Dai beni confiscati allo spopolamento, così le cooperative danno risposte ai territori
di Cinzia Arena
Al Festival di Treento presentati alcuni progetti simbolo come semi di vita a Bari, agricoltura sociale su terreni confiscati alla camorra. Il sociologo Bonomi: così si favorisce la coesione sociale

Trasformare la legalità in impresa, l’abbandono in rinascita, la crisi in opportunità. La cooperazione è da sempre uno strumento concreto di risposta ai bisogni delle persone e dei territori. Al Festival dell’Economia di Trento Confcooperative, la principale associazione alla quale aderiscono 16mila cooperative, ha presentato tre storie ad “alto impatto” che disegnano un’Italia resiliente, che si impegna per il bene comune. Un dialogo a tre tra i vicepresidenti Marco Menni e Gaetano Mancini e il sociologo ed economista Aldo Bonomi.
Si chiama “Semi di Vita” la cooperativa di Bari che da undici anni pratica agricoltura sociale con una missione precisa: trasformare i luoghi del crimine in presidi di legalità. I 28 ettari di terreni confiscati alla camorra a Valenzano sono diventati un'azienda agricola interamente certificata bio. A questa realtà si aggiungono un orto sociale nel quartiere Japigia e una serra all'interno del carcere minorile "N. Fornelli". Un luogo che era simbolo del potere criminale oggi è diventato un avamposto di legalità e lavoro, con percorsi concreti di reinserimento per minori e adulti in condizione di fragilit ha raccontato il presidente Angelo Santoro. Le sue parole, ha sottolineato il presidente Maurizio Gardini rimandano alla costruzione di un paese diverso. “Oggi nella ricorrenza della strage di Capaci. Ribellarsi alla "pace sociale" imposta dalla criminalità". "Il vero successo è come il territorio accoglie il progetto di una cooperativa che gestisce il bene confiscato. È il vero tema che dobbiamo porci – ha aggiunto Mancini - . Dobbiamo compiere lo sforzo di bonificare i territori. Con la sottosegretaria Ferro e la prefetta Laganà stiamo lavorando bene. Noi ci dobbiamo occupare di dare supporto a questo processo. Possiamo centrare l'obiettivo. Nell’ambito dell'action plan e del riconoscimento dell’art. 45 della costituzione".
Ad Ostana (provincia di Cuneo), ai piedi del Monviso c’è la cooperativa “Viso a viso” guidata da Federico Bernini. Dal 2020 si sta impegnando per contrastare lo spopolamento della montagna. Il nome della cooperativa è simbolico: "viso" è come gli abitanti chiamano il Monviso, e "viso a viso" è il metodo guardarsi negli occhi, affrontare insieme le sfide di un territorio fragile. Cultura, turismo sostenibile e welfare di prossimità le strategie adottate dalla cooperativa per attrarre abitanti: un borgo di pochi abitanti che è diventato laboratorio di innovazione sociale su scala europea.
Il terzo progetto presentato a Trento è quello di Trafocoop a Tavernelle in provincia di Perugia: una storia che inizia con un fallimento e finisce con un atto di coraggio collettivo. Quando la Trafomec ha dichiarato bancarotta, 28 operai non si sono arresi: hanno investito la propria indennità di disoccupazione: 580.000 euro, il 65% del capitale necessario per rilevare l'azienda e trasformarsi in imprenditori di sé stessi. Con il supporto di Fondosviluppo e CFI, oggi Trafocoop, guidata da Federico Malizia, fattura 5 milioni di euro e produce trasformatori elettrici industriali con 31 dipendenti ed è uno degli esempi più concreti di workers buyout in Italia.
"L’impegno delle cooperative è commovente – ha sottolineato Marco Menni vicepresidente vicario-. Uno sviluppo imprenditoriale che nasce dalle persone per valorizzare il territorio in una visione di sviluppo del paese".
Per il sociologo Aldo Bonomi "è fondamentale raccontare e raccontarsi”. Le tre esperienze non sono solo buone notizie, ma pongono interrogativi sul Sud, sulle aree interne e sull’industria metalmeccanica. “Numeri di resistenza che producono coesione sociale. Merce impalpabile ma preziosissima. Tutte e tre le cooperative rimandano a una coscienza dei luoghi: dai flussi del turismo al riscatto della legalità alla creazione del lavoro da una crisi. Il territorio è il luogo dello spazio di rappresentazione. Le cooperative sono un pezzo delle istituzioni della comunità e delle reti”.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Seguici anche su Google Discover di Avvenire 





