Povertà e giustizia sociale: EoF alle radici dell'etica francescana
di Olena Komisarenko
Ad Assisi, la conferenza “At the Roots of Economic Ethics” ha riunito studiosi, giovani economisti e rappresentanti di The Economy of Francesco per rileggere l’eredità di San Francesco alla luce delle sfide contemporanee: disuguaglianze, cura, sostenibilità e valore delle relazioni umane

Sono passati ottocento anni dalla morte di San Francesco, eppure sembra che il mondo abbia bisogno di lui oggi più che mai. In questo tempo segnato da profonde sfide sociali, economiche, ambientali e spirituali, noi, come comunità di The Economy of Francesco, celebriamo questo anniversario non soltanto ricordando una figura speciale del passato, ma ritrovandoci ad Assisi per interrogarci sul presente e sul futuro di un’economia centrata sulla persona, e in relazione anche alla Terra.
Partecipare alla conferenza At the Roots of Economic Ethics ha significato per me tornare alle radici: alle radici dell’etica economica, ma anche alle radici del mio cammino personale all’interno di EoF, di cui faccio parte dal 2019. Dalla chiamata del Santo Padre Papa Francesco nel 2019 portiamo con noi una domanda che continua ad accompagnarci: quale economia può davvero essere al servizio della vita? Questa domanda, ad Assisi, ha assunto una forza particolare, anche grazie al Serafico di Assisi, luogo che ci ha accolto e co-fondatore dell’Economia di Francesco, il cui impegno quotidiano testimonia concretamente il valore della fraternità, della cura e della dignità di ogni persona. Una chiamata concreta a guardare il mondo con occhi diversi. Questo significa anche studiare il mondo in modo diverso, da accademica, non essendo osservatori neutrali, ma riconoscendo il proprio impatto nel processo e tutte le conseguenze. Il primo giorno del convegno è stato dedicato ai fellows della The Economy of Francesco Academy. La consegna dei diplomi ha concluso il cammino per 25 partecipanti da tutto il mondo, che hanno sviluppato le loro ricerche e stanno portando avanti i loro valori condivisi. Nello stesso giorno, i fellows hanno partecipato a workshop per riflettere sulle metodologie attuali e sulle loro future collaborazioni.
Nei due giorni successivi, la conferenza principale ha sviluppato un’ampia mappa di temi: povertà e disuguaglianza, sviluppo umano, lavoro, leadership, finanza, economia sociale, migrazione, ecologia, sviluppo sostenibile, teologia, istituzioni, giustizia globale, dialogo interreligioso, cultura ed economia della cura. Le sessioni parallele hanno mostrato che la tradizione francescana non è un tema storico ristretto. Può diventare uno strumento vivo di pensiero per economisti, teologi, sociologi, imprenditori, educatori e per tutti coloro che cercano nuovi modi di parlare del bene comune.
Gli interventi della conferenza ci hanno aiutato a comprendere che ricordare San Francesco, a ottocento anni dalla sua morte, significa celebrare la sua memoria, ma anche lasciarsi interrogare dalla sua profezia. Ognuna di esse ha illuminato una dimensione diversa della sua eredità e ha mostrato quanto il suo messaggio sia ancora necessario per ripensare l’economia contemporanea. La riflessione di Helen Alford sull’Homo Mendicans ha aperto una prospettiva profonda che l’essere umano non è soltanto homo economicus, individuo razionale che massimizza il proprio interesse, ma è anche un essere bisognoso, relazionale, capace di ricevere e di donare. In una società che spesso celebra l’autosufficienza, Francesco continua a dirci che nessuno si salva da solo e che l’economia nasce sempre da relazioni di dipendenza reciproca.
La relazione di Luigino Bruni sui paradossi della povertà di Francesco ha mostrato invece che la povertà francescana è una vera libertà dal possesso, capacità di usare i beni senza esserne dominati o controllati. Questo paradosso parla con forza al nostro tempo: in un mondo ricco di beni ma spesso povero di legami, Francesco ci insegna che la vera ricchezza nasce nella fraternità. Giacomo Todeschini, parlando di ricchezza, povertà e disuguaglianza nella tradizione francescana, ci ha aiutato a vedere come il pensiero francescano abbia elaborato una concezione molto concreta dell’uso limitato dei beni e del valore sacro delle persone e delle cose. Questa prospettiva è essenziale oggi, quando le disuguaglianze economiche e sociali continuano a crescere. Francesco non ci invita semplicemente a “dare di più”, ma a cambiare il modo in cui attribuiamo valore, perché non tutto può essere misurato dal mercato e nessuna persona può essere ridotta alla sua utilità economica.
Infine, la riflessione del vescovo Domenico Sorrentino, dalla profezia di Francesco alla lezione di Toniolo e all’“economia dei santi”, ha dato un orizzonte spirituale e storico a tutto il percorso. Ci ha ricordato che l’economia non cambia solo attraverso le strutture, pur necessarie, ma anche attraverso vite trasformate, capaci di testimoniare un altro modo di abitare il mondo. I santi non sono figure lontane dalla realtà: sono persone che hanno preso sul serio il Vangelo dentro la storia, mostrando che giustizia, fraternità e cura possono diventare pratiche sociali.Uno sguardo speciale su San Francesco è stata trasmesso dal vescovo Felice Accrocca, che ha parlato in un contesto cristologico della vita del poverello d’Assisi.
Insieme, queste voci hanno reso la commemorazione di San Francesco viva e attuale. Non abbiamo ricordato un santo del passato, ma ascoltato una domanda rivolta al presente: quale economia vogliamo costruire, se davvero riconosciamo ogni creatura come sorella e ogni persona come portatrice di dignità? In questo senso, l’anniversario è stato un invito alla conversione del pensiero, dello sguardo e dell’azione. La conferenza ha mostrato le radici dell’etica economica, che nascono da una visione dell’uomo, della terra e dei beni come realtà affidate alla nostra responsabilità comune. Tornare ad Assisi significa rinnovare una promessa: continuare a costruire, con umiltà e coraggio, un’economia capace di fraternità, giustizia e pace.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Seguici anche su Google Discover di Avvenire 





