Rocca: «Il governo di Israele va isolato, basta "doppiopesismi"»

Il governatore del Lazio (ed ex presidente della Croce Rossa Internazionale): «La Flotilla non è un'iniziativa umanitaria, semmai solidale. La real politik ha conseguenze terribili»
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May 23, 2026
Rocca: «Il governo di Israele va isolato, basta "doppiopesismi"»
C’è stato un tempo, nemmeno troppo lontano, in cui l’attuale presidente del Lazio, Francesco Rocca, andava a Gaza e nei territori palestinesi a portare aiuti con la Federazione Internazionale di Croce Rossa e la Mezzaluna Rossa, di cui è stato presidente dal 2017 fino al 2022. Da “governatore” alla guida di una coalizione di centrodestra con Fratelli d’Italia come primo partito, l’anno scorso è stato in visita tra Gerusalemme, Ramallah ed Hebron. E il Lazio ha stanziato 2,1 milioni di euro per Gaza e la Cisgiordania.
Presidente Rocca, a distanza di qualche giorno, cosa emerge dalla vicenda della Flotilla?
C’è da fare una distinzione. La Flotilla è un’iniziativa legittima ma di parte e non umanitaria. Il termine corretto può essere “solidale”. Non è una sottigliezza giuridica. Umanitario è una categoria del diritto internazionale con vincoli molto precisi. Non solo l’attenzione al bisogno della persona, ma anche alla neutralità dell’azione rispetto alle parti. È ovvio che la Flotilla di per sé è la negazione della neutralità. E questo non toglie nulla, magari, alle buone intenzioni. L’attività umanitaria nel diritto invece è codificata, soprattutto nei periodi di conflitto armato. E su questo fronte assistiamo con amarezza al silenzio della comunità internazionale. Perché la prima che dovrebbe garantire l’attività umanitaria è la cosiddetta “potenza occupante”, in questo caso Israele, assicurando il libero accesso degli aiuti, cosa che invece non accade.
La Flotilla ha avuto però il merito di riportare l’attenzione sui palestinesi?
No. In questi giorni sono passate le immagini truculente e violente di quanto accaduto agli attivisti della Flotilla, cui va ovviamente la mia solidarietà. Non di quello che accade lì, dei bambini che aspettano gli aiuti o le protesi a Gaza oppure delle violenze dei coloni nella West Bank. È sempre un dialogo divisivo tra i “pro-Pal” e i governi occidentali che ai loro occhi sono inerti.
Si inizia a parlare di sanzioni verso Ben-Gvir, ma l’Ue reagisce con lentezza davanti a Israele.
Io non entro nelle ragioni del conflitto, faccio un esercizio da “Croce Rossa”. Di certo la condotta militare ha violato, in più occasioni, il diritto internazionale. Sulla mancanza di accesso agli aiuti, la comunità internazionale avrebbe dovuto farsi sentire con sanzioni molto serie e gravi. La real politik non sempre paga, perché poi le giovani generazioni alla fine guardano solo a ciò che è giusto o sbagliato. Nessuno nega il diritto di Israele ad esistere, a difendersi, però ogni azione militare deve avvenire dentro regole precise e identificate. Cosa che nel conflitto di Gaza, a mio avviso, non è avvenuta.
L’esecutivo Netanyahu va isolato politicamente?
Credo di sì, ci sono condotte inaccettabili, la comunità internazionale deve dire al governo di Israele “ora basta”. E questa non è una soluzione in favore di Hamas, che ha commesso crimini orribili e tremendi. Ma è da uno stato democratico che ti aspetti il rispetto del diritto internazionale, non dai terroristi.
Perché la comunità internazionale fa tanta fatica ad agire verso Israele?
Abbiamo un Consiglio di sicurezza Onu bloccato. Il Segretario generale António Guterres ha fallito, penso che verrà ricordato come uno dei peggiori Segretari generali della storia. Le Nazioni Unite sono assenti in tutte le grandi crisi, in Sud Sudan, in Siria, nel conflitto in Ucraina. E poi è impensabile che l’Unione Europea non sia un membro permanente.
Che conseguenze avrà tutto ciò?
Il “doppiopesismo” dell’Occidente è insopportabile. Da un lato abbiamo l’occupazione russa in Ucraina che è stata giustamente condannata. Però sull’occupazione che dura ormai da decenni di Israele, sulle violenze dei coloni, assistiamo a un silenzio, anche dell’Occidente, che rischia di pesare. Alla fine vale la legge del più forte.
Si discute se l’azione di Israele in Palestina possa qualificarsi come un genocidio.
Su questo lascio decidere alla Corte internazionale di giustizia che ha aperto un fascicolo. Sicuramente assistiamo a gravissime e reiterate violazioni del diritto internazionale umanitario. Sotto il profilo etico e umano è inaccettabile.

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