Il Ponte sullo Stretto e l'ombra della corruzione. Ecco da dove è partita l'inchiesta

Perquisizione a carico di tre persone: un ex presidente aggiunto dalla Corte di Conti, un avvocato (già commissario della Lega in Calabria) e un imprenditore. Al giudice, che avrebbe fornito notizie coperte da segreto d'ufficio, sarebbero state promesse utilità e incarichi dopo il pensionamento. Le opposizioni in rivolta
Google preferred source
June 9, 2026
Il Ponte sullo Stretto e l'ombra della corruzione. Ecco da dove è partita l'inchiesta
In una immagine di repertorio ripresa da Santa Trada (Reggio Calabria) la zona di Torre Faro (Messina) dove si svilupperanno i cantieri del ponte sullo Stretto /ANSA
I cantieri miliardari per quello che viene annunciato come il «ponte a campata unica più lungo del mondo» dovrebbero partire entro fine anno. Nel frattempo, però, cupe ombre di ipotesi corruttive si allungano sulla sua costruenda silhouette. La Procura di Roma indaga infatti per corruzione e rivelazione del segreto di ufficio, nell’ambito del progetto per la realizzazione del Ponte sullo stretto di Messina. Ieri un decreto di perquisizione è stato eseguito dai carabinieri del Ros a carico di tre indagati: Tommaso Miele, ex presidente aggiunto della Corte di Conti (in quiescenza da febbraio); Giacomo Francesco Saccomanno, avvocato ed ex componente, dal 2023 al 2026, del Cda della società Stretto di Messina Spa; e Vincenzo Virgiglio, imprenditore e responsabile relazioni esterne dell’associazione “Accademia Calabria”. Durante le perquisizioni, svolte a Roma, in provincia di Reggio Calabria e di Frosinone, gli inquirenti hanno sequestrato «dispositivi elettronici e documenti» il cui contenuto verrà analizzato.
Promesse a magistrati per “condizionare” l’iter
Secondo una nota della procura, le indagini - coordinate dal procuratore aggiunto Giuseppe De Falco - hanno documentato alcune condotte dei tre indagati, avvenute a Roma a partire dall’autunno 2025, mentre Miele era ancora in servizio. L’avvocato - sul piano politico già commissario della Lega Calabria fino al luglio 2024, tanto che in una nota leghista di quell’anno veniva descritto così: «Saccomanno lavora a stretto contatto con Salvini» - avrebbe operato insieme all’imprenditore.Entrambi, «al fine di condizionare il citato esame della Corte dei Conti in favore della società Stretto di Messina Spa» avrebbero avvicinato il giudice contabile» promettendogli «appoggio per ricoprire cariche in enti di diritto pubblico dopo il suo pensionamento, subordinandolo alla sua fattiva azione per il concretizzarsi dell’esigenza citata». I due avrebbero «tentato di avvicinare altri magistrati ritenuti utili agli interessi del gruppo per la realizzazione dell’opera infrastrutturale» e «rivelato a soggetti terzi notizie coperte da segreto, acquisite dal giudice indagato». In base alle accuse, Miele è sospettato di aver rivelato «informazioni riservate sugli orientamenti dei colleghi magistrati contabili e sullo sviluppo della relativa Camera di consiglio in adunanza plenaria della Corte stessa». Non solo: i pm ritengono che l’ex giudice abbia esaminato una decisione sfavorevole al progetto (datata 29 ottobre 2025), impegnandosi a predisporre, nell’interesse della Stretto di Messina Spa, una memoria sulla vicenda da consegnare al commercialista della società «manifestando, in cambio, l’interesse a diventare presidente dell’Antitrust o di una società partecipata».
Gli «amici del Governo»
Le utilità promesse, secondo i pm, sarebbero consistite in raccomandazioni, partecipazioni a eventi promossi da “Accademia Calabria” e interventi presso terzi finalizzati a sostenere le aspirazioni del magistrato. In una conversazione citata nel decreto di perquisizione, Miele parlava Virgiglio delle proprie prospettive: «Quando andrò in pensione, dovrei fare il presidente di non so che ancora... io ho sparato alto... se gli arriva un bell’endorsement». In un altro dialogo, Virgiglio riferisce a Saccomanno confidenze sullo svolgimento della Camera di consiglio della Corte: «Miele mi diceva ieri hanno avuto una spaccatura interna pazzesca... e lui se n'è andato per non votare...». E Miele, a sua volta, avrebbe raccontato a Virgiglio di non aver partecipato a una manifestazione per non trovarsi in difficoltà davanti alle domande dei giornalisti sulla decisione della Corte di stoppare il progetto, giacché lui non era «assolutamente allineato a questi deficienti dei miei colleghi» e precisando tuttavia di non poter esprimere vicinanza («I miei amici del Governo a cominciare da Salvini ...si sarebbero aspettati... una presa di distanza») senza «creare crisi istituzionali».
Saccomanno: non ho fatto nulla, ricostruzione erronea
A sera, Saccomanno si difende: «Non ho nessun timore, non ho fatto assolutamente nulla. È una ricostruzione completamente erronea». In una nota, l’Associazione magistrati contabili difende «l’indipendenza della Corte» e conferma la piena fiducia nell’operato dei giudici. Mentre l’ad della Stretto di Messina Pietro Ciucci mostra «sorpresa» per «le notizie sulle indagini, per le quali la società è totalmente estranea», ribadendo «massima disponibilità» a collaborare. Dal canto suo, il viceministro dei Trasporti Edoardo Rixi si limita a un asciutto «non ho nulla da dire». Ma le opposizioni, con M5s, Pd e Avs in prima linea, chiedono lo stop immediato dei lavori: «Il Governo si fermi subito - incalza Angelo Bonelli - e restituisca 14 miliardi di euro agli italiani».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Google Discover Seguici anche su Google Discover di Avvenire