Comunali, il centrodestra tiene Venezia e prende Reggio Calabria al campo largo

Alle 15 la chiusura dei seggi nei quasi 750 Comuni italiani dove si è votato per le amministrative. Affluenza al 60%, in calo di quasi cinque punti. Cannizzaro e De Luca eletti al primo turno, a sorpresa avanti Venturini su Martella in Laguna. Il centrosinistra torna a guidare Pistoia
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May 25, 2026
Comunali, il centrodestra tiene Venezia e prende Reggio Calabria al campo largo
Veneziani al voto in un seggio elettorale nel centro storico veneziano / Ansa
Con Venezia e Reggio Calabria il centrodestra incassa al primo round la posta più alta dell’intera tornata amministrativa e rimanda al ballottaggio altre possibili vittorie di peso. Al campo largo (peraltro diviso) resta il successo più scontato e indigesto, quello di Vincenzo De Luca a Salerno. E le conferme di Prato e Pistoia, anche queste maturate al primo turno, consolano solo fino a un certo punto. A Messina esplode Sud chiama Nord di Cateno De Luca, con l’eclatante affermazione di Federico Basile. L’affluenza cala ancora e segna quasi cinque punti in meno rispetto alle comunali precedenti, dal 64,9% al 60,06%.
L’impatto sulle coalizioni resta circoscritto, anche perché più della metà dei centri al voto era al Sud e questo pregiudica una lettura nazionale soddisfacente. Tuttavia il peso aggregato dei 18 capoluoghi di provincia coinvolti non è marginale. Il primo turno ne ha assegnati undici. Oltre a Venezia, Reggio Calabria, Salerno, Prato, Pistoia e Messina, ci sono anche Crotone (al centrodestra), e poi Enna, Andria, Avellino e Mantova (al centrosinistra). Restano in bilico Lecco (testa a testa), Trani, Arezzo, Agrigento, Fermo, Macerata e Chieti. In ogni caso, se c’è uno sconfitto, non è il centrodestra, che aveva molto di più da perdere. E questo nonostante l’esito del referendum sulla giustizia, che la coalizione guidata da Elly Schlein e Giuseppe Conte sperava potesse tradursi in un cambio di rotta alle urne.
A Reggio Calabria la prova è muscolare. Che poi, dopo la stagione commissariale e il decennio guidato dal dem Giuseppe Falcomatà, alla maggioranza sarebbe andata bene anche una vittoria di misura. Nondimeno la performance di Francesco Cannizzaro è prepotente, poco sotto il 70% delle preferenze, contro il 25% circa del candidato del centrosinistra Domenico Battaglia. Che la maggioranza puntasse su Reggio lo si era capito anche dalle presenze illustri in campagna elettorale, ma il successo di Cannizzaro va oltre le aspettative. E il sostegno di Azione è un addendum su cui ragionare in vista delle prossime politiche.
A Venezia si sono affollati i leader del centrosinistra, per una chiusura di campagna elettorale che prometteva risultati ben diversi. Ovviamente si è puntato molto sulle grane giudiziarie del sindaco uscente Luigi Brugnaro, alle prese con un’inchiesta per presunta corruzione. Il fronte progressista sperava di imprimere all’eventuale successo quell’impronta legalista sempre utile in ottica elettorale. Ma evidentemente l’alternativa non ha dato sufficienti garanzie. E il fatto che Simone Venturini, il candidato di centrodestra, sia passato al primo turno staccando Andrea Martella di più di dieci punti (il 52,6% contro il 37,9%), rende la batosta ancora più sonora. Non a caso è il primo sindaco che Giorgia Meloni decide di chiamare al telefono per congratularsi direttamente.
Il campo largo puntava anche su Arezzo: dopo dieci anni di centrodestra, riaffermarsi in un capoluogo della Regione più rossa d’Italia sarebbe stato un buon segnale (sempre in vista della sfida nazionale). Niente da fare. E le previsioni non sono rosee nemmeno per il ballottaggio, visto che l’uomo scelto dalla coalizione di governo, Marcello Comanducci, è in testa sullo sfidante del centrosinistra Vincenzo Ceccarelli (43,3% contro 32,2%).
Su Messina c’è poco da dire. Lo strapotere di Cateno De Luca si misura anche dal numero di liste schierate a sostegno di Basile, 15. Il sindaco uscente, dimissionario, ne è emanazione, ma il regista dell’operazione resta il probabile candidato presidente di Sud chiama Nord alle prossime regionali. Il risultato finale, peraltro, gli dà ragione, con Basile oltre il 50% e un distacco di almeno 20 punti su Marcello Scurria (centrodestra). Molto male Antonia Russo, sotenuta da Pd e Movimento 5 stelle, che rimane sotto il 10%.
Prato, come detto, è l’unica vera partita convincente del fronte progressista unito. Finisce con Matteo Biffoni (campo largo) sopra il 55% e Gianluca Banchelli (centrodestra) sotto il 30%. Ma è un po’ poco da rivendicare per chi pretende di rappresentare l’alternativa di governo. D’altro canto una conferma così larga per la stessa coalizione che ha espresso la sindaca dimissionaria a seguito di un’inchiesta per corruzione resta un risultato di tutto rispetto.
Infine Mantova. Caso peculiare di campo largo, con Azione e senza il M5s. Qui il centrosinistra sfonda il 70% con Andrea Murari, contro il 23,5% Raffaele Zancuoghi. Il Movimento, in appoggio a Mirko Gragnato, non arriva al 2%.

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