schiavitù e del colonialismo che mostra un volto inedito: chi possiede i dati può controllare o gestire informazioni, addestrare modelli predittivi e decidere chi escludere. Il Papa stigmatizza le scelte di riarmo e chiede una viva memoria degli orrori della guerra per non cadere in una sua normalizzazione. La cultura violenta e la logica della deterrenza testimoniano «una povertà relazionale» (MH 192). Ecco la terapia: aver cura delle relazioni sociali, in continuità con Fratelli tutti di papa Francesco. Nel tempo dell’IA che velocizza e frammenta, l’umano può rispondere con il realismo di chi chiama per nome interessi, rapporti di forza, vincoli o paure. Le vie praticabili passano dall’educazione, dal dialogo e da un destino comune. Possiamo usare l’immagine dell’albero: più l’IA allarga la sua chioma e più servono profonde radici sapienziali. Ricorda il Pontefice: «La cultura digitale moltiplica le connessioni e offre nuove possibilità di incontro; tuttavia, il cuore umano conserva un bisogno irrinunciabile di prossimità» (MH 239). Leone ha acceso la luce per illuminare i nostri passi. Per favore, non spegnerla subito!

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Google Discover Seguici anche su Google Discover di Avvenire